Trovare la costellazione del Capricorno: capra-pesce, stelle e periodo migliore

Di · Pubblicato il · Dati verificati il 14 settembre 2026

Il Capricorno è la costellazione che quasi nessuno conosce – benché quasi tutti ne conoscano il nome. Come segno zodiacale è onnipresente; come figura nel cielo è un triangolo pallido e largo, basso sopra l’orizzonte sud, la cui stella più luminosa raggiunge appena 2,9 mag. Nessuna stella della costellazione del Capricorno rientra tra le cento più luminose del cielo. Chi vuole comunque trovarla non ha bisogno di occhi d’aquila, ma di una linea di mira – e questa comincia da una delle stelle più appariscenti dell’estate.

E ne vale la pena: il Capricorno è la più piccola delle dodici costellazioni dello zodiaco, ospita una stella che si eclissa da sola ogni 24,5 ore, due stelle doppie che si possono separare senza telescopio – e circa 2.000 anni fa ha dato il suo nome al tropico del Capricorno. Il fatto che oggi non si trovi più affatto lì è una delle storie più belle del cielo.

⚡ La risposta rapida: Il Capricorno (in latino Capricornus, «corno di capra») è una costellazione di fine estate e autunno. Lo trovi partendo dalla stella luminosa Altair nel Triangolo estivo e scendendo di circa 26 gradi – circa due mani e mezza a braccio teso – verso sud. Lì si trova un triangolo largo e appiattito composto da stelle di 3ª e 4ª grandezza.

Periodo migliore: da agosto a metà novembre. Il 14 settembre il centro della costellazione si trova esattamente a sud verso le 22:30 (CEST). Anche allora la stella più luminosa raggiunge solo 20° (Amburgo) fino a 27° (Zurigo) sopra l’orizzonte – una vista libera verso sud è d’obbligo.

La particolarità: con i suoi 413,9 gradi quadrati, il Capricorno è la più piccola costellazione dello zodiaco. La sua stella più luminosa, Deneb Algedi, è una variabile a eclisse, e l’ammasso globulare M 30 è il suo unico oggetto Messier.

Indice

Cartina di ricerca per il 14 settembre verso le 22:30 (CEST): da Altair una linea di mira scende di circa 26 gradi verso sud fino al triangolo appiattito della costellazione del Capricorno; in basso a destra si trova Fomalhaut.
La cartina di ricerca per metà settembre: Altair in alto, Fomalhaut in basso a sinistra – in mezzo si trova il Capricorno. Calcolo proprio per 50° Nord: sterngucker.de

Trovare la costellazione del Capricorno: la linea di mira da Altair verso sud

Il metodo consueto – «cerca la figura» – fallisce puntualmente con il Capricorno. Le sue stelle più luminose si trovano a 2,9, 3,1 e 3,6 mag. Per confronto: la stella più debole del Grande Carro ha 3,3 mag. Il Capricorno non è quindi invisibile, ma non ha alcun disegno che salti all’occhio, e per di più si trova basso. In città è praticamente introvabile senza aiuti. Ciò che funziona: misurare una distanza a partire da una stella sicura e luminosa.

Il punto di partenza nel cielo: Altair nel Triangolo estivo

In agosto e settembre il Triangolo estivo si trova alto a sud la sera. Il suo vertice più meridionale è Altair nella costellazione dell’Aquila, una stella bianca di 0,8 di grandezza – inconfondibile, perché è affiancata da due stelle più deboli che formano con essa una breve linea retta. Queste tre stelle si chiamano Tarazed, Altair e Alshain, e sono l’unico punto di partenza di cui hai bisogno per il Capricorno.

Da Altair si scende verso il basso, cioè verso sud fino a sud-sud-est. La distanza è di circa 26 gradi. Quando tendi il braccio, il tuo pugno chiuso è largo circa 10 gradi; 26 gradi corrispondono quindi a un buon due pugni e mezzo. Alla fine di questa distanza ti trovi in pieno Capricorno – più precisamente alla sua punta ovest, dove le due stelle Algedi e Dabih sono vicine l’una all’altra.

Il controllo a sud: Fomalhaut come verifica

Se non sei sicuro, un secondo punto d’ancoraggio ti aiuta. Basso a sud, nettamente in basso a sinistra del Capricorno, si trova Fomalhaut – con 1,2 mag l’unica stella davvero luminosa in questa zona di cielo e perciò difficile da confondere. In Europa centrale sale solo di pochi gradi sopra l’orizzonte e lì scintilla spesso di colori. Se tracci mentalmente una linea da Altair a Fomalhaut, il Capricorno si trova all’incirca a metà strada, un po’ spostato verso destra (ovest). Tra il Capricorno e Fomalhaut si trova la costellazione dell’Acquario, altrettanto pallida.

Il metodo della mano

A braccio teso, nel cielo corrispondono all’incirca: mignolo ≈ 1°, tre dita affiancate ≈ 5°, pugno chiuso ≈ 10°, mano aperta dal pollice al mignolo ≈ 20°. Funziona per quasi tutti, perché a mani più grandi corrispondono braccia più lunghe. Per la distanza Altair → Capricorno ti servono quindi un buon due pugni e mezzo, oppure una mano aperta più mezzo pugno.

La figura del Capricorno: un triangolo appiattito, non un caprone

Una volta trovato il punto, non vedi nessun animale. Ciò che vedi è un triangolo largo che si abbassa verso il basso – alcuni lo paragonano a una barca, altri a un sorriso disteso o a una vasca da bagno. La punta ovest è formata da Algedi e Dabih, la punta est da Deneb Algedi e Nashira, e la punta sud si abbassa verso il basso con Baten Algiedi e Omega Capricorni. Da una punta all’altra ci sono circa 20 gradi – la costellazione è quindi più larga di una mano aperta.

Cartina dettagliata della costellazione del Capricorno con il triangolo delle linee di collegamento, le stelle Algedi, Dabih, Deneb Algedi, Nashira, Marakk e Baten Algiedi nonché il campo visivo di un binocolo 10x50.
La figura in dettaglio: tre angoli, tra i quali stelle di 4ª e 5ª grandezza. Il cerchio verde mostra quanto ne entra in un binocolo 10×50. Grafica propria: sterngucker.de

Il Capricorno in breve: i dati essenziali della costellazione

CaratteristicaValore
Nome latinoCapricornus («corno di capra»), genitivo Capricorni
Sigla IAUCap
Superficie413,9 gradi quadrati – posizione 40 su 88 e la più piccola costellazione dello zodiaco
Stella più luminosaDeneb Algedi (δ Cap), 2,85 mag
ConfinantiAquila e Acquario a nord e a est, Sagittario a ovest, Microscopio a sud
Migliore visibilitàda agosto a metà novembre, culminazione del centro il 14 settembre verso le 22:30 CEST
Altezza massima (50° Nord)circa 24° per Algedi, circa 21° per Deneb Algedi
Cielo profondoammasso globulare M 30 (7,2 mag), galassia NGC 6907, gruppo di Hickson 87
Sciame meteoricoAlfa-Capricornidi, massimo a fine luglio, bolidi lenti e spesso molto luminosi

La capra-pesce nel cielo: perché il Capricorno ha una coda di pesce

Chi sfoglia le antiche carte celesti resta perplesso: lì il Capricorno non è un caprone. Davanti è una capra con corna e zampe anteriori – e dietro un pesce con squame e pinna caudale. Questa creatura si chiama capra-pesce, in inglese sea goat, e non è un’invenzione di cartografi romantici, ma la più antica interpretazione conosciuta di questo campo stellare in assoluto. Il mito greco di Pan si aggiunse solo circa mille anni più tardi.

Rilievo di una capra-pesce con testa di capra, corna ricurve, corpo squamoso e coda di pesce su una lastra di arenaria erosa in stile babilonese.
La capra-pesce: davanti capra, dietro pesce. I Babilonesi la chiamavano Suhurmašu e la collocavano in questo punto del cielo, molto prima che i Greci ne facessero il loro mito di Pan. (Immagine simbolica, generata dall’IA)

Il Capricorno è una capra? Cosa dicono le fonti babilonesi

A metà. Negli elenchi stellari babilonesi – il più noto è il catalogo MUL.APIN, il cui nucleo risale al secondo millennio avanti Cristo – questo campo porta il nome di MUL SUḪUR.MÁŠ, letteralmente «la capra-pesce». Apparteneva al dio delle acque Ea (Enki in sumero), il signore dell’acqua dolce, della sapienza e dell’artigianato. Ea veniva a sua volta spesso raffigurato con correnti d’acqua, e il suo animale accompagnatore era proprio questa creatura ibrida: un animale che è al contempo di casa sui monti e nell’acqua.

Il motivo della combinazione è verosimilmente calendariale. L’intera porzione di cielo tra il Capricorno, l’Acquario e i Pesci è chiamata nei testi babilonesi, in sostanza, «il mare» – il Sole la attraversava nella stagione delle piogge. Un animale che emerge per metà dall’acqua si addice a questo vicinato meglio di un puro abitante dei monti. Quindi, se qualcuno chiede se il Capricorno è una capra, la risposta onesta è: davanti sì, dietro no.

Sea goat: perché la coda di pesce si è conservata fino a oggi

I Greci ripresero la figura babilonese con tutta la coda di pesce e la chiamarono Aigokerōs («corno di capra»). I Romani ne fecero Capricornus – da caper (caprone) e cornu (corno). La coda di pesce rimase nella tradizione iconografica, benché il nome non la menzioni più. Perciò la costellazione in inglese si chiama tuttora spesso the sea goat, e perciò la domanda «perché il Capricorno ha una coda di pesce?» appare strana solo a prima vista: la risposta è semplicemente che il pesce è più antico del caprone.

Nel cielo stesso, del resto, questo non serve affatto. Le stelle non formano né una capra né un pesce, bensì un triangolo. Come per la maggior parte delle costellazioni zodiacali, la figura è un’attribuzione, non una descrizione.

Mitologia del Capricorno: da Ea a Pan fino ad Amaltea

Intorno alla costellazione si sono depositate diverse narrazioni che non si escludono a vicenda, ma si sovrappongono come strati. Chi cerca il significato della costellazione del Capricorno trova quindi, a seconda della fonte, qualcosa di diverso – e tutte hanno ragione nel loro rispettivo arco temporale.

Babilonia e Sumer: la capra-pesce del dio delle acque Ea

Lo strato più antico è quello babilonese, ed è anche l’unico in cui la figura corrisponde al contenuto: Ea è un dio delle acque, il suo animale è per metà una creatura acquatica, e la porzione di cielo si chiama «il mare». La capra-pesce compare su cippi di confine (kudurru) e sigilli per molti secoli. Con ciò il Capricorno è una delle costellazioni con la preistoria meglio documentata in assoluto – circa 2.800 anni più antica dei miti greci che le furono attribuiti in seguito.

Grecia: Pan fugge davanti al mostro Tifone

La versione greca più nota: quando il mostro Tifone attaccò gli dèi, questi fuggirono in Egitto e si trasformarono in animali. Il dio pastore Pan – già per metà capra – saltò nel Nilo. La parte del suo corpo che si immerse nell’acqua divenne una coda di pesce, la parte rimasta fuori dall’acqua restò capra. Zeus, per riconoscenza, collocò il risultato in cielo. La storia è evidentemente una spiegazione a posteriori di un’immagine che i Greci trovarono già bell’e pronta – spiega proprio la caratteristica che proveniva da Babilonia.

Amaltea: la capra che allattò Zeus bambino

Una seconda attribuzione greca vede nella costellazione Amaltea, la capra che nutrì il piccolo Zeus in una grotta cretese mentre suo padre Crono lo cercava. Da uno delle sue corna nacque la cornucopia. Questa versione spiega bene la parte caprina e per niente la coda di pesce – un indizio del fatto che qui sono state fuse due tradizioni originariamente distinte.

Un’immagine dal calendario: perché il mito non spiega la figura

Tutte queste narrazioni hanno un problema comune: spiegano una figura che nel cielo non si vede. Più probabile è il percorso inverso. Nell’antichità il Capricorno segnava la posizione più bassa del Sole nell’anno – il solstizio d’inverno. Da qui il Sole tornava a salire. Un animale che esce dall’acqua e scala i monti è un’immagine adatta a ciò. La figura segue quindi il calendario, non la forma delle stelle.

Le stelle nel Capricorno: Deneb Algedi, Dabih e Algedi

Nessuna stella del Capricorno è particolarmente luminosa, ma ben tre di esse sono interessanti per gli osservatori: una si eclissa da sola, una si lascia separare al binocolo, una addirittura a occhio nudo. Per le sue dimensioni, la costellazione presenta così una densità sorprendente di bersagli gratificanti.

Deneb Algedi: la stella più luminosa e una variabile a eclisse

Deneb Algedi (δ Capricorni) è con 2,85 mag la stella più luminosa della costellazione e si trova all’angolo est del triangolo. Il suo nome viene dall’arabo e significa «coda del caprone» – la stessa radice della ben più nota Deneb nel Cigno. Con soli 39 anni luce di distanza, è una delle stelle luminose più vicine a noi in assoluto.

Ciò che è affascinante è quello che non le si vede: Deneb Algedi è una variabile a eclisse di tipo Beta Lyrae. Due stelle si orbitano a vicenda così strettamente da coprirsi l’un l’altra, deformate al tempo stesso dalle forze mareali. Il periodo è di soli circa 24,5 ore, e la luminosità oscilla di circa 0,2 classi di grandezza. È al limite della percezione a occhio nudo, ma in confronto diretto con la vicina Nashira, di 3,7 mag, è del tutto seguibile su più notti – un bel progetto per principianti, per tutti coloro che vogliono esercitarsi una volta a stimare le luminosità.

Dabih: la stella doppia per il binocolo

Dabih (β Capricorni) è con 3,05 mag la seconda stella più luminosa e si trova alla punta ovest. Al binocolo si rivela una coppia: una stella principale giallo-arancio di 3,1 mag e un compagno bluastro di 6,1 mag distano circa tre minuti e mezzo d’arco. Questo basta già per un binocolo 10×50, e il contrasto di colori è uno dei più belli in questa zona di cielo. Il sistema si trova a circa 340 anni luce; le due componenti visibili sono a loro volta sistemi multipli.

Algedi: la stella doppia per l’occhio nudo

Proprio accanto si trova Algedi – e in doppio. α² Capricorni (3,57 mag, 109 anni luce) e α¹ Capricorni (4,24 mag, 690 anni luce) distano solo circa 6,3 minuti d’arco. È abbastanza perché un occhio dalla vista normale, sotto un cielo buio, possa separare le due senza alcun aiuto – una delle poche occasioni nel cielo in cui ciò riesce.

Fisicamente, tuttavia, le due non hanno nulla a che fare l’una con l’altra: si trovano a più di 500 anni luce l’una dietro l’altra e compaiono solo per caso nella stessa direzione. Una cosa del genere si chiama stella doppia ottica. Dabih, invece, è un vero sistema legato gravitazionalmente. Chi osserva entrambe in una stessa notte ha compreso in cinque minuti la differenza tra «apparente» e «reale».

Nashira, Dorsum e le stelle più deboli della figura

Nashira (γ Cap, 3,69 mag, 139 anni luce) si trova vicinissima a Deneb Algedi e funge da stella di confronto per le sue oscillazioni di luminosità. Dorsum (θ Cap, 4,08 mag) e Marakk (ζ Cap, 3,74 mag) si trovano all’interno della figura, Baten Algiedi (ω Cap, 4,11 mag) segna la punta sud – ed è proprio per questo la stella critica: si trova così in basso che nella Germania settentrionale supera a malapena i 10 gradi. Se vedi Baten Algiedi, il tuo orizzonte sud è buono.

StellaLuminositàDistanzaParticolarità
δ Cap – Deneb Algedi2,85 mag39 alStella più luminosa, variabile a eclisse con periodo di 24,5 h
β Cap – Dabih3,05 mag340 alStella doppia con compagno di 6,1 mag, separabile al binocolo
α² Cap – Algedi3,57 mag109 alStella doppia ottica con α¹, separabile a occhio nudo
γ Cap – Nashira3,69 mag139 alStella di confronto per Deneb Algedi
ζ Cap – Marakk3,74 mag400 alGigante luminosa all’interno della figura
θ Cap – Dorsum4,08 mag160 alBordo nord del triangolo
ω Cap – Baten Algiedi4,11 mag630 alPunta sud, a malapena visibile nel nord della Germania
α¹ Cap4,24 mag690 alLa più lontana delle due stelle Algedi

Quando è visibile la costellazione del Capricorno?

Il Capricorno è una costellazione della seconda metà dell’anno. Tra dicembre e giugno si trova in cielo di giorno ed è quindi invisibile. Da metà luglio compare nella seconda metà della notte, a settembre si trova a sud la sera, e a novembre si congeda in direzione sud-ovest.

La finestra di osservazione: da agosto a metà novembre

La finestra praticamente sfruttabile va dall’inizio di agosto a metà novembre. Ad agosto bisogna aspettare dopo le 23, perché il crepuscolo finisce tardi e la costellazione si trova abbastanza in alto solo allora. A settembre e ottobre si trova a sud nel momento migliore. A novembre scende presto verso sud-ovest. Ciò che altrimenti accade in cielo in questi mesi è riportato nella nostra panoramica sul cielo stellato di settembre e sul cielo stellato di ottobre.

Diagramma dell'altezza di Deneb Algedi e dell'ammasso globulare M 30 sopra l'orizzonte alle ore 22 locali nel corso dell'anno, con la finestra di osservazione da agosto a novembre evidenziata.
Altezza alle ore 22 locali nel corso dell’anno (Berlino): la finestra va da agosto a metà novembre. Nota che la curva di Deneb Algedi raggiunge il suo valore massimo solo all’inizio di ottobre – a un orario fisso, non alla data di culminazione. Calcolo proprio: sterngucker.de

La sera migliore: la culminazione del 14 settembre

Una costellazione si trova al punto più alto quando è esattamente a sud – è ciò che si chiama culminazione. Per il centro della costellazione del Capricorno questo accade il 14 settembre verso le 22:30 (CEST). Chi ha solo una sera nell’anno sceglie questa: il crepuscolo è ormai passato, la figura si trova per intero e al centro sopra l’orizzonte sud.

Data di culminazione ≠ posizione più alta alle ore 22

Due indicazioni che vengono spesso confuse. Il 14 settembre il centro della costellazione culmina verso le 22:30 (CEST). La stella Deneb Algedi si trova più a est e raggiunge la sua posizione più alta a un orario fisso delle 22 solo all’inizio di ottobre, con circa 21 gradi. Entrambe le cose sono corrette – sono solo due domande diverse. In pratica ciò significa: tra metà settembre e metà ottobre, di sera, va comunque ugualmente bene.

I numeri per Berlino, ogni volta alle 22:30 (CEST), rendono evidente l’andamento: il 1° agosto Deneb Algedi si trova appena a di altezza, il 15 agosto a 12°, il 1° settembre a 18°, il 15 settembre a 21°, il 1° ottobre a 21° – e il 1° novembre a soli 15°. L’ammasso globulare M 30 si trova ogni volta circa sei gradi più in basso, il che per esso fa la differenza tra visibile e invisibile.

Altezza di culminazione: quanto in alto sale il Capricorno nella tua città

Poiché il Capricorno si trova a sud dell’equatore celeste, la sua altezza dipende fortemente dalla latitudine. La differenza tra Amburgo e Zurigo è di un buon sei gradi – e in questo intervallo di altezza sei gradi decidono davvero tra successo e insuccesso, perché l’aria appena sopra l’orizzonte assorbe moltissima luce.

Diagramma a barre dell'altezza di culminazione di Algedi, Deneb Algedi, M 30 e Baten Algiedi ad Amburgo, Berlino, Colonia, Francoforte, Monaco, Vienna e Zurigo con la linea dei 15 gradi indicata.
Più a sud, meglio è: Deneb Algedi raggiunge 20° ad Amburgo, 27° a Zurigo. L’ammasso globulare M 30 resta ad Amburgo, con 13°, sotto la soglia critica dei 15 gradi. Calcolo proprio: sterngucker.de
CittàAlgediDeneb AlgediM 30Perdita di luce per M 30
Amburgo23,9°20,3°13,3°1,21 mag
Berlino24,9°21,3°14,3°1,13 mag
Colonia26,5°22,9°15,9°1,02 mag
Francoforte27,3°23,8°16,7°0,97 mag
Monaco29,3°25,7°18,7°0,87 mag
Vienna29,3°25,7°18,6°0,88 mag
Zurigo30,1°26,5°19,4°0,84 mag

L’ultima colonna è quella davvero interessante. Indica quanta luminosità l’atmosfera sottrae all’ammasso globulare M 30 al suo punto più alto. Ad Amburgo sono 1,2 classi di grandezza: da 7,2 mag si passa di fatto a 8,4 mag, e con ciò l’ammasso scivola fuori dalla portata dei piccoli binocoli. A Zurigo ne rimangono solo 0,84 mag. È il motivo per cui lo stesso ammasso globulare se la cava molto meglio nei resoconti di viaggio dalla Germania meridionale che nei protocolli di osservazione dal Mare del Nord. Sul ruolo dello sfondo del cielo abbiamo una pagina dedicata all’inquinamento luminoso.

Quanto vale la pena una notte nel Capricorno?

Il 1° settembre, da Berlino, Deneb Algedi si trova durante la notte astronomica circa quattro ore e mezza sopra i 15 gradi. L’ammasso globulare M 30 raggiunge circa quattro ore sopra i 10 gradi. Sembra molto, ma è il limite teorico superiore – foschia, alberi e illuminazione locale all’orizzonte sud ne divorano nella pratica facilmente la metà. Prevedi quindi in modo realistico una finestra temporale di due o tre ore intorno alla mezzanotte.

Cielo profondo nel Capricorno: M 30 e cos’altro si può fare

Il Capricorno non è un paradiso del cielo profondo. Si trova lontano dalla Via Lattea, e poiché per di più è basso, il bottino è modesto: un unico oggetto Messier, più qualche galassia per i grandi diametri. Ma chi si trova proprio in questa zona non dovrebbe tralasciare M 30 – l’ammasso è nettamente migliore della sua fama.

Cartina del cielo profondo della costellazione del Capricorno con le posizioni dell'ammasso globulare M 30, della galassia a spirale barrata NGC 6907 e del gruppo di Hickson 87 nonché il tracciato dell'eclittica.
I bersagli nel Capricorno: M 30 si trova a un buon tre gradi a est di Zeta Capricorni ed è quindi facile da individuare. NGC 6907 e HCG 87 sono oggetti per i grandi diametri. Grafica propria: sterngucker.de

L’ammasso globulare M 30: l’unico oggetto Messier nel Capricorno

M 30 (NGC 7099) è un ammasso globulare di circa 7,2 mag a circa 27.000 anni luce di distanza. Charles Messier lo inserì nel suo catalogo nel 1764 e lo ritenne una nebulosa – con il suo strumento non riusciva a distinguere stelle. Questa è ancora oggi l’esperienza decisiva relativa a questo oggetto: ciò con cui si osserva M 30 determina ciò che si vede.

Individuarlo è semplice: M 30 si trova a un buon tre gradi a est di Zeta Capricorni, nella parte inferiore della figura. Al binocolo 10×50 appare sotto un cielo buio come una minuscola macchia nebulosa rotonda – niente di più, e dal nord della Germania spesso per niente. A partire da circa 15 centimetri di diametro il bordo comincia a diventare granuloso. A partire da circa 20 centimetri le zone esterne si risolvono in singole stelle, e allora compaiono anche le due catene stellari marcate che si allontanano dal nucleo verso nord.

Sul piano astrofisico, M 30 è un ammasso globulare a nucleo collassato: il suo centro nel corso del tempo è crollato su se stesso ed è oggi estremamente densamente popolato. Solo circa un quinto di tutti gli ammassi globulari conosciuti ha raggiunto questo stadio. Con i suoi circa 13 miliardi di anni, è tra gli oggetti più antichi che si possano osservare dall’Europa centrale.

Immagine del telescopio Hubble dell'ammasso globulare NGC 6752 con migliaia di stelle fitte su sfondo nero.
Ecco come appaiono gli ammassi globulari da vicino – qui NGC 6752, ripreso con il telescopio Hubble. M 30 nel Capricorno appartiene allo stesso tipo di oggetto, ma in un telescopio amatoriale resta una piccola macchia nebulosa granulosa. Immagine: NASA/ESA/Hubble (di pubblico dominio)

NGC 6907 e HCG 87: bersagli per i grandi diametri

NGC 6907 è una galassia a spirale barrata di circa 11,1 mag nella parte occidentale della costