Astrofotografia

Di · Aggiornato il · Dati verificati il 14 settembre 2026

L’astrofotografia è una branca della fotografia. Tra i generi fotografici tradizionali più noti ci sono la natura, il paesaggio, la strada, il ritratto, la macro e molti altri. Nell’astrofotografia tutto ruota attorno alla ripresa del cielo notturno e dei suoi numerosi oggetti.

⚡ La risposta rapida: l’astrofotografia consiste nel fotografare il cielo notturno – dalla Luna ai pianeti, fino a nebulose e galassie. Oggi si può iniziare in tre modi: con lo smartphone (Luna, Via Lattea), con fotocamera + inseguimento (metodo classico) – oppure, in modo radicalmente semplice, con un telescopio smart, che riprende foto del cielo profondo in modo completamente automatico.

📱 Il nuovo modo più semplice: i telescopi smart

Dal 2024 i telescopi compatti automatici stanno rivoluzionando l’astrofotografia: basta posizionarli, aprire l’app, scegliere l’oggetto – allineamento, messa a fuoco e impilamento delle immagini avvengono da soli. Le prime foto di galassie già nella prima notte, senza alcuna conoscenza pregressa.

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Indice

L’obiettivo principale dell’astrofotografia è ottenere un’immagine del cielo notturno e degli spettacolari oggetti che a occhio nudo si vedono a malapena o non si vedono affatto. Tra questi ci sono pianeti, nebulose, galassie, stelle doppie e molto altro. Ma anche le immagini della Luna, ben visibile, rivelano dettagli di dimensioni sorprendenti.

Per l’astrofotografia, rispetto all’astronomia visuale, occorre – a seconda del livello di professionalità – un’attrezzatura ampia e costosa. Naturalmente esiste però anche un avvicinamento economico all’astrofotografia.

astrofotografia
Esempio di setup per l’astrofotografia1

In modo molto semplice con una fotocamera reflex digitale oppure in modo più impegnativo attraverso un telescopio.

Con il semplice “scatto” dell’immagine, però, il lavoro non è finito. In seguito segue quasi sempre un’elaborazione elettronica delle immagini (EBV) a più fasi con diversi programmi software.

Al termine del processo si ottiene un’immagine impressionante che è costata molte ore di lavoro, ma che regala una grande gioia all’astrofotografo e a chi la osserva.

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Cosa ti aspetta nel nostro articolo: astrofotografia per principianti?

Al termine di questa introduzione all’astrofotografia avrai un’idea di ciò che serve per riprendere le prime immagini del cielo notturno. La guida, ovviamente, non può coprire tutte le situazioni e le condizioni al contorno, ma vuole rendere chiaro che l’astrofotografia comprende moltissimi aspetti.

La combinazione tra una tecnica a tratti complessa e un’elaborazione delle immagini impegnativa richiede soprattutto pazienza e piacere nel praticare l’astrofotografia.

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Galassia di Andromeda (fotografo: Alex Andrews2)
Attrezzatura: NIKON D810, 400.0mm ƒ/11.0 ISO 1600

In questo articolo vorrei fornire una semplice traccia per riprendere la prima astrofoto con mezzi accessibili. Un setup di astrofotografia davvero semplice comprende una fotocamera reflex digitale e un treppiede. Per questo setup l’articolo vuole offrire una guida di avvio rapido.

Molti degli aspetti trattati valgono però anche per l’astrofotografia più avanzata.

Per tutti gli altri, l’articolo può servire come una panoramica (incompleta) delle basi dell’astrofotografia.

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Tipi di astrofoto

L’astrofotografia si può suddividere in diverse sottocategorie, ognuna delle quali richiede la propria attrezzatura e presenta sfide particolari.

Astrofotografia a grandangolo

La fotografia a grandangolo è il tipo di astrofotografia più semplice per iniziare. Richiede il minimo di attrezzatura tecnica e presenta una scarsa propensione agli errori.

Con una dotazione minima: 

  • una fotocamera DSLR (digital single-lens reflex)
  • un obiettivo e 
  • un treppiede 

puoi riprendere le prime fantastiche immagini con il minimo sforzo.

I soggetti tipici del grandangolo sono le costellazioni, la Via Lattea e le aurore polari. Proprio queste ultime, in prossimità dell’attuale massimo solare, sono un soggetto molto gratificante per i principianti – le impostazioni concrete per smartphone e fotocamera sono illustrate nella nostra guida Fotografare le aurore polari.

Per riprendere questo tipo di immagine ti serve un obiettivo grandangolare o super-grandangolare per la tua fotocamera DSLR. Tra i tipi di immagini così possibili ci sono le foto della Via Lattea, l’astrofotografia paesaggistica e le foto in time-lapse.

Fotografia della Via Lattea: fotografare la Via Lattea

La diffusa banda luminosa della nostra galassia si riesce a scorgere a occhio nudo, appena appena, solo in luoghi molto bui. Una semplice fotocamera DSLR può riprendere senza problemi un’immagine di questa striscia luminosa con qualche modifica alle impostazioni. Maggiori dettagli in Fotografare la Via Lattea: istruzioni, attrezzatura e consigli [2023]

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Ripresa della Via Lattea (fotografo: Rudolf Rohrleitner)

Dopo alcune regolazioni della fotocamera puoi riprendere un’immagine piuttosto impressionante della Via Lattea.

