Di Alexander Merz · Aggiornato il · Dati verificati il 14 settembre 2026
Il Sole non si limita a splendere: il Sole soffia. Dalla sua corona, calda milioni di gradi, esce senza sosta un flusso di particelle che riempie l’intero sistema solare: il vento solare. È così rarefatto che, al confronto, qualsiasi camera a vuoto terrestre sembra un banco di nebbia — eppure è abbastanza forte da orientare le code delle comete, accendere le aurore polari, disturbare le reti elettriche e strappare a Marte la sua atmosfera nell’arco di miliardi di anni.
Questa guida spiega con calma che cos’è fisicamente il vento solare, quanto viaggia davvero veloce, dove sta la differenza rispetto alla tempesta solare, che effetti produce sulla Terra — e come puoi leggere da solo i suoi valori aggiornati.
⚡ La risposta rapida: Il vento solare è un flusso continuo di particelle elettricamente cariche — soprattutto protoni ed elettroni — che il Sole emette nello spazio dalla propria corona. All’altezza della Terra viaggia in media a circa 400 km/s (vento solare lento) fino a 750 km/s (vento solare veloce proveniente dai buchi coronali), contiene circa 5 particelle per centimetro cubo e impiega da 2 a 5 giorni per arrivare dal Sole fino a noi. Al suolo non è pericoloso: il campo magnetico terrestre e l’atmosfera lo tengono lontano. Genera però le aurore polari e può disturbare satelliti, radiocomunicazioni e reti elettriche.
In questo modo il Sole perde circa un milione di tonnellate di massa al secondo — in cinque miliardi di anni si tratta comunque solo dello 0,01 % circa della sua massa totale.
Che cos’è il vento solare? Definizione e scheda tecnica
Il vento solare è un plasma: un gas i cui atomi sono scomposti in nuclei ed elettroni e che per questo conduce elettricità. Il Sole non riesce a trattenere questo plasma. Nella corona, lo strato più esterno della sua atmosfera, regnano da uno a tre milioni di kelvin. A queste temperature le particelle si muovono così rapidamente che, oltre una certa quota, la gravità del Sole non riesce più a legarle. Il risultato non è un’esplosione, ma un deflusso costante che non si interrompe mai — giorno e notte, da miliardi di anni.
Un punto importante per capire il fenomeno: il vento solare non è un «vento» nel senso terrestre del termine. Non c’è aria, non c’è una pressione che si senta sulla pelle. All’altezza della Terra il plasma del vento solare è circa 1014 volte più rarefatto dell’aria che stai respirando in questo momento. La sua azione non deriva dalla massa, ma dal fatto che trascina con sé un campo magnetico che interagisce con quello terrestre.
Di che cosa è fatto il vento solare
| Componente | Quota | Significato |
|---|---|---|
| Protoni (nuclei di idrogeno) | circa il 95 % degli ioni | principale portatore di massa |
| Elettroni | tanti quante le cariche positive | garantiscono la neutralità elettrica |
| Nuclei di elio (particelle α) | circa il 4 % degli ioni, ~8 % della massa | la quota varia con l’attività |
| Ioni pesanti | tracce: C, N, O, Ne, Mg, Si, S, Fe | rivelano la temperatura della regione sorgente |
| Campo magnetico | in media 5–10 nT presso la Terra | decide se ci saranno aurore polari |
Il vento solare in cifre (all’altezza della Terra)
| Grandezza | Valore tipico | Per fare un confronto |
|---|---|---|
| Velocità | 300–800 km/s (media ~400 km/s) | 1,1–2,9 milioni di km/h |
| Densità di particelle | ~5 particelle/cm³ (1–100) | corrisponde a 5 milioni di particelle per m³ |
| Temperatura (protoni) | da ~100.000 a 1,6 milioni di K | il vento veloce è più freddo di quello lento |
| Intensità del campo magnetico | ~5 nT (Bt), valori estremi oltre 50 nT | campo terrestre al suolo: ~50.000 nT |
| Tempo di percorrenza Sole → Terra | 2–5 giorni | la luce impiega 8 minuti e 20 secondi |
| Perdita di massa del Sole | ~1 milione di tonnellate al secondo | ~32.000 miliardi di tonnellate all’anno |
| Estensione | fino a ~120 UA (eliopausa) | 18 miliardi di chilometri |
Astro centrale? Il termine ricorre di continuo nei testi più datati sul vento solare e indica semplicemente la stella attorno a cui ruota un sistema planetario — per noi, quindi, il Sole. «Astro centrale della Terra» non è dunque che un altro modo di dire Sole. Per le altre stelle si parla in modo analogo del loro vento stellare.
