Astrofotografia Deep Sky – Basi e attrezzatura

Di · Aggiornato il · Dati verificati il 11 ottobre 2026

L’astrofotografia deep sky rappresenta una delle discipline più elevate dell’astrofotografia. Questo articolo, redatto da Robert Schumann, offre un’introduzione alle basi tecniche e alle procedure dell’astrofotografia deep sky.

Guida alla fotografia Deep Sky

Galassie a spirale di un blu brillante con nubi di gas rosse, ammassi globulari scintillanti, nebulose gassose dai colori surreali: immagini di questo tipo sono note al mondo intero almeno da quando è entrato in funzione il telescopio spaziale Hubble.

Queste immagini affascinano allo stesso modo astronomi esperti e semplici appassionati. La fotografia digitale ha reso possibile anche agli amatori la realizzazione di immagini di grande impatto, sebbene siano necessarie conoscenze specialistiche e un’attrezzatura adeguata.

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Cos’è l’astrofotografia deep sky?

L’astrofotografia comprende diverse tecniche specializzate. È possibile distinguere vari approcci.

La fotografia widefield utilizza brevi lunghezze focali per riprendere ampie porzioni di cielo insieme a paesaggi terrestri. In questa categoria rientrano anche fenomeni atmosferici come le nubi nottilucenti o le aurore. Per approfondire: Fotografare la Via Lattea: guida, attrezzatura e consigli [2023]

Fotografia widefield della Via Lattea
Ripresa widefield con obiettivo Samyang 24mm f1.4 e fotocamera Nikon D850. Foto: Mehmet Ergün

Lunghe focali per gli oggetti del sistema solare

Per fotografare il Sole, la Luna e i pianeti si impiegano lunghe lunghezze focali e quasi sempre si ricorre al “Lucky Imaging”, una tecnica specializzata che estrae i dettagli da oggetti dalle dimensioni apparenti minime.

Marte fotografato attraverso un telescopio
Marte ripreso con Celestron Nexstar 8SE, ZWO ADC e ASI224MC. Foto: James Bates

Articolo correlato: Fotografia planetaria

Oggetti deep sky: nebulose, galassie e ammassi stellari

L’astrofotografia deep sky si differenzia radicalmente dagli altri approcci. Invece di riprendere ampie porzioni di cielo, si concentra su specifici oggetti deep sky o gruppi di oggetti. Le interferenze atmosferiche e gli elementi terrestri non dovrebbero comparire nella composizione.

La debole luminosità richiede lunghi tempi di posa

Esiste un’idea sbagliata diffusa secondo cui le immagini deep sky richiederebbero ingrandimenti o lunghezze focali estremamente elevate. Oggetti come la galassia di Andromeda, la Nebulosa di Orione o la Nebulosa Cirrus appaiono sorprendentemente grandi in cielo: Andromeda copre un’area equivalente a sei lune piene, mentre la Nebulosa Cirrus si estende per oltre quaranta lune piene.

Il motivo per cui questi oggetti restano invisibili nonostante la loro sorprendente dimensione apparente risiede nella loro debole luminosità. I lunghi tempi di posa risolvono il problema: le fotocamere raccolgono e integrano la luce su periodi prolungati, a differenza dell’occhio umano che coglie solo istantanee momentanee.

Nebulosa Rosetta
Nebulosa Rosetta ripresa con Lichtenknecker FFC 4,0/760mm SCL e Atik Horizon (Mono). Foto: Robert Schumann

Astrofotografia deep sky: l’attrezzatura necessaria

La montatura motorizzata con inseguimento: la base

Una montatura motorizzata correttamente dimensionata e dotata di inseguimento rappresenta il componente più importante. Fondamentale nell’astrofotografia, di qualsiasi tipo, è una montatura che lavori in modo preciso con inseguimento motorizzato, in grado di compensare la rotazione terrestre.

I pixel delle fotocamere moderne misurano solo pochi micrometri. Anche a focali moderate, sotto i 100mm, nel giro di pochi secondi compaiono strisciate luminose dovute al movimento delle stelle.

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Portata consigliata: i produttori indicano un carico massimo per le montature. Per scopi astrofotografici questo dovrebbe essere sfruttato solo al 50-70% circa della capacità massima.

Per i principianti: è consigliabile iniziare con focali più brevi utilizzando teleobiettivi. La Skywatcher Star Adventurer si rivela adatta per focali fino a 250mm.

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Autoguida: correggere le imprecisioni della montatura

Per focali superiori a 300mm, anche montature ben allineate presentano imprecisioni di inseguimento. Errori minimi e inevitabili della meccanica fanno apparire le stelle leggermente deformate anziché perfettamente circolari.

La soluzione dell’autoguida: una seconda camera sorveglia una stella guida, tramite un piccolo telescopio montato in parallelo (guida con tubo guida) oppure intercettando la luce del telescopio principale mediante un piccolo specchio posto al fuoco.

Guida con tubo guida

La camera di guida è collegata a un software sul computer che rileva le stelle e ne individua gli scostamenti. A intervalli prestabiliti (di norma un secondo) vengono catturate delle immagini. Se vengono rilevati errori di inseguimento, le correzioni vengono trasmesse alla montatura tramite connessione USB o ST-4.

Guider autonomi: i moderni guider standalone eliminano la necessità di un computer. Il Lacerta MGEN rappresenta l’opzione di riferimento in questa categoria.

Astrofotografia deep sky: l’ottica

Rapporto di apertura e luminosità

A differenza dell’astronomia visuale, l’astrofotografia trae grande beneficio dalla raccolta della luce nel tempo. Poiché la luce può essere raccolta per lungo tempo, non sono necessarie aperture enormi.

Il rapporto di apertura, ovvero il rapporto tra lunghezza focale e diametro dell’apertura, è determinante. Questo valore, chiamato rapporto focale o numero f, definisce la luminosità dell’ottica.

Relazione matematica: la relazione è quadratica. A f/5, un’ora di posa fornisce risultati equivalenti a quattro ore a f/10 nelle stesse condizioni.

Buoni punti di partenza: obiettivi fotografici e piccoli rifrattori

Obiettivo fotografico 135mm f/2: questa focale offre elevata luminosità e robustezza rispetto agli errori di inseguimento. Si collega facilmente alle fotocamere DSLR/DSLM. Il limite è la focale relativamente corta, che rende minuti i dettagli.

William Optics RedCat 51: con 250mm a f/4.9, questo piccolo rifrattore offre una dotazione completa, inclusi ausili per la messa a fuoco e focheggiatore rotabile. È straordinariamente compatto. Link: William Optics RedCat 51

Grandangolo per iniziare: William Optics RedCat 51 WIFD apo Petzval

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Questa categoria l’abbiamo provata a fondo: William Optics RedCat 51, Askar SQA55 e William Optics ZenithStar 73 – tre rifrattori compatti che stanno tutti su una piccola montatura con inseguimento. La ZenithStar 73 al momento non è disponibile nuova – la recensione resta utile per l’usato; nuovi restano la RedCat 51 e la SQA55.

Attrezzatura tuttofare: il riflettore newtoniano adatto alla fotografia

Un’opzione versatile è rappresentata da un riflettore newtoniano adatto alla fotografia, con 150mm di apertura e 750mm di focale.

Molto più luminoso, e quindi parecchio più parsimonioso in termini di tempi di posa, è un astrografo f/2 come il Celestron RASA 8. Il sovrapprezzo però ha senso solo quando montatura e inseguimento funzionano davvero bene.

Riflettore newtoniano adatto alla fotografia

Esempio: Skywatcher 150/750 PDS

Vantaggi:

  • Possibilità di osservare e fotografare Luna e pianeti
  • Focale sufficiente (750mm) per riprese dettagliate di galassie
  • Focale adeguata anche per grandi oggetti estesi

Svantaggi:

  • Richiede un correttore di coma per evitare la deformazione a forma di “cometa” ai bordi dell’immagine
  • L’allineamento degli specchi (collimazione) richiede una manutenzione regolare dopo il trasporto
  • Le razze del supporto del secondario creano i caratteristici spike di diffrazione

Ottica: aspetti spesso trascurati

Diversi fattori critici meritano attenzione.

Qualità dell’immagine: è essenziale una buona resa delle stelle su un ampio campo. A cosa serve una fotocamera full frame se il telescopio non è in grado di illuminarla correttamente?

Stabilità della messa a fuoco: le immagini fuori fuoco non possono essere recuperate in post-produzione. Le variazioni di temperatura nel corso della notte causano dilatazioni e contrazioni termiche. Alcune ottiche mostrano una scarsa stabilità di fuoco e richiedono una rimessa a fuoco a ogni variazione di temperatura superiore a 1K.

Consiglio: prima di un acquisto è opportuno farsi consigliare da fotografi esperti.

I limiti degli Schmidt-Cassegrain: pur essendo eccellenti per l’osservazione visuale e la fotografia lunare e planetaria, per la fotografia deep sky risultano poco adatti a causa della lunga focale, del lento rapporto di apertura e del campo di immagine non piano.

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Astrofotografia deep sky: la camera

I componenti della camera

Il cuore della camera è costituito da un sensore, che converte la luce incidente in segnali elettrici, e da un’elettronica di controllo, che trasforma questi segnali in un’immagine.

Il mito del numero di pixel

Il numero di pixel è ormai diventato principalmente uno strumento di marketing. Un display full-HD contiene appena due megapixel; un monitor 4K ne offre otto.

Le dimensioni del sensore

Esistono tre formati di sensore dominanti:

  • Full frame: 36,0mm × 24,0mm
  • Formato APS-C/DX: circa 23mm × 15mm
  • Formato MFT: circa 17,2mm × 13,4mm

Un sensore più grande significa fotografare una porzione di cielo più ampia. Alle focali più elevate, i sensori più grandi consentono di riprendere oggetti estesi. Gli svantaggi includono costi maggiori e la necessità di componenti ottici in grado di illuminare correttamente il sensore più grande senza distorsioni.

La dimensione dei pixel: un fattore critico

Pixel più piccoli consentono di risolvere dettagli più fini. Pixel più grandi offrono maggiore sensibilità e robustezza rispetto agli errori di inseguimento.

Equilibrio ottimale: lunghezza focale e dimensione dei pixel dovrebbero essere scelte in modo che un pixel copra all’incirca da uno a tre secondi d’arco di cielo. Articolo correlato: Dimensione dei pixel e campionamento

DSLR: un solido punto d’ingresso nella fotografia deep sky

Modello consigliato: Canon 600Da (versione astromodificata). La “a” indica l’astromodifica, ovvero la rimozione di specifici filtri davanti al sensore che sopprimono la sensibilità al rosso profondo. Questa modifica è essenziale per un’astrofotografia seria.

Galassia Girandola (M101)
Galassia Girandola. Foto: Stefan Kühn

Perché la modifica è importante: l’idrogeno, abbondante nell’universo, quando eccitato emette luce prevalentemente nel rosso profondo (lunghezza d’onda di 656nm). Le nebulose a emissione brillano intensamente in questa banda. Senza modifica, le si fotografa con il freno tirato.

Nebulose a riflessione, nebulose oscure e ammassi stellari vengono ripresi senza limitazioni.

Vantaggi delle DSLR:

  • Alimentazione ed elettronica di controllo integrate
  • Nessun laptop necessario
  • Un semplice telecomando di scatto consente di catturare e memorizzare le immagini

Camere astronomiche dedicate: un raffreddamento migliore per l’astrofotografia deep sky

L’astrofotografia è una lotta costante contro il rumore. Il cosiddetto rumore di fotoni, generato da una quantità di luce insufficiente, può essere ridotto con lunghi tempi di posa.

Tuttavia, le lunghe esposizioni generano rumore da corrente di buio (dark current). Il raffreddamento lo riduce in modo significativo. Le camere astronomiche dedicate impiegano un raffreddamento termoelettrico posto dietro il sensore.

Prestazioni di raffreddamento: queste camere raffreddano tipicamente il sensore fino a 45K sotto la temperatura ambiente. Anche in miti notti a 20°C, il sensore può raggiungere i -20°C.

Camera ZWO ASI 2600 MC DUO Color

Link: ZWO ASI 2600 MC DUO Color

Nota sul raffreddamento: non indicate per il lavoro deep sky, le camere astronomiche non raffreddate sono adatte solo alla fotografia lunare e planetaria o alla guida.

Sensori a colori o monocromatici

La maggior parte delle camere astronomiche è disponibile in versioni con o senza matrice di Bayer (gli elementi che distinguono i colori).