Astrofotografia paesaggistica

Il paesaggio notturno è un insieme dell’ambiente circostante, per esempio montagne, alberi o profili di città, e delle stelle o della Via Lattea sullo sfondo. 

Astrofotografia
Paesaggio e Via Lattea (fotografo: Mehmet Ergün)
Fotocamera: Nikon D850 astrofotocamera (raffreddata), obiettivo: Samyang 24mm f1.4*, montatura: Fornax Lightrack II

Un’ulteriore sottocategoria dell’astrofotografia a grandangolo è il time-lapse. Con una fotocamera adatta al time-lapse è possibile riprendere molte immagini (250-300 foto per sequenza) e poi unirle in un video in time-lapse.

Startrails

Per riprendere gli startrails ti serve semplicemente un tempo di esposizione molto lungo. A causa del movimento proprio della Terra, le stelle si spostano nel firmamento e il sensore fotosensibile ne traccia il percorso.

Fotografia del sistema solare

Il livello successivo dell’astrofotografia, per quanto riguarda l’attrezzatura tecnica e i requisiti dell’elaborazione delle immagini, è l’astrofotografia del sistema solare. Queste immagini comprendono la ripresa di oggetti come la nostra Luna (fotografare la Luna), il Sole e tutti i pianeti orbitanti (fotografia planetaria) del nostro sistema solare. Anche gli asteroidi e le comete possono essere annoverati in questa categoria.

A seconda di ciò che si vuole fotografare, arriviamo ora al punto in cui dobbiamo fissare la fotocamera a un telescopio per ottenere queste mozzafiato riprese planetarie. 

Jupiter durch Teleskop
Astrofotografie
Jupiter fotografiert durch ein Teleskop von André Zwick.
Equipment: Celestron Next Star 6 SE* mit ASI 120 MC

Le immagini di pianeti come quella riportata sotto (Marte) nascono grazie a una tecnica chiamata “lucky imaging“. Si scattano molte migliaia di riprese del pianeta, le migliori vengono sovrapposte e ulteriormente ottimizzate in fase di elaborazione delle immagini.

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Il pianeta Marte fotografato attraverso un telescopio
(fotografo: James Bates. Attrezzatura: Celestron Nexstar 8SE*, ZWO ADC, ASI224MC)

Inoltre, per l’astronomo interessato che proviene dall’osservazione sul campo, si pone qui la domanda se non possa essere una fotocamera planetaria dedicata la scelta giusta per il suo progetto. In particolare quando non si dispone di una DSLR.

Fotografare oggetti del cielo profondo

La ripresa di oggetti del cielo profondo (DSO) è probabilmente la disciplina regina dell’astrofotografia. 

Qui riprendi immagini di DSO come nebulose dai vari colori, ammassi stellari e altre galassie con le loro stelle. Queste immagini rientrano di certo tra le riprese più spettacolari possibili per un astrofotografo non professionista.

astrofotografia
DSO: Nebulosa di Orione, ripresa a Siegenburg in giardino (fotografo: Sascha Weiss)
Telescopio: Skywatcher 150/750*, fotocamera: Nikon D5000 (astromodifica personale)

L’unico svantaggio della fotografia del cielo profondo è l’elevato impegno tecnico, strumentale e temporale. Per catturare oggetti del cielo profondo come galassie e nebulose, ti serve un setup complesso che consenta la lunga esposizione di questi oggetti dalla luce debole:

  • una buona DSLR (eventualmente astromodificata) oppure astrofotocamere dedicate (CCD o CMOS)
  • un telescopio luminoso (telescopio per esperti)
  • una montatura equatoriale motorizzata di precisione
  • un laptop per il controllo del telescopio (guiding)
  • molto tempo e voglia di imparare

Qui ti serve quindi un setup piuttosto tecnico e costoso. Bisogna anche mettere in conto un bel po’ di tempo e di frustrazione per la curva di apprendimento. La ricompensa, però, saranno splendide immagini provenienti dalle profondità dell’universo.

Procedimento di base nell’astrofotografia

  1. Scegli un oggetto e imposta la messa a fuoco della fotocamera
  2. Controlla l’inseguimento (guiding)
  3. Riprendi più immagini (a lunga esposizione)
  4. Trasferisci queste immagini sul tuo computer
  5. Sovrapponi e combina queste immagini per eliminare il rumore dell’immagine
  6. Elabora l’immagine con un software di editing e correggi i livelli di luminosità dell’immagine

Influssi ambientali nell’astrofotografia

Prima di iniziare il primo tentativo, dovresti fare attenzione ad alcune cose che in ogni caso porterebbero a un’immagine deludente. Tra queste ci sono nebbia, nuvole o pioggia. Ma anche la luce di una città vicina o quella della luna piena.

In rete si possono trovare alcuni strumenti e app per astrofotografi che rispondono a queste domande.

Inquinamento luminoso

L’inquinamento luminoso indica lo schiarimento del cielo notturno dovuto a sorgenti di luce artificiale. La loro luce viene diffusa nell’atmosfera e crea così una luce di fondo diffusa.

Inquinamento luminoso
L’inquinamento luminoso nasce da sorgenti di luce artificiale3

Un buon luogo per l’astrofotografia è quello dove c’è un inquinamento luminoso minimo o nullo. Il vialetto del garage può sembrare buio, ma questo non significa che l’atmosfera non sia fortemente inquinata dalla luce. Dobbiamo evitarlo, perché troppo inquinamento luminoso può ridurre nettamente la qualità dell’immagine.

