Di Alexander Merz · Aggiornato il · Dati verificati il 20 settembre 2026

La fotografia planetaria è un ramo dell’astrofotografia. Oltre ai pianeti, comprende anche il Sole e la Luna, nonché comete e asteroidi.
La ripresa dei pianeti richiede un approccio diverso rispetto alla rappresentazione del cielo profondo (astrofotografia del cielo profondo), sia nella tecnica sia nel modo in cui le immagini vengono elaborate.
A differenza del cielo profondo, può essere praticata con successo anche in zone fortemente colpite dall’inquinamento luminoso.

Che cos’è la fotografia planetaria?
La fotografia planetaria consiste nel realizzare immagini ad alta risoluzione delle nostre vicine planetarie.
Richiede un approccio diverso, sia nella tecnica di ripresa sia nell’attrezzatura necessaria, rispetto alla classica astrofotografia del cielo profondo.
A differenza dell’astrofotografia del cielo profondo, la ripresa del sistema solare può essere effettuata anche da zone fortemente inquinate dalla luce, poiché gli oggetti osservati sono relativamente luminosi e vengono esposti solo brevemente.

Come posso fotografare i pianeti?
Poiché i pianeti sono molto piccoli, le immagini scattate con fotocamere convenzionali e anche con grandi obiettivi non portano alcun guadagno di informazione degno di nota. In ogni caso ci serve un telescopio come obiettivo per ingrandire fortemente il piccolo pianeta.
Una volta ottenuto questo, possiamo scattare immagini:
- con una webcam
- con una reflex, oppure
- con una camera astronomica dedicata.
Nell’articolo seguente esaminiamo la combinazione di telescopio, montatura, accessori e camera (esclusa la webcam) necessaria a tale scopo.
Particolarità della fotografia planetaria
Che cos’è il seeing?
Il seeing è il fenomeno per cui le stelle, viste dalla Terra, tremolano e scintillano. Il seeing varia da luogo a luogo e da giorno a giorno, poiché si basa tra l’altro sul rimescolamento turbolento delle masse d’aria nell’atmosfera. Questo rimescolamento di masse d’aria di temperature diverse rifrange la luce come una lente, in modo diverso a seconda della lunghezza d’onda.
Ne consegue che, a un’osservazione attenta, anche oggetti puntiformi come le stelle o dettagli molto fini della superficie planetaria non vengono resi in modo puntiforme, ma sfocati e diffusi.
Il seeing si esprime in secondi d’arco, un’unità che descrive una frazione di grado. Un secondo d’arco corrisponde all’incirca all’angolo sotto cui appare un oggetto largo cinque millimetri a una distanza di un chilometro.
In Germania il seeing medio è di circa 3 secondi d’arco e limita quindi di conseguenza il potere risolutivo.
Una stella che in realtà occupa un secondo d’arco ci appare, a causa del seeing, larga 3 secondi d’arco. Questo effetto è particolarmente rilevante nelle esposizioni di diversi minuti, comuni nell’astrofotografia del cielo profondo.