Come nasce il vento solare?
La nascita del vento solare è una catena di quattro passaggi: l’energia viene prodotta nel nucleo, migra verso l’esterno, riscalda in modo ancora enigmatico la corona ben oltre la temperatura della superficie solare — e questo plasma surriscaldato finisce per sfuggire alla gravità.
Fase 1: il trasporto di energia dentro il Sole
Nel nucleo del Sole l’idrogeno si fonde in elio, a circa 15 milioni di kelvin. L’energia liberata da questo processo, però, non ha alcuna fretta. Attraversa prima la zona radiativa, dove i fotoni vengono assorbiti di continuo e riemessi in direzioni casuali. A seconda del modello, questo percorso casuale dura tra decine di migliaia e diverse centinaia di migliaia di anni. Solo nel 30 % più esterno del raggio solare subentra la zona convettiva: lì il gas caldo sale in celle enormi, si raffredda in superficie e torna a scendere — visibile come granulazione della fotosfera.
Solo dopo questo lungo cammino l’energia lascia il Sole sotto forma di luce. Da lì le bastano 8 minuti e 20 secondi per arrivare sulla Terra. Il vento solare, al contrario, è mille volte più lento: è materia, non radiazione.
Fase 2: la corona surriscaldata e il problema del riscaldamento coronale
Qui la faccenda si fa curiosa. La fotosfera, la «superficie» visibile del Sole, è calda circa 5.500 °C. Salendo verso l’esterno la temperatura scende dapprima nella cromosfera fino a circa 4.000 °C — e poi schizza nella corona fino a uno-tre milioni di kelvin. Andando verso l’esterno, insomma, non fa più freddo ma drammaticamente più caldo. Il fenomeno contraddice l’esperienza quotidiana di qualsiasi falò e occupa la fisica solare fin dagli anni Quaranta del Novecento.
Oggi come meccanismi di riscaldamento si considerano soprattutto due processi, che probabilmente si integrano a vicenda: i nanoflare — innumerevoli minuscoli eventi di riconnessione negli archi di campo magnetico attorcigliati — e le onde di Alfvén, oscillazioni magnetiche che trasportano energia dalla zona convettiva verso l’alto e la rilasciano lassù. Nel 2021 la sonda Parker Solar Probe ha dimostrato che le strutture magnetiche necessarie provengono davvero dai cosiddetti imbuti magnetici che si aprono tra le celle di supergranulazione.
Fase 3: la fuga dalla gravità
Poiché la corona è così calda, la sua pressione del gas verso l’esterno è maggiore di quanto la gravità del Sole riesca a compensare. È esattamente quanto calcolò Eugene Parker nel 1958: una corona statica, in quiete, è fisicamente impossibile — deve fluire verso l’esterno e per di più accelerare fino a velocità supersoniche. Il suo lavoro venne allora respinto dai revisori e fu pubblicato solo grazie all’intervento del direttore della rivista, Subrahmanyan Chandrasekhar. Quattro anni dopo la sonda Mariner 2 confermò l’effetto.
Fase 4: la superficie di Alfvén, dove finisce l’atmosfera solare
Esiste un confine fisico netto tra «atmosfera solare» e «vento solare»: la superficie di Alfvén. Al di sotto di essa il campo magnetico è abbastanza forte da governare il plasma, e le perturbazioni possono ancora tornare indietro verso il Sole. Al di sopra, il plasma scorre più rapidamente di quanto le onde magnetiche riescano a risalire: il collegamento si spezza. Il 28 aprile 2021 la Parker Solar Probe ha attraversato per la prima volta questo confine, a 18,8 raggi solari (circa 13 milioni di chilometri dal centro del Sole). Da allora vale la formula: l’essere umano ha «toccato» il Sole.

Quanto è veloce il vento solare? Lento e veloce a confronto
Il vento solare esiste in due varietà nettamente distinguibili, e provengono da regioni diverse del Sole. Non è un dettaglio da specialisti: solo conoscendole entrambe si capisce perché le previsioni delle aurore polari a volte funzionano al giorno esatto e a volte non funzionano affatto.
| Caratteristica | Vento solare lento | Vento solare veloce |
|---|---|---|
| Velocità presso la Terra | 300–500 km/s | 600–800 km/s |
| Regione sorgente | fascia degli streamer, bordi delle regioni attive | buchi coronali (linee di campo aperte) |
| Temperatura | 1,4–1,6 milioni di K | circa 800.000 K |
| Densità | più alta (~5–10 /cm³) | più bassa (~2–4 /cm³) |
| Composizione | variabile, più ioni pesanti | stabile, miscela coronale «fresca» |
| Comportamento | irregolare, a raffiche | flussi stabili, spesso ricorrenti ogni 27 giorni |
| Tempo di percorrenza fino alla Terra | 3,5–5,8 giorni | 2,2–2,9 giorni |
Buchi coronali: gli ugelli del vento solare veloce
Un buco coronale non è un’apertura vera e propria, ma una zona in cui le linee del campo magnetico solare non tornano verso la superficie e restano invece aperte verso lo spazio. Lì il plasma può scorrere verso l’esterno senza ostacoli. Nella luce ultravioletta queste regioni appaiono scure, perché contengono meno materiale caldo confinato: sono esattamente le zone nere dell’immagine qui sopra.
Poiché il Sole compie una rotazione in circa 27 giorni (visto dalla Terra), il fascio di un buco coronale di lunga durata spazza l’orbita terrestre come il fascio di un faro. Questi flussi ad alta velocità ricorrenti si possono quindi prevedere in modo insolitamente buono: ciò che ha scatenato un’aurora 27 giorni fa può farlo di nuovo. Quando il vento veloce raggiunge il vento più lento che lo precede, si forma una zona di compressione — una corotating interaction region — capace di innescare tempeste geomagnetiche anche in assenza di qualsiasi eruzione solare.
Quanto tempo impiega il vento solare per arrivare sulla Terra?
Il calcolo è semplice: 149,6 milioni di chilometri diviso la velocità. Per i valori tipici il risultato è questo:
| Velocità | Tipo | Tempo di percorrenza Sole → Terra |
|---|---|---|
| 300 km/s | vento molto lento | 5 giorni e 18 ore |
| 400 km/s | valore medio | 4 giorni e 8 ore |
| 500 km/s | flusso più rapido | 3 giorni e 11 ore |
| 700 km/s | buco coronale | 2 giorni e 11 ore |
| 1.000 km/s | CME intensa | 1 giorno e 18 ore |
| 2.000 km/s | CME molto intensa | 20,8 ore |
| 3.000 km/s | evento estremo | 13,9 ore |
| 299.792 km/s | luce (per confronto) | 8 minuti e 20 secondi |
Nella pratica il preavviso arriva ancora più tardi: il vento solare viene misurato solo al punto di Lagrange L1, circa 1,5 milioni di chilometri prima della Terra. Tra la misura effettuata lì e l’arrivo da noi restano — a seconda della velocità — appena da 30 a 60 minuti. Per i casi più violenti non c’è più tempo di preavviso di così.
Vento solare, tempesta solare, flare, CME — quali sono le differenze?
Questi quattro termini vengono allegramente confusi nei notiziari. Indicano però cose del tutto diverse, che si distinguono nettamente per velocità, tempo di preavviso ed effetti.
| Fenomeno | Che cos’è | Velocità | Tempo fino alla Terra | Effetto |
|---|---|---|---|---|
| Vento solare | stato permanente: flusso continuo di particelle dalla corona | 300–800 km/s | 2–5 giorni | rumore di fondo, modella l’eliosfera |
| Flare (brillamento solare) | lampo di radiazione sopra una regione attiva | velocità della luce | 8 minuti | blackout radio in onde corte sul lato diurno |
| CME (espulsione di massa coronale) | nube di plasma scagliata via con un proprio campo magnetico | 300–3.000 km/s | da 14 ore a 4 giorni | tempesta geomagnetica, aurore polari, disturbi alle reti |
| Tempesta solare | termine di uso comune per l’effetto sulla Terra di una CME o di un flusso ad alta velocità | — | — | definizione collettiva, non è un termine fisico a sé |
In breve: il vento solare c’è sempre. Un flare è un lampo, una CME è un proiettile. E tempesta solare è quello che scrivono i giornalisti quando una CME o un flusso veloce colpisce il campo magnetico terrestre. Flare e CME hanno quasi sempre origine sopra grandi macchie solari, dove l’energia del campo magnetico si accumula per poi scaricarsi di colpo.

La spirale di Parker: perché il vento solare si avvolge
Il vento solare fluisce radialmente verso l’esterno, in linea retta, lontano dal Sole. Il campo magnetico che trasporta con sé resta però ancorato con il proprio piede sul Sole. E il Sole ruota: all’equatore compie un giro in circa 25 giorni. Il risultato è lo stesso di un irrigatore rotante da giardino: ogni goccia d’acqua vola dritta, eppure il getto visibile disegna una spirale.
Questa spirale di Parker è il motivo per cui il campo magnetico interplanetario presso la Terra non punta in direzione opposta al Sole, ma forma un angolo di circa 45 gradi rispetto alla congiungente Sole-Terra. All’altezza di Giove la spirale è già avvolta quasi perpendicolarmente. Conseguenza pratica: le particelle cariche viaggiano lungo le linee di campo. Un’eruzione colpisce magneticamente bene la Terra soprattutto quando avviene nella parte occidentale del disco solare, perché è lì che inizia la spirale che arriva fino a noi.

Il vento solare incontra la Terra: magnetosfera, bow shock e coda magnetica
Quando il vento solare raggiunge la Terra non urta contro l’atmosfera, ma contro il campo magnetico terrestre. Poiché il plasma conduce elettricità, non può attraversare le linee di campo: si accumula davanti a esse e viene deviato tutt’intorno al pianeta. Nasce così una bolla protettiva, la magnetosfera.
| Struttura | Posizione tipica | Funzione |
|---|---|---|
| Onda d’urto di prua (bow shock) | ~90.000 km verso il Sole | Qui il vento solare viene frenato di colpo e riscaldato |
| Magnetopausa | ~65.000 km verso il Sole (10 raggi terrestri) | Confine esterno del campo magnetico terrestre; durante le tempeste viene compressa sotto i 6 raggi terrestri |
| Coda magnetica | oltre 6 milioni di km dal lato notturno | Viene stirata dal vento solare come una bandiera |
| Fasce di Van Allen | 1.000–60.000 km | Particelle cariche intrappolate — rischio da radiazione per i satelliti |
| Ovale aurorale | ~100–400 km di quota | Qui le particelle penetrano nell’atmosfera lungo le linee di campo |
La magnetosfera è dunque tutt’altro che sferica: sul lato diurno è schiacciata, su quello notturno si allunga in una coda che arriva più lontano dell’orbita lunare. Se un evento del vento solare produca davvero un effetto dipende meno dalla sua velocità che dalla direzione del suo campo magnetico: se la componente nord-sud Bz punta verso sud — cioè in senso opposto al campo terrestre — i campi si accoppiano e l’energia affluisce nella magnetosfera. Un vento veloce con Bz positivo può invece passare oltre quasi senza effetti.
Aurore polari: il vento solare che si può vedere
Le particelle che precipitano lungo le linee di campo nelle regioni polari incontrano lì, tra i 100 e i 400 chilometri di quota, atomi di ossigeno e di azoto e li eccitano fino a farli brillare. Il verde proviene dall’ossigeno atomico intorno ai 100–200 km di quota, il raro rosso profondo dall’ossigeno sopra i 200 km, il violetto e il blu dall’azoto.
Quanto l’ovale aurorale scenda verso sud lo descrive l’indice Kp, che va da 0 a 9. Alle latitudini dell’Europa centrale la cosa si fa interessante a partire da circa Kp 6-7. Tutto ciò che serve in pratica — app di previsione, orari migliori, scelta del luogo — è spiegato nel dettaglio nella guida Aurora boreale: quando e dove vederla; se vuoi fotografarle, servono tempi di posa lunghi, un cavalletto stabile e un obiettivo molto luminoso.
Che cosa fa il vento solare alla nostra tecnologia
Al suolo il vento solare non è pericoloso per l’essere umano: la sola atmosfera pesa dieci tonnellate per metro quadrato sopra di noi. Per la tecnologia il bilancio è diverso:
- Reti elettriche: le variazioni rapide del campo magnetico terrestre inducono nelle linee lunghe correnti geomagneticamente indotte (GIC). Queste saturano i nuclei dei trasformatori, che poi si surriscaldano.
- Satelliti: l’alta atmosfera riscaldata si dilata e l’attrito nelle orbite basse aumenta. Ne risentono anche i satelliti Starlink e la stazione spaziale ISS, la cui orbita va poi rialzata più spesso.
- Navigazione: una ionosfera disturbata ritarda i segnali GPS in modo irregolare — sono possibili errori di posizione di diversi metri, un problema per l’agricoltura di precisione e per i rilievi topografici.
- Radiocomunicazioni: le onde corte sul lato diurno possono venire meno del tutto per minuti o ore (radio blackout), cosa che riguarda in particolare le rotte aeree polari.
- Condutture: anche nelle tubature lunghe scorrono correnti indotte, che accelerano la corrosione.
Quanto la cosa possa farsi seria lo mostra uno sguardo alla storia degli eventi:
| Data | Evento | Che cosa è successo |
|---|---|---|
| 1°/2 settembre 1859 | Evento di Carrington | La tempesta più forte mai documentata; la CME raggiunse la Terra in ~17,6 ore; le linee telegrafiche sprizzavano scintille, aurore visibili fino ai Caraibi |
| 13 marzo 1989 | Blackout del Québec | La rete di Hydro-Québec collassò in 90 secondi, 6 milioni di persone senza corrente per 9 ore |
| 29 ottobre 2003 | Tempeste di Halloween | Blackout a Malmö, guasti a satelliti, deviazione dei voli polari, aurore visibili fino all’Italia centrale |
| 3 febbraio 2022 | Perdita di satelliti Starlink | 38 dei 49 satelliti appena lanciati si disintegrarono perché l’atmosfera si era dilatata a causa di una tempesta |
| 10/11 maggio 2024 | Tempesta di Gannon | La tempesta più forte dal 2003 (G5); aurore in tutta l’Europa centrale, guasti al GPS delle macchine agricole negli Stati Uniti |
Senza scudo: che cosa fa il vento solare a Marte e alle comete
Che cosa succede quando un pianeta non possiede un campo magnetico globale lo mostra Marte. La sua dinamo si è spenta circa quattro miliardi di anni fa. Da allora il vento solare colpisce direttamente l’alta atmosfera e la porta via particella dopo particella. La sonda MAVEN della NASA misura questa perdita dal 2014: ancora oggi Marte perde nell’ordine di 100 grammi di atmosfera al secondo, e durante le tempeste solari molte volte tanto. Nell’arco di miliardi di anni il conto arriva a quella che un tempo era una densa coltre d’aria con acqua liquida: oggi la pressione atmosferica è inferiore all’uno per cento di quella terrestre.
Anche le comete rendono visibile il vento solare. Una cometa attiva mostra due code: la coda di polveri, bianco-giallastra, segue curva la traiettoria, perché la pressione di radiazione della luce la spinge solo dolcemente. La coda di ioni o di plasma, azzurrina, punta invece sempre esattamente in direzione opposta al Sole, perché il vento solare trascina con sé direttamente i gas ionizzati. Fu proprio questa osservazione a mettere Ludwig Biermann sulla giusta pista nel 1951: la sola pressione di radiazione della luce non poteva spiegare l’accelerazione osservata, doveva esistere un flusso di particelle. Sette anni prima della teoria di Parker e undici anni prima della prima misura.
Vento solare in tempo reale: valori del 1° agosto 2026
I dati aggiornati sul vento solare sono pubblici e disponibili minuto per minuto, misurati dalle sonde DSCOVR e ACE al punto di Lagrange L1. Un esempio di istantanea:
| Valore misurato | Alle 12:09 UTC dell’1/8/2026 | Interpretazione |
|---|---|---|
| Velocità | 277 km/s | calma (media ~400 km/s) |
| Campo magnetico totale (Bt) | 4 nT | basso |
| Componente Bz | −2 nT | leggermente diretta a sud, ancora innocua |
| Indice Kp | 0 | nessuna attività geomagnetica |
| Flusso radio solare F10.7 | 147 sfu | attività solare tuttora elevata |
Per inquadrare il dato: il ciclo solare 25 ha superato il suo massimo nell’ottobre 2024, ma resta nettamente più attivo del debole ciclo precedente. Un valore F10.7 di 147 sfu significa che sul Sole ci sono parecchie regioni attive: un vento solare calmo in una singola giornata dice poco al riguardo. Gli anni fino al 2030 circa corrono verso il prossimo minimo.
Come leggere da solo i dati in tempo reale
Bastano tre numeri per valutare le probabilità di vedere un’aurora:
1. Velocità: sotto i 400 km/s è calma, tra 400 e 600 km/s è elevata, oltre i 600 km/s si fa interessante.
2. Bz: il numero più importante. Solo un Bz nettamente negativo (−10 nT e oltre) apre la magnetosfera. Un Bz positivo significa che succederà poco, per quanto veloce sia il vento.
3. Densità: oltre 10–20 particelle/cm³ l’effetto si rafforza. I dati ufficiali provengono dallo Space Weather Prediction Center della NOAA; le comuni app per le aurore mostrano esattamente questi tre valori.
L’eliosfera: dove finisce il vento solare
Il vento solare non si ferma dietro la Terra. Soffia una bolla gigantesca dentro il mezzo interstellare: l’eliosfera. Il suo confine si trova là dove la pressione del vento solare e quella del gas che sta tra le stelle si equivalgono. Dentro questa bolla vale una regola: il vento solare ha scacciato il gas interstellare. Fuori comincia la Via Lattea in senso stretto.
| Luogo | Distanza | In chilometri | Stato del vento solare |
|---|---|---|---|
| Orbita terrestre | 1 UA | 150 milioni di km | vento solare ~400 km/s |
| Orbita di Nettuno | 30 UA | 4,5 miliardi di km | vento ancora chiaramente rilevabile |
| Shock di terminazione | 84–94 UA | 12,6–14 miliardi di km | il vento rallenta bruscamente da ~350 a ~130 km/s |
| Eliopausa | ~119–122 UA | ~18 miliardi di km | fine dell’influsso del vento solare |
| Nube di Oort | 2.000–100.000 UA | fino a 1,5 anni luce | ben oltre l’eliosfera |
Questo confine è stato misurato da appena due oggetti. Voyager 1 ha attraversato lo shock di terminazione nel dicembre 2004 a 94 UA e ha oltrepassato l’eliopausa il 25 agosto 2012 a 121,6 UA. Voyager 2 l’ha seguita il 5 novembre 2018 a circa 119 UA — su una traiettoria completamente diversa e in una fase diversa del ciclo solare, eppure quasi alla stessa distanza. Perché la bolla sia così simmetrica non è ancora stato chiarito del tutto.
Per inquadrare le proporzioni: persino 122 UA, in termini cosmici, non sono nulla. La nube di Oort — la patria delle comete a lungo periodo — comincia solo una ventina di volte più in là. Il vento solare finisce dunque molto prima del vero margine del sistema solare.
Lo studio del vento solare: dalle code delle comete al contatto con il Sole
| Anno | Chi / che cosa | Contributo |
|---|---|---|
| 1859 | Richard Carrington | Osserva un flare e la tempesta 17 ore più tardi: primo indizio di un nesso |
| 1951 | Ludwig Biermann | Dalle code di ioni delle comete deduce l’esistenza di un flusso continuo di particelle |
| 1958 | Eugene Parker | Teoria del deflusso supersonico; conia l’espressione «solar wind» |
| 1959 | Lunik 1 / Lunik 2 | Prime misure dirette del flusso di particelle nello spazio interplanetario |
| 1962 | Mariner 2 | Conferma il vento solare senza alcun dubbio durante il viaggio verso Venere |
| 1990–2009 | Ulysses | Unica sonda a sorvolare i poli solari, mappa il vento veloce e quello lento |
| dal 1995 | SOHO | Il coronografo LASCO fornisce ancora oggi le immagini delle espulsioni di massa coronale |
| dal 1997/2015 | ACE e DSCOVR | Sentinelle permanenti al punto L1, base di tutti gli allarmi di meteorologia spaziale |
| dal 2018 | Parker Solar Probe | Vola dentro la corona; nel 2021 per la prima volta all’interno della superficie di Alfvén |
| dal 2020 | Solar Orbiter | Sonda dell’ESA con vista sui poli solari, unisce telerilevamento e misure sul posto |
Il record più estremo finora appartiene alla Parker Solar Probe: il 24 dicembre 2024 è passata accanto al Sole a soli 6,1 milioni di chilometri dalla superficie, a 692.000 km/h, l’oggetto più veloce mai costruito. Il suo scudo termico raggiunse in quell’occasione circa 980 °C, mentre gli strumenti dietro di esso continuavano a lavorare a temperatura ambiente.
Si può osservare il vento solare?
Il vento solare non si può vedere direttamente: è troppo rarefatto e non emette luce. Visibili sono soltanto i suoi effetti e le sue sorgenti. Tre di questi puoi osservarli tu stesso:
- Aurore polari — l’effetto più spettacolare. Durante le tempeste intense sono visibili fin nel sud dell’Europa; tutto il resto nella guida alle aurore polari.
- Macchie solari — le regioni sorgenti delle eruzioni. Con un filtro solare sicuro si vedono nettamente già in un piccolo telescopio (guida alle macchie solari).
- Code delle comete — la coda di ioni indica direttamente la direzione del vento solare. Basta un binocolo, quando in cielo si trova una cometa luminosa.
⚠️ Non guardare mai il Sole senza protezione. Né a occhio nudo, né con il binocolo o il telescopio. La luce solare nel fuoco di un telescopio distrugge la retina in frazioni di secondo, e per di più senza dolore, perché la retina non possiede recettori del dolore. Teli isotermici, occhiali da sole, vetri affumicati o CD non sono protezioni solari. Sicuri sono esclusivamente i filtri solari certificati posti davanti all’apertura del telescopio (filtri per obiettivo) oppure il metodo della proiezione.
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Domande frequenti sul vento solare
Il vento solare è pericoloso per l’essere umano?
Al suolo no. Il campo magnetico terrestre devia il vento solare e l’atmosfera frena le poche particelle che riescono a passare. Nemmeno durante l’evento di Carrington del 1859 qualcuno subì danni da radiazione. Fuori da questa protezione la situazione cambia: astronaute e astronauti impegnati in una missione lunare o in viaggio verso Marte correrebbero un rischio serio in caso di un evento di particelle intenso, ed è per questo che i rifugi antiradiazione sono un tema centrale di qualunque progetto di missione umana su Marte. In modo indiretto una tempesta estrema può risultare pericolosa anche sulla Terra, ma attraverso il collasso delle infrastrutture, non attraverso la radiazione.
Che differenza c’è tra vento solare e tempesta solare?
Il vento solare è lo stato permanente: soffia sempre, tra i 300 e gli 800 km/s. Una tempesta solare è invece un evento, di solito un’espulsione di massa coronale che, come nube di plasma densa e veloce, si schianta contro il campo magnetico terrestre e vi scatena una tempesta geomagnetica. Detta per immagini: il vento solare è il fiume, la tempesta solare è l’onda di piena.
Che cos’è il vento solare, spiegato ai bambini
Il Sole è così caldo che da esso volano via di continuo particelle piccolissime, troppo piccole per poterle vedere. Sfrecciano attraverso tutto il sistema solare, passando anche accanto alla Terra. La Terra, però, ha uno scudo invisibile: il suo campo magnetico. Devia le particelle tutt’intorno a noi, come il pilastro di un ponte divide l’acqua di un fiume. Solo al Polo Nord e al Polo Sud qualche particella riesce a intrufolarsi. Lì urta contro l’aria, e l’aria comincia a brillare: sono le aurore polari.
I venti solari raffreddano il nucleo del Sole?
No, ed è un equivoco diffuso che ricorre spesso come domanda da quiz. Il vento solare nasce nella corona, cioè all’esterno, e con il nucleo non ha nulla a che fare. Dal punto di vista energetico pesa pochissimo: la sua energia cinetica corrisponde soltanto a circa un decimilionesimo della potenza irradiata dal Sole. E il nucleo è isolato termicamente così bene dalla zona radiativa che l’energia impiega decine di migliaia di anni per arrivare da lì alla superficie. Il nucleo non viene raffreddato da nulla: si autoregola attraverso l’equilibrio tra gravità e tasso di fusione.
Quanto è veloce esattamente il vento solare?
All’altezza della Terra tipicamente tra i 300 e i 500 km/s (vento solare lento) e tra i 600 e gli 800 km/s (vento solare veloce proveniente dai buchi coronali). Il valore medio si aggira sui 400 km/s, cioè circa 1,4 milioni di km/h. In espulsioni di massa coronale estreme sono stati misurati oltre 3.000 km/s. Per un confronto: un aereo di linea raggiunge 0,25 km/s.
Perché la corona è più calda della superficie del Sole?
È il cosiddetto problema del riscaldamento coronale e non è ancora del tutto risolto. Come meccanismi principali si considerano i nanoflare — miriadi di minuscoli cortocircuiti magnetici — e le onde di Alfvén, che trasportano verso l’alto l’energia proveniente dalla zona convettiva. Un punto è importante: la corona è sì calda milioni di gradi, ma è estremamente rarefatta. Contiene pochissima energia termica, perché una singola particella lassù è velocissima, solo che di particelle non ce ne sono quasi.
Quanti giorni impiega il vento solare ad arrivare sulla Terra?
A 400 km/s circa 4 giorni e 8 ore, con vento veloce a 700 km/s circa 2,5 giorni. Un’espulsione di massa coronale molto rapida può coprire la distanza in 14-20 ore. La luce della stessa eruzione, invece, arriva già dopo 8 minuti e 20 secondi: per questo il flare si vede sempre molto prima della tempesta.
Il Sole perde molta massa a causa del vento solare?
Circa un milione di tonnellate al secondo, cioè all’incirca 32.000 miliardi di tonnellate all’anno. Sembra enorme, ma rapportato a una massa solare di 2 · 1030 chilogrammi è irrisorio: in cinque miliardi di anni si perde solo lo 0,01 per cento circa. Il Sole perde molta più massa attraverso la fusione nucleare stessa, dove ogni secondo circa quattro milioni di tonnellate di materia vengono convertite in energia.
Che cos’è l’eliosfera e fin dove si estende?
L’eliosfera è la bolla che il vento solare ha soffiato via nel gas interstellare. Il suo confine, l’eliopausa, si trova secondo le misure delle due sonde Voyager tra le 119 e le 122 unità astronomiche circa, vale a dire intorno ai 18 miliardi di chilometri. Dentro questa bolla domina il vento solare, fuori domina il mezzo che sta tra le stelle.
Posso vedere il vento solare con un telescopio?
Il vento solare in sé no, perché è invisibile. Visibili sono soltanto le sue sorgenti e i suoi effetti: le macchie solari e le protuberanze con un filtro sicuro, le strutture coronali durante un’eclissi solare totale, la coda di ioni di una cometa e naturalmente le aurore polari. I valori numerici veri e propri arrivano dai satelliti posti al punto L1, i cui dati chiunque può consultare liberamente.
Come sappiamo che il vento solare esiste?
Il primo indizio arrivò nel 1951 da Ludwig Biermann, dall’osservazione delle code delle comete: la coda di ioni punta sempre esattamente in direzione opposta al Sole e reagisce troppo in fretta perché la sola pressione della luce possa spiegarla. Eugene Parker fornì la teoria nel 1958, le sonde sovietiche Lunik i primi valori misurati nel 1959 e Mariner 2 la prova definitiva nel 1962. Oggi ACE e DSCOVR misurano il vento solare senza interruzioni, ventiquattro ore su ventiquattro.
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