Versioni monocromatiche: richiedono un set di filtri RGB per l’immagine a colori.

Vantaggi del monocromatico: la via maestra prevede camere monocromatiche con filtri, in particolare filtri a banda stretta che lasciano passare solo le specifiche lunghezze d’onda delle nebulose a emissione. Questo consente riprese ad alto contrasto anche in presenza di inquinamento luminoso.

Modello consigliato: per camere astronomiche di qualità, le versioni ZWO ASI2600MM (monocromatica) o MC (a colori) offrono elevata sensibilità, una fine risoluzione dei toni di grigio e una distribuzione uniforme della corrente di buio.

NGC 6888
NGC 6888 ripresa con Lichtenknecker FFC 4,0/760mm SCL e Atik Horizon (Mono). Foto: Robert Schumann

Articolo correlato: Camera per astrofotografia: quello che devi sapere prima dell’acquisto [Guida]

Astrofotografia deep sky: esempio di setup per principianti

Esempio di setup per l'astrofotografia deep sky

Per esempi di setup completi, vedi: Il setup ottimale per l’astrofotografia [Esempio pratico]

Correggere gli errori sistematici: Dark e Flat

Dark (Dark Frame): la corrente di buio crea segnali spuri che appaiono come rumore anche quando nessuna luce raggiunge il sensore. Una distribuzione non uniforme può causare uno schiarimento su un lato (amp glow).

I dark frame correggono questo errore. Realizzati con le identiche impostazioni della fotocamera ma con il sensore oscurato, vengono sottratti dalle immagini vere e proprie (Light). Questo metodo funziona al meglio con camere astronomiche a temperatura controllata, poiché la corrente di buio dipende dalla temperatura.

Flat (Flat Frame): correggono le vignettature, le ombre di polvere e le variazioni di sensibilità dei pixel, fattori che influiscono in modo significativo sul risultato.

Procedura: l’ottica viene illuminata in modo uniforme utilizzando apposite sorgenti (flat-box) e la fotocamera cattura le immagini.

Requisito fondamentale: tra i Light e i Flat la fotocamera non deve essere rimossa né ruotata. Anche i filtri e la posizione di fuoco non devono essere modificati.

Calcolatore per l’astrofotografia deep sky

Accedi al calcolatore qui: Calcolatore per astrofotografia [Kalkulator]

Astrofotografia deep sky: l’elaborazione delle immagini

Sommare più esposizioni (stacking)

La fotografia deep sky richiede spesso diverse ore di tempo di posa complessivo. Una singola esposizione continua è poco pratica, perché le stelle risulterebbero bruciate (i pixel raggiungono la saturazione massima perdendo le informazioni sui toni di grigio).

La soluzione è catturare molte esposizioni più brevi di pochi minuti ciascuna e poi combinarle in un’immagine somma. Diversi programmi permettono di farlo:

  • Siril
  • Astro Pixel Processor
  • DeepSkyStacker

Flusso di lavoro: l’utente carica i propri Light (le immagini esposte) e le relative immagini di calibrazione (Dark, Flat). Il software calibra le immagini e le allinea con precisione.

Durante lo stacking, gli algoritmi individuano e rimuovono automaticamente errori come le scie dei satelliti. Questi passaggi sono in gran parte automatizzati e gestibili anche dai principianti.

Post-elaborazione

Una volta ottenuta l’immagine somma, il lavoro comincia davvero.

Software disponibili:

  • Freeware: Fitswork
  • Commerciale: PixInsight (complesso ma potente, con funzioni estese)
Elaborazione delle immagini con PixInsight

Passaggi di elaborazione:

  • Rimuovere i gradienti dovuti all’inquinamento luminoso
  • Bilanciare con cura i colori
  • PixInsight può utilizzare i colori noti delle stelle per un bilanciamento automatico
  • Regolare la luminosità (“stretching”)
  • Applicare filtri per la riduzione del rumore
  • Esaltare nebulose e galassie

La sfida del monocromatico: combinare più immagini in scala di grigi (provenienti da filtri diversi) in un’unica immagine a colori presenta sfide particolari.

Nota finale: l’elaborazione delle immagini astrofotografiche richiede molta pratica ed esperienza. La frustrazione è frequente, ma le immagini affascinanti che nascono da questo hobby ripagano praticamente ogni sforzo.