Esistono numerosi strumenti con cui esaminare l’ambiente circostante alla ricerca di luoghi bui e di inquinamento luminoso. Uno di questi è la Lightpollutionmap.

Fase lunare: anch’essa influenza la nostra astrofoto

Chi non vuole fotografare esplicitamente la Luna dovrebbe pianificare la propria sessione fotografica tenendo conto della fase lunare, perché anche la Luna, essendo un oggetto molto luminoso, può disturbare la qualità di oggetti del cielo profondo ripresi a lunga esposizione.

Anche nelle riprese a campo largo, per esempio, una luna piena fa sì che dall’immagine spariscano tutte le stelle tranne le più luminose.

Ci sono alcune app pratiche con cui puoi individuare i periodi più bui del mese. Una di queste è Spaceweatherlive.

Meteo: decisivo per le astrofoto

Controllare in anticipo il meteo è un altro compito semplice ma spesso trascurato. Soprattutto quando si pianifica di spostarsi verso un luogo più lontano, dove si spera di trovare condizioni migliori per l’astrofotografia.

Controlla le previsioni meteo locali e assicurati che la notte sia limpida e priva di nuvole. Così ti risparmi qualche frustrazione evitabile.

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Attrezzatura per l’astrofotografia: cosa ti serve?

Nell’attrezzatura comune per praticare l’astrofotografia rientra un …

  • Fotocamera per astrofotografia
  • Obiettivo per la fotocamera
  • Per gli esperti: un telescopio per astrofotografia
  • Anello adattatore a T (collegamento fotocamera-telescopio)
  • Accessori per astrofotografia
  • Conoscenza delle impostazioni della fotocamera
  • Conoscenza dell’elaborazione elettronica delle immagini

I nostri test di attrezzatura per astrofotografia:

Fotocamera per astrofotografia

La fotocamera è forse il tassello più importante del puzzle, perché determina quali tipi di immagini puoi riprendere e quale attrezzatura aggiuntiva ti serve.

Per questo è importante dedicare un po’ di tempo alla decisione su cosa utilizzare, poiché questo stabilisce il metro per il tipo e la qualità delle immagini che potrai riprendere.

Nell’astrofotografia esistono diversi tipi di immagini, come abbiamo appreso più sopra. I vari tipi di fotocamera sono più adatti a un determinato compito rispetto ad altri. 

Fotocamera reflex digitale

Una fotocamera reflex digitale (DSLR, Digital Single Lens Reflex) è sempre la prima fotocamera che si può consigliare.

Può essere utilizzata in modo versatile ed è ottima come fotocamera di partenza per l’astrofotografia dei principianti. 

Canon Fotocamera EOS 4000Da Baader BCF
Per un avvio ambizioso: Canon EOS 4000Da*
(fonte immagine: Astroshop.de)

Il grande vantaggio della DSLR è la sua autonomia. Ha la propria alimentazione, un processore, memoria sufficiente, un display per il controllo e per una semplice elaborazione. Tutto in un unico dispositivo. Soprattutto all’inizio, questo è un enorme sollievo.

Con una Canon 1000D non si sbaglia di certo per iniziare. Si può acquistare anche a prezzi molto convenienti sul mercato dell’usato.

Chi vuole iniziare in modo un po’ più ambizioso può cercare una Canon EOS 4000Da. La piccola “a” sta per astromodificata.

Nella fascia premium, la Canon 6Da svolge un lavoro eccellente.

Sistemi mirrorless

Come alternativa alla DSLR di cui sopra, una fotocamera mirrorless ha il vantaggio di essere priva di vibrazioni grazie al design “senza specchio” della fotocamera. Svolge un lavoro eccellente nell’astrofotografia di paesaggi su grandi distanze.

Astrofotocamere dedicate: fotocamera CMOS o fotocamera CCD?

Passiamo ora alle fotocamere più specializzate per l’astrofotografia (astrofotocamere dedicate). Alcuni di questi sistemi sono stati sviluppati esclusivamente per l’astrofotografia.

Già dal loro aspetto esteriore si capisce che non si tratta di fotocamere convenzionali. Non hanno display, né mirino, e non dispongono nemmeno di un’alimentazione propria.

ZWO Fotocamera ASI 662 MC Color
Astrofotocamera dedicata per i pianeti con chip CMOS:
ZWO Fotocamera ASI 662 MC Color*
(fonte immagine: astroshop.de)

La differenza sostanziale tra le astrofotocamere dedicate deriva dalla tecnologia del chip utilizzata.

Entrambi i tipi di chip hanno in comune il fatto di essere disponibili in versione a colori (Color) o monocromatica (Mono). Le versioni a colori sono meno sensibili, perché sopra la matrice di pixel è posto un filtro colorato a scacchiera (Bayer-Layer) costituito da verde (50%) più rosso e blu (25% ciascuno).

In questo modo i pixel sottostanti registrano solo la luce della lunghezza d’onda (colore) corrispondente. In compenso fornisce direttamente un’immagine a colori.

Una fotocamera monocromatica non ha questo filtro integrato. Chi vuole comunque riprendere immagini a colori con una fotocamera monocromatica deve scattare l’immagine più volte attraverso diversi filtri colorati anteposti (ruota portafiltri) e combinarle in fase di elaborazione. È così che nascono le migliori astrofoto.

Entrambi i tipi di chip sono offerti anche in versione raffreddata, che riduce il rumore nei lunghi tempi di esposizione (per esempio con gli oggetti del cielo profondo).

A questo punto si vuole fornire solo una semplice panoramica dei due sistemi.

Atik Fotocamera 383L+ Mono
Astrofotocamera dedicata per DSO con chip CCD:
Atik Fotocamera 383L+ Mono (non più disponibile)
(fonte immagine: astroshop.de)

Fotocamera CMOS

CMOS sta per Complementary metal-oxide-semiconductor. Nel sistema CMOS la carica indotta dalla luce (fotoni) viene convertita in carica direttamente nel pixel. Questo crea un vantaggio di tempo in fase di lettura.

Una fotocamera CMOS è particolarmente adatta all’astrofotografia del sistema solare, dove, a seconda dell’oggetto, sono richiesti frame rate elevati. Le astrofotocamere CMOS si distinguono anche per un prezzo più conveniente.

Fotocamera CCD

CCD sta per charge-coupled device. Le fotocamere CCD sono state le prime astrofotocamere dedicate. In questa tecnologia la conversione della carica fotoindotta avviene al di fuori del chip

Grazie a ciò i chip CCD possiedono un fattore di riempimento molto elevato, che descrive il rapporto tra la superficie fotosensibile e la superficie del pixel. Su questi chip CCD ad alta sensibilità nascono così immagini con pochissimo rumore ed estremamente precise, anche quando vengono riprese con lunghi tempi di esposizione.  Le fotocamere CCD, molto costose, sono il gold standard nell’astrofotografia del cielo profondo.

Dimensione dei pixel e sampling

Nella scelta della fotocamera, oltre a molti aspetti, andrebbe considerata anche la dimensione dei pixel [µm]. La tendenza verso pixel sempre più piccoli è problematica per l’astrofotografia. La dimensione dei pixel e la porzione di cielo da essi campionata (sampling) sono strettamente collegate.

Questo viene spiegato più nel dettaglio nell’articolo Dimensione dei pixel e sampling.

Quale fotocamera per l’astrofotografia?

Qui di seguito trovi un albero decisionale che tiene conto degli aspetti discussi sopra e che vuole fungere da aiuto alla decisione.

Astrofotografia: quale fotocamera è adatta a chi?
Aiuto alla decisione per la scelta di un’astrofotocamera

Maggiori informazioni le trovi qui: Fotocamera per astrofotografia: cosa devi sapere prima dell’acquisto [Guida]

Dimensione del sensore per l’astrofotografia

Qual è la differenza tra una fotocamera crop (ritagliata) e una full frame?

Se metti una fotocamera full frame e una con sensore crop l’una accanto all’altra e riprendi con entrambe un’immagine dello stesso oggetto, il sensore crop (per esempio delle dimensioni APS-C) cattura un’area fotografica più piccola rispetto alla fotocamera full frame.

Confronto tra i vari formati di sensore4

Questo però non significa che si possa prendere in considerazione solo un chip full frame, perché a seconda dell’oggetto target e dell’obiettivo o del telescopio non abbiamo affatto bisogno di questo formato.

Per la fotografia planetaria sono adatti anche formati di chip nettamente più piccoli, come quelli che si trovano spesso nelle astrofotocamere dedicate. Un altro motivo è il prezzo che occorre pagare per un chip full frame di alta qualità.

In linea di principio, la dimensione del chip APS-C è assolutamente sufficiente per ottenere eccellenti riprese astrofotografiche, soprattutto per il principiante. Le astrofotocamere dedicate hanno in parte chip ancora più piccoli, che però, a seconda dell’applicazione, possono fornire risultati altrettanto eccellenti.

Obiettivo della fotocamera

Approfondiamo nel dettaglio due caratteristiche dell’obiettivo: la lunghezza focale e l’apertura (diaframma). 

Chi vuole sapere subito qual è un buon obiettivo per iniziare con l’astrofotografia (in particolare l’astrofotografia a grandangolo e la fotografia della Via Lattea): il Samyang 14 mm 1:2,8 è una buona scelta.

Tutta una serie di produttori terzi realizza ottimi obiettivi, decisamente più economici di quelli dei grandi marchi. Vale la pena dare un’occhiata.

Apertura

L’ideale è un obiettivo con grande apertura (diaframma). Più grande è il diaframma, più luce l’obiettivo lascia entrare. Un diaframma di 1:2,8, 1:1,8 o 1:1,4 sarebbe una buona scelta.

Un diaframma con l’indicazione “1:2,8” si ottiene dividendo la lunghezza focale per l’apertura scelta (diaframma) dell’obiettivo. Maggiori informazioni più avanti.

Lunghezza focale

Un altro valore da considerare è la lunghezza focale dell’obiettivo.

Più lunga è la lunghezza focale, più fortemente l’immagine viene ingrandita.

Per questo motivo, per iniziare con l’astrofotografia si può consigliare un obiettivo grandangolare con lunghezza focale media o corta. Una lunghezza focale consigliata è inferiore a 35 mm.

Maggiori informazioni più avanti.

Chi prosegue oltre nell’astrofotografia, prima o poi sceglierà un telescopio come obiettivo. Con esso si possono realizzare riprese dettagliate di oggetti del cielo profondo e di pianeti. 

Telescopio per astrofotografia

Chi vuole riprendere immagini di pianeti o di oggetti del cielo profondo, prima o poi ha bisogno di un telescopio. Questo vale in particolare per gli astrofotografi che provengono dalla fotografia e che finora non avevano avuto contatti con l’astronomia.

Telescopio astrofotografia
Consiglio per iniziare:
TS Optics Rifrattore apocromatico AP 72/432*
(fonte immagine: astroshop.de)

In linea di principio, l’astrofotografia attraverso un telescopio richiede anche un po’ di esperienza e di conoscenze in astronomia, cosicché questo ambito rappresenta qualcosa per il fotografo esperto o per l’astronomo esperto.

A questo punto si rimanda alla guida ai telescopi, che si occupa delle proprietà fondamentali dei vari tipi di telescopio.

Per i principianti è consigliabile un rifrattore a campo largo con rapporto focale rapido e buona correzione cromatica:

  • Sono piccoli, compatti e quindi facili da spostare
  • Il loro campo visivo è molto tollerante (maggiore tolleranza agli errori di inseguimento)
  • Non richiedono allineamenti o collimazioni regolari

Chi ha già esperienza in astronomia può prendere in considerazione l’acquisto di un telescopio newtoniano.

TS Optics Telescopio N 203/800 Photon OTA
Consiglio per un avvio ambizioso:
TS Optics Telescopio N 203/800 Photon*
(fonte immagine: astroshop.de)

Offrono molta apertura e capacità di raccolta della luce a un buon rapporto qualità-prezzo, e vengono proposti anche in versioni modificate per l’astrofotografia.

Possiedono anch’essi un rapporto focale rapido e perdonano quindi piccoli errori di inseguimento.

Di tanto in tanto i telescopi newtoniani devono essere collimati. Sono più grandi dei rifrattori per principianti e richiedono una montatura più grande e costosa affinché le astrofoto riescano.

Backfocus e image train

Il backfocus è la distanza tra il punto di fuoco dell’ottica (telescopio) e il focheggiatore completamente rientrato. Vogliamo avere la fotocamera nel punto di fuoco. Il percorso fino a lì può essere equipaggiato con filtri, off-axis-guider o altra attrezzatura. Questo percorso viene chiamato image train.

I rifrattori e i telescopi catadiottrici hanno di solito un backfocus nettamente maggiore rispetto ai telescopi newtoniani. Con molta attrezzatura, i problemi di spazio con questi telescopi si presentano di rado.

Fotografia con il telescopio: il telescopio come obiettivo

Nell’astrofotografia attraverso un telescopio, il telescopio viene utilizzato come obiettivo della fotocamera. Questo tipo di astrofotografia è più impegnativo dal punto di vista tecnico ed economico ed è adatto a chi ha già maturato esperienza con le riprese a campo largo e con l’elaborazione elettronica delle immagini. 

La fotografia con il telescopio sarà presto presentata con una guida dedicata.

Anello adattatore a T

Se vuoi utilizzare un telescopio per l’astrofotografia, ti serve un anello adattatore a T. In sostanza esso collega la tua fotocamera al tuo telescopio. L’uso di un anello a T è la soluzione più semplice affinché fotocamera e telescopio diventino un tutt’uno.

Accessori per l’astrofotografia

I seguenti componenti dell’attrezzatura non sono strettamente necessari per riprendere le prime astrofotografie. La cosa più importante restano fotocamera, obiettivo ed eventualmente un telescopio.

Filtri fotografici per l’astrofotografia

I filtri fotografici migliorano le tue immagini durante una sessione fotografica notturna. Esistono alcuni tipi diversi di filtri, che svolgono tutti compiti differenti.

Un filtro usato di frequente è il filtro anti-inquinamento luminoso. Soprattutto chi vive in una regione urbana può rendersi la vita nettamente più facile con esso.

Altri tipi di filtri sono:

  • Filtro CLS: riduce l’inquinamento da luce artificiale
  • Filtro LPS: aumenta in modo molto marcato il contrasto e consente tempi di esposizione più lunghi con fotocamere DSLR o astrofotocamere.
  • Filtri a banda stretta
  • Filtri solari

Montatura con inseguimento

Chi vuole fare astrofoto con lungo tempo di esposizione e non vuole ottenere startrails, ha bisogno di una montatura con inseguimento. A seconda dell’ambito d’impiego, queste possono essere molto semplici oppure molto complesse e costose.

Particolarmente apprezzata per iniziare è la Star Adventurer di Skywatcher.

Montatura con inseguimento per l'astrofotografia
Consiglio per iniziare con l’astrofotografia con DSLR: Star Adventurer 2i
(fonte immagine: Astroshop.de)

Soprattutto le immagini del cielo profondo richiedono in parte tempi di esposizione molto lunghi per una singola immagine, affinché la fotocamera possa catturare tutti i dettagli dell’oggetto lontano.

A causa della continua rotazione della Terra, su un treppiede o una montatura convenzionale risulteranno sfocate e distorte.

Maggiore è il fattore di ingrandimento del sistema utilizzato, più importante è la precisione dell’inseguimento. Le riprese grandangolari della Via Lattea richiedono montature con inseguimento meno precise e quindi più semplici ed economiche.

iOptron Montatura GEM28 GoTo
Consiglio: montatura per l’astrofotografia con telescopio:
iOptron Montatura GEM28 GoTo
(fonte immagine: astroshop.de)

Chi vuole fare astrofoto con un telescopio, oltre un certo punto ha bisogno di una montatura robusta e precisa con inseguimento, che offra capacità sufficiente per l’attrezzatura astro aggiuntiva.

Come regola pratica, la montatura dovrebbe essere caricata solo con il 70% del carico utile di attrezzatura astrofotografica.

Le montature di Skywatcher godono di grande popolarità nella comunità.

Ogni montatura con inseguimento deve essere allineata. Di norma verso il polo celeste, affinché l’inseguimento compensi la rotazione della Terra. A seconda della montatura, ciò può avvenire tramite allineamento ottico oppure premendo un pulsante (GPS, plate-solve).

L’inseguimento della montatura ha dei limiti…

La precisione di inseguimento anche della migliore montatura di solito, da sola, non è sufficiente per foto di alto livello riprese con esposizioni molto lunghe. A tale scopo bisogna collegare, tramite un tubo di guida o un off-axis-guider, un’ulteriore fotocamera che tiene sotto mira una stella di guida, interviene sul controllo della montatura e ne corregge il movimento.

Se non vuoi montare da solo l’inseguimento, oggi lo trovi anche già integrato: il DWARFLAB Draco (1.499 €) riunisce in un unico corpo montatura, ottica da 90 mm, sensore raffreddato e una propria guida per pose fino a 300 secondi. Non è espandibile – se vuoi combinare fotocamere e ottiche tue, resti su montatura e guiding come componenti separati; in più il Draco viene consegnato solo da novembre e nessuno lo ha ancora provato.

Scatto remoto

Anche il più piccolo movimento può rovinare un’immagine e causare sfocatura. Un telecomando evita di far tremare involontariamente la fotocamera durante lo scatto di una foto.

Torcia o faretto

Non appena il Sole tramonta e sei pronto a iniziare la tua astrofotografia, ti serve una luce per poter vedere quello che stai facendo.

Per l’astrofotografia si consiglia una torcia o una lampada frontale a luce rossa. In questo modo l’adattamento all’oscurità dei nostri occhi non va perso così rapidamente come accade, per esempio, con la luce blu.

Batterie aggiuntive

Batterie a sufficienza o un power pack per l’alimentazione sono utili. Chi lavora con astrofotocamere dedicate e ha con sé anche un laptop sul campo, senza un potente power pack non potrà praticare astrofotografia.

Laptop per l’acquisizione delle immagini

Le fotocamere CCD o CMOS hanno bisogno di un computer per essere controllate durante l’uso, per la messa a fuoco e per ricevere le immagini riprese. Anche per il controllo delle montature di alto livello per l’astrofotografia con telescopi è necessario un laptop.

Fasce riscaldanti

Quando la temperatura inizia a scendere, sulle superfici dell’obiettivo possono formarsi umidità e condensa. Il velo di rugiada porta a immagini sfocate.

La soluzione consiste nell’utilizzare una fascia anticondensa. È una fascia riscaldata con chiusura in velcro che mantiene la zona delle lenti abbastanza calda da impedire la formazione di rugiada. A tal fine è necessaria una fonte di alimentazione sotto forma di power pack. 

M33 (fotografo: James Bates, attrezzatura utilizzata5)

Utile: calcolatore per l’astrofotografia

Qui trovi il nostro Calcolatore per l’astrofotografia [Calcolatore]

Esempio di setup con i componenti

Setup astrofotografia
La discussione dettagliata del setup la trovi qui: Il setup ottimale per l’astrofotografia [Esempio pratico]

Impostazioni della fotocamera nell’astrofotografia

Questa è la parte in cui molti principianti si sentono sopraffatti. La grande quantità di opzioni di impostazione spesso scoraggia dall’agire. Come impostare lunghezza focale, ISO e diaframma, e per quale oggetto?

Una risposta valida al cento per cento non esiste, perché ogni astrofotografo ha le sue preferenze. Si può trovare ispirazione in appositi forum oppure controllare le impostazioni della fotocamera delle proprie immagini preferite, per esempio su Astrobin.

Ci vuole però un po’ di perseveranza per trovare le proprie impostazioni preferite.

Mettere a fuoco di notte

Mettere a fuoco di notte, all’inizio, può essere una piccola sfida.

Messa a fuoco manuale

La soluzione consiste nell’usare sempre la messa a fuoco manuale per l’astrofotografia. Non vogliamo che la fotocamera, durante una lunga esposizione, tenti automaticamente di rimpostare la messa a fuoco.

“Imposta la tua fotocamera in modalità manuale!” – Una delle poche leggi valide nell’astrofotografia.

Infinito

Imposta la messa a fuoco dell’obiettivo su infinito. La messa a fuoco all’infinito è di solito un buon punto di partenza per catturare le stelle con un obiettivo grandangolare.

Ancora sfocate?

Se le stelle appaiono ancora un po’ sfocate, effettua una leggera regolazione fino a poco prima dell’infinito. Devi giocare un po’ con la messa a fuoco per trovare lo “sweet spot” del tuo obiettivo.

Bisognerebbe anche controllare sempre se per caso l’obiettivo non sia appannato. In tal caso, andrebbe risolto prima questo problema.

Usa il display (visualizzazione Live)

Il vantaggio della DSLR è che puoi controllare immediatamente la messa a fuoco sul display. Sia in visualizzazione Live sia tramite uno scatto di prova.

Metti a fuoco la stella più luminosa

Punta la tua fotocamera verso la stella più luminosa del cielo e verifica che compaia sul display.

Ora bisogna giocare con la messa a fuoco finché la stella non sia il più piccola e nitida possibile. A quel punto si può riprendere un’immagine di prova e controllare con calma se si è soddisfatti della messa a fuoco.

Come imposto diaframma, tempo di posa e ISO?

La grande sfida nell’astrofotografia sta nella riproduzione di oggetti che tipicamente hanno una luce molto debole.

Per riprendere oggetti dalla luce molto debole, dobbiamo impostare le impostazioni della nostra fotocamera in modo da poter catturare quanta più luce possibile.

Ci sono tre impostazioni della fotocamera molto rilevanti che influenzano la ripresa di oggetti dalla luce debole. Di seguito vengono descritti in dettaglio diaframma, tempo di posa e ISO. Tutti e tre interagiscono tra loro. Una cosa prima di tutto: l’impostazione perfetta non esiste!

Apertura

La prima impostazione riguarda l’apertura (diaframma) menzionata sopra. Il diaframma indica la dimensione dell’apertura dell’obiettivo, cioè la dimensione del fascio di luce che attraversa l’obiettivo. È variabile.

Più basso è il numero del diaframma, più grande diventa l’apertura, così che più luce cade sul sensore, e viceversa.

La dimensione del diaframma può essere impostata in diverse variazioni. Numeri come 1:1,4, 1:1,8, 1:2,8 o 1:8 vengono normalmente indicati su un obiettivo. Si tratta del rapporto tra la lunghezza focale e l’apertura scelta.

Per iniziare con l’astrofotografia si dovrebbe partire con un diaframma il più grande possibile.

Tempo di posa

Il tempo di posa indica per quanto tempo il diaframma resta aperto per l’esposizione del sensore. Se impostiamo l’otturatore in modo che resti aperto più a lungo, la fotocamera può catturare più luce nella nostra immagine.

I tempi di posa vanno da velocità di 1/1000 di secondo fino a 20-30 secondi o più. Si può anche impostare la fotocamera in modo che il tempo di posa corrisponda al tempo per cui si tiene premuto il pulsante di scatto.

Più lungo scegliamo il tempo di posa, più rilevanza ha la rotazione terrestre per la nostra immagine. Se non abbiamo una montatura con inseguimento, possiamo esporre per circa 30 secondi senza artefatti evidenti. 

Se si vuole o si deve esporre più a lungo, una montatura con inseguimento è d’obbligo.

30 secondi sono solo un valore approssimativo per evitare gli startrails. 

Esiste un metodo abbastanza preciso per calcolare per quanto tempo puoi lasciare aperto l’otturatore: la regola dei 500.

Cos’è la regola dei 500 nell’astrofotografia?

La regola dei 500 è una formula matematica per calcolare la più lunga esposizione possibile (tempo di posa) con cui puoi assicurarti che gli oggetti nel cielo notturno risultino ancora nitidi, senza che dalla rotazione terrestre derivino difetti dell’immagine.

Il sensore è full frame: 

500 / lunghezza focale = tempo di posa (in secondi) prima di vedere scie stellari nelle tue foto.

Se ora utilizzi una fotocamera con sensore più piccolo (per esempio APS-C), la lunghezza focale dell’obiettivo va aumentata di un fattore 1,5. 

Sensore più piccolo del full frame: 

500 / (lunghezza focale x 1,5) = tempo di posa (in secondi) prima di vedere scie stellari nelle tue foto

Qual è il miglior ISO per l’astrofotografia?

L’impostazione ISO cambia la sensibilità del chip. Sebbene non possiamo modificare la reale sensibilità dei pixel del chip, il loro segnale può però essere amplificato. Questo però porta anche a un maggiore rumore nell’immagine.

Gli intervalli ISO variano a seconda della fotocamera, ma possono andare da una sensibilità molto bassa (100) a una sensibilità molto alta (12.800) nelle fotocamere di alta gamma.

Più alta scegliamo l’impostazione ISO, più luminosa diventa l’immagine. Tuttavia aumentano anche il rumore e la grana nell’immagine.

Un intervallo ISO di partenza consigliato è normalmente tra 800 e 1600. Se l’immagine è ancora troppo scura, imposta il valore ISO su 3200.

Scattare in modalità RAW

In quasi tutti i tipi di fotografia si consiglia di scattare in formato RAW. Il formato RAW contiene tutte le informazioni fornite dal sensore. I file RAW sono molto grandi e non contengono interpretazioni effettuate a monte (per esempio il bilanciamento del bianco).

L’astrofotografia non fa eccezione, poiché cerchiamo di catturare la minima quantità di luce nel cielo notturno spingendo le impostazioni della nostra fotocamera ai loro limiti.

Se abbiamo quanti più dati possibile, nella successiva elaborazione elettronica delle immagini si può anche regolare molto di più, se desiderato.

Impostazioni della fotocamera consigliate per l’avvio rapido all’astrofotografia

Imposta il tipo di file sul formato RAW

Fotocamera in modalità manuale

Messa a fuoco dell’obiettivo su infinito

Diaframma sull’impostazione più bassa possibile (grande apertura)

Tempo di posa su 25 secondi (secondo la regola dei 500)

ISO su 1600

Bilanciamento del bianco su Auto 

Elaborazione elettronica delle immagini (EBV) per l’astrofotografia

L’EBV è una scienza a sé stante e non può essere trattata in modo completo con questo articolo. Esso vuole servire come piccola guida di avvio rapido.

Nell’astrofotografia la ripresa dell’immagine è solo una parte del percorso verso l’astrofoto finita. La seconda parte è l’elaborazione elettronica delle immagini, che richiede molta pratica e pazienza. Qui c’è la possibilità di colmare le proprie lacune di conoscenza attraverso i tutorial.

Il classico nell’elaborazione delle immagini è Photoshop. Le ulteriori spiegazioni si riferiscono a questo programma.

Sono però disponibili anche numerosi programmi, in parte gratuiti, che svolgono anch’essi un lavoro eccellente.

Software per le astrofoto: strumenti gratuiti e a pagamento

Software gratuito

Software a pagamento

Impilamento delle immagini (stacking)

Nell’astrofotografia è consuetudine riprendere più immagini dell’oggetto. Nella fotografia dei pianeti addirittura molte migliaia di singole riprese. In questo modo possiamo sovrapporle (stack) per ridurre così il rumore.

Ci sono molte possibilità per fare lo stacking delle immagini. Un software gratuito che svolge molto bene questo lavoro è Deep Sky Tracker.

Ripulire e finalizzare l’immagine

Una volta terminato con Deep Sky Tracker, l’immagine impilata sarà un grande file TIFF.

In seguito importi il file TIFF in Photoshop (PS). Ora inizia l’elaborazione dell’immagine. Anche qui c’è un numero pressoché sconfinato di possibilità.

Grazie all’uso del formato TIFF non si verifica alcuna perdita di dati, poiché si tratta di un formato di file non compresso. Al contrario, con il formato JPEG si comprime, il che è sempre sinonimo di perdita di dati

L’immagine appena importata è di solito molto scura. Per prima cosa si inizia con il cosiddetto  stretching nell’istogramma RGB.

Dal file RAW all’astrofotografia finita [Step-by-Step]

Questo workflow dovrebbe aiutarti a elaborare le tue astrofoto in formato RAW con programmi gratuiti. A seconda del soggetto e delle preferenze personali puoi effettuare ulteriori regolazioni e messe a punto per ottenere il miglior risultato possibile.

Scaricare il software:

Istruzioni passo per passo:

  1. Sviluppo RAW in darktable
    • a. Importa le astrofoto (file RAW) in darktable.
    • b. Regola l’esposizione, il bilanciamento del bianco ed eventualmente il contrasto.
    • c. Disattiva la riduzione del rumore e la nitidezza, per conservare il rumore naturale delle astrofoto.
    • d. Esporta le immagini elaborate come file TIFF a 16 bit.
  2. Stacking dei file TIFF in DeepSkyStacker o Siril
    • a. Importa i file TIFF in DeepSkyStacker o Siril.
    • b. Aggiungi i frame di calibrazione (Darks, Flats, Bias), se disponibili, per migliorare la qualità dell’immagine.
    • c. Imposta i parametri di stacking, per esempio il numero delle migliori immagini, l’allineamento e il drizzle. d. Avvia lo stacking e attendi che il processo sia completato.
    • e. Esporta l’immagine impilata come file TIFF a 16 bit.
  3. Elaborazione immagini in GIMP
    • a. Importa l’immagine TIFF impilata in GIMP.
    • b. Regola la luminosità e il contrasto per scurire il cielo di sfondo ed evidenziare i dettagli degli oggetti del cielo profondo.
    • c. Usa le funzioni di livelli e maschere per effettuare regolazioni selettive sulle aree di luminosità e di colore.
    • d. Rimuovi artefatti fastidiosi o rumore dell’immagine con gli strumenti e i filtri appropriati.
    • e. Esegui una nitidezza finale per evidenziare i dettagli degli oggetti del cielo profondo.
    • f. Salva l’immagine elaborata nel formato desiderato, per esempio come JPEG o PNG.

Conclusione della guida di astronomia

Ci auguriamo di essere riusciti a darti una panoramica sull’astrofotografia con questa guida. Se hai ancora domande in sospeso o osservazioni, scrivici pure a info@sterngucker.de.

✅Avvio rapido all’astrofotografia: impostazioni della fotocamera

  1. Imposta il tipo di file sul formato RAW

  2. Fotocamera in modalità manuale

  3. Messa a fuoco dell’obiettivo su infinito

  4. Diaframma sull’impostazione più bassa possibile (grande apertura)

  5. Tempo di posa su 25 secondi (secondo la regola dei 500)

  6. ISO su 1600

  7. Bilanciamento del bianco su Auto

Da leggere anche

Fonti

  1. Kapege.deStarwatchingCC BY-SA 3.0, ripreso il 07.09.2020
  2. Segui Alex Andrews su pexels
  3. Data: Marc Imhoff/NASA GSFC, Christopher Elvidge/NOAA NGDC; Image: Craig Mayhew and Robert Simmon/NASA GSFC, Earth’s City Lights by DMSP, 1994-1995 (large), contrassegnato come di pubblico dominio, dettagli su Wikimedia Commons, ripreso il 07.09.2020
  4. ХрюшаSensorformateCC BY-SA 3.0, ripreso il 07.09.2020
  5. Skywatcher EQ6-R Pro, Celestron C8, riduttore di focale f/6,3, filtro IDAS LPS-P2, fotocamera planetaria raffreddata ZWO ASI 294MC Pro, ZWO Off-Axis Guider, ZWO ASI 224MC come guidecam.
    122x120s Lights, Darks, Flats, Bias, riprese in ccdciel. Guiding in PHD2, stacking & processing in DeepSkyStacker & Gimp.