Chi desidera una stima più precisa del seeing attuale nella propria località può utilizzare la funzione FWHM dei software di controllo camera o informarsi tramite app per il seeing.
Che cos’è il lucky imaging?
A differenza della fotografia del cielo profondo, qui le turbolenze dell’atmosfera (seeing) vengono praticamente “congelate” in migliaia di riprese con tempi di posa di frazioni di secondo.
Questa tecnica di ripresa si chiama lucky imaging: tra le innumerevoli riprese, l’atmosfera può essere congelata in un istante in cui, per fortuna, presenta a malapena gli effetti tipici del seeing.
Qui entra in gioco la risoluzione teorica del telescopio. In linea di principio il fattore limitante nell’astrofotografia è il seeing; tuttavia, con il lucky imaging si possono cogliere momenti in cui il seeing non ha quasi alcuna influenza e il potere risolutivo potenziale è determinato dall’ottica del telescopio.
Deve però essere chiaro che questi momenti fortunati sono tanto più probabili quanto migliore è il seeing.
Potere risolutivo e criterio di Rayleigh
Il potere risolutivo di un telescopio è la sua capacità di separare ancora due oggetti molto ravvicinati. Maggiore è l’apertura di un telescopio, maggiore è il suo potere risolutivo (vedi guida ai telescopi).
La relazione è lineare. Anche la lunghezza d’onda della luce gioca un ruolo.
Il criterio di Rayleigh afferma che due sorgenti di luce puntiformi possono essere appena separate quando il primo minimo del disco di diffrazione (= immagine di una sorgente puntiforme attraverso un’ottica) della prima sorgente coincide con il massimo di diffrazione della seconda.
La distanza (= risoluzione) tra i due massimi di luminosità è
A [rad] = 1,22 * λ / D
Prendendo λ=550 nm come valore medio per la luce visibile e convertendo in secondi d’arco, si ottiene:
Potere risolutivo A [“] = 138,6 / apertura [mm]
Ci servirà questa formula per determinare il campionamento adatto alla nostra configurazione di telescopio e camera e all’oggetto target (pianeta o oggetto del cielo profondo). Una spiegazione dettagliata delle relazioni è riportata nell’articolo corrispondente.
Durata della ripresa nella fotografia planetaria
Nel lucky imaging viene realizzato un gran numero di riprese in poco tempo.
Un semplice valore indicativo per una durata di ripresa consigliata per i pianeti è qui di 1 min 30 s.
Telescopi per la fotografia planetaria
I telescopi adatti alla fotografia planetaria richiedono un’apertura relativamente grande e una lunga focale. Una grande apertura garantisce alta risoluzione e alto contrasto. Una lunga focale è, a differenza dell’astrofotografia del cielo profondo, un fattore importante nella ripresa planetaria, poiché determina il fattore di ingrandimento. I pianeti sono oggetti molto luminosi ma anche molto piccoli. Per riconoscere dettagli sulla loro superficie occorre ingrandirli fortemente.
Elevata nitidezza e contrasto sono particolarmente importanti per distinguere dettagli fini e differenze sulle superfici planetarie.
I fattori che influenzano contrasto e nitidezza sono, da un lato, la dimensione dell’apertura e, dall’altro, l’ostruzione nel percorso ottico.
Le stesse caratteristiche sono vantaggiose anche se vuoi fotografare la Luna.

Apocromatici a lunga focale
I telescopi ideali per la fotografia planetaria sarebbero gli apocromatici (rifrattori) con grande apertura e lunga focale. Non avendo uno specchio secondario nel percorso ottico, la loro immagine è ricca di contrasto e nitida.
Lo svantaggio dei rifrattori è che, oltre una certa apertura e correzione dell’aberrazione cromatica, diventano molto grandi e costosi e poco adatti all’uso amatoriale.
Telescopi Schmidt-Cassegrain
I telescopi catadiottrici, come il telescopio Schmidt-Cassegrain o il telescopio Maksutov, offrono un’alternativa ragionevole. Grazie a un percorso ottico ripiegato, la loro costruzione consente una focale molto lunga mantenendo al contempo una grande apertura.
Una nota dolente è la leggera ostruzione dovuta agli elementi dello specchio secondario nel percorso ottico. Rispetto al rifrattore, ciò comporta nitidezza e contrasto un po’ inferiori.

Nel confronto diretto dei catadiottrici, il Maksutov risulta migliore nella qualità ottica. Per costruzione ha uno specchio secondario più piccolo e quindi un’ostruzione minore rispetto allo Schmidt-Cassegrain (33%).
Ciononostante, i telescopi Schmidt-Cassegrain sono di solito la scelta più sensata, poiché sono anche più economici nelle grandi dimensioni e offrono usi più versatili. Grazie al loro rapporto focale un po’ più grande, f/10 rispetto all’f/13 abituale del Maksutov, si prestano anche meglio all’astrofotografia del cielo profondo.
Altri telescopi a lunga focale, come il telescopio Ritchey-Chrétien, non rappresentano buoni telescopi per la fotografia planetaria. A causa della loro elevata ostruzione del 50%, ne risulterebbe una netta perdita di dettaglio e contrasto.
Montatura
Come per l’astrofotografia del cielo profondo, una montatura con inseguimento è essenziale per la fotografia planetaria. Non a causa di tempi di posa molto lunghi, ma perché si deve lavorare con ingrandimenti estremamente elevati.
Per praticare la fotografia planetaria non è però necessariamente richiesta una montatura equatoriale; sarebbe sufficiente anche una montatura altazimutale, poiché il fenomeno della rotazione di campo può essere compensato via software.
I migliori risultati provengono comunque da montature equatoriali di qualità, che sono inoltre più versatili.
Perché la montatura fornisca i suoi migliori risultati, deve essere allineata e messa in stazione con grande precisione. Se ciò non avviene con esattezza, durante la ripresa si verifica una deriva nord-sud, tanto più marcata quanto più elevato è l’ingrandimento.
Inseguimento preciso
Possibilità per un allineamento e un inseguimento accurati:
- Polar alignment assistito dal produttore: Skywatcher, Celestron
- PHD2 (cannocchiale guida, OAG)
- Alignmaster / MGEN
- Polmaster
La fotografia planetaria si decide al telescopio, non alla fotocamera.
Sei domande brevi, risposta onesta via e-mail – senza fretta di comprare.
Camera per la fotografia planetaria
A causa delle turbolenze atmosferiche (seeing) è molto improbabile che l’unica foto che scattiamo sia buona. Per questo vogliamo scattare molte foto in poco tempo, per congelare in ogni istante il pianeta e le nostre turbolenze atmosferiche.
Lo facciamo nella speranza di ottenere molte immagini in cui l’effetto del seeing sia ridotto. Questa tecnica di ripresa si chiama lucky imaging. Tra molte migliaia di immagini scegliamo poi le migliori e le sovrapponiamo in una buona immagine. Queste numerose immagini si ottengono registrando un breve video ad alta frequenza di fotogrammi.
In ogni caso ci serve una camera che offra un’elevata frequenza di fotogrammi e velocità di lettura. Inoltre, un basso rumore di lettura (<2,5 e-) gioca un ruolo importante.
I sensori CMOS sono spesso preferibili per la fotografia planetaria, poiché per costruzione consentono una frequenza di fotogrammi più elevata. Inoltre sono più economici delle camere CCD.
Un altro aspetto importante è la dimensione dei pixel (non il numero di pixel), che deve essere adatta al nostro telescopio. Il complesso tema delle dimensioni dei pixel e del campionamento è trattato in dettaglio qui.

Reflex digitale (DSLR)
Una reflex digitale (DSLR) è spesso la prima fotocamera con cui si inizia in astrofotografia. Di norma possiede un sensore CMOS ed è più semplice da usare rispetto alle camere astronomiche dedicate.
Il grande vantaggio della DSLR è la sua autonomia. Dispone di alimentazione propria, di un processore, di memoria sufficiente e di un display per il controllo e una semplice elaborazione.
Camera planetaria dedicata
In linea di principio è adatta qualsiasi camera dotata di funzione video o di un’elevata frequenza di fotogrammi. Sono vantaggiose le camere astronomiche dedicate con sensore CMOS e basso rumore di lettura. Grazie alle dimensioni spesso molto ridotte del sensore, sono economiche da acquistare senza rinunciare alle capacità necessarie alla fotografia planetaria. Il loro utilizzo richiede però una fonte di alimentazione esterna e un portatile con software specifico (gratuito).
Buone camere planetarie come la ZWO Camera ASI 662 MC Color sono disponibili a partire da 299 €. Esistono come camera a colori per il principiante o come camera monocromatica per l’astrofotografo esigente che, in combinazione con i filtri, vuole ottenere il massimo.
Camera a colori o monocromatica?
Le camere a colori offrono un ingresso comodo nell’astrofotografia. Si espone il sensore e si ottiene un’immagine a colori. Ci si risparmia così molte serie di pose attraverso filtri diversi, che poi dovrebbero essere combinate in un’immagine a colori durante l’elaborazione.
L’immagine a colori nasce da una griglia ripetitiva 2×2 a tre colori (matrice di Bayer) posta sopra i pixel del sensore.

Il verde occupa la quota maggiore, il 50%, poiché contribuisce in larga misura alla percezione della luminosità e quindi alla resa del contrasto. Rosso e blu si dividono il restante 25%.
Ma ciò significa anche che un sensore a colori è meno sensibile di un sensore monocromatico, poiché per determinate lunghezze d’onda della luce non ogni pixel viene utilizzato.
Rispetto a una camera monocromatica, occorrono così 2×2 pixel per catturare il segnale di una stella rossa. Le camere monocromatiche sono nettamente più sensibili e, combinate con un filtro colorato, rappresentano lo standard di riferimento in astrofotografia.
Il nostro consiglio sulla camera
Principiante: la ZWO Camera ASI 662 MC Color è un ottimo punto di partenza. Avanzato: una camera monocromatica combinata con i filtri permette di ottenere il massimo. Le tre camere che consigliamo:
| Modello | Sensore | Ideale per | Prezzo |
|---|---|---|---|
| ZWO Camera ASI 662 MC Color | A colori | ⭐ Il nostro consiglioPer iniziare con la fotografia planetaria: frame rate elevato, un solo cavo, colore subito | 299 € |
| ZWO Camera ASI 585 MC Pro Color | A colori, raffreddata | sensore più grande e raffreddamento – utilizzabile anche nel deep-sky | 799 € |
| ZWO Fotocamera ASI 120MM Mini Mono | Monocromatica | lo standard descritto sopra: monocromatica più filtri, sensibilmente più sensibile | 229 € |
Trovi maggiori informazioni qui: Camera per astrofotografia: cosa sapere prima dell’acquisto.
Quale dimensione dei pixel per l’astrofotografia dei pianeti?
L’importanza della dimensione dei pixel, del campionamento e della focale è un tema complesso, trattato più approfonditamente nell’articolo Dimensione dei pixel e campionamento.
Dimensione dei pixel e rumore
A parità di segnale, i pixel piccoli hanno un rapporto segnale/rumore meno favorevole rispetto ai pixel più grandi. In particolare, le immagini sovracampionate con sensori a piccoli pixel mostrano un rumore marcato.
La tendenza va verso pixel sempre più piccoli nei sensori. Questi sensori, tuttavia, non sono sviluppati specificamente per l’astrofotografia. Per la maggior parte degli ambiti dell’astrofotografia sono sensate dimensioni dei pixel attorno a 4-5 µm. Nella fotografia planetaria possono spesso essere usate con profitto anche dimensioni di 3-4 µm. Come descritto sopra, va inoltre considerato se si tratta di una camera a colori o monocromatica.
Sovracampionamento o sottocampionamento
Il più delle volte si suggerisce per il campionamento un intervallo di 0,67 – 2″ / pixel.
Per la fotografia planetaria si cercherà, a seconda del telescopio, di sfruttare il potere risolutivo dell’ottica nelle notti limpide con buon seeing, per collocarsi piuttosto nell’ambito del sovracampionamento e ottenere immagini migliori rispetto al sottocampionamento. (Nota: per le riprese del cielo profondo, un leggero sottocampionamento porta spesso a immagini migliori grazie a un miglior rapporto segnale/rumore e a una resa più dettagliata rispetto al sovracampionamento.)
Accessori utili per la fotografia planetaria
ADC contro la dispersione atmosferica

La dispersione atmosferica provoca frange colorate rosse e blu anche con ottiche a specchio perfette e prive di aberrazione cromatica. La causa è l’atmosfera, che agisce come un prisma e rifrange in misura diversa la luce di diverse lunghezze d’onda (= colori).
L’effetto è particolarmente evidente agli alti ingrandimenti (come quelli richiesti nella fotografia planetaria) e quando l’oggetto è basso sull’orizzonte e il percorso della luce attraverso l’atmosfera è particolarmente lungo. Un ADC (Atmospheric Dispersion Corrector) può porvi rimedio.
Software popolari nella fotografia planetaria
FireCapture
Il freeware FireCapture è un software di acquisizione pensato specificamente per la fotografia planetaria. Offre numerose impostazioni utili, per esempio per regolare la messa a fuoco o allineare correttamente l’ADC.
AutoStakkert!
Con AutoStakkert tutto ruota attorno all’allineamento e alla somma di sequenze di immagini, per ridurre al minimo l’influenza delle distorsioni atmosferiche (seeing). Il suo obiettivo è produrre immagini di alta qualità dei pianeti, del Sole e della Luna senza troppa fatica.
RegiStax
RegiStax è un freeware per l’ulteriore elaborazione delle pile di immagini.
Applicazione e tutorial in un video
In questo video James Bates guida lo spettatore attraverso l’intero processo della fotografia planetaria prendendo come esempio Saturno. Il video è in lingua inglese ed è ricco di spiegazioni illustrate.
Fonti
- Stub Mandrel, Jupiter with Lucky Imaging, CC BY-SA 4.0, consultato il 27/09/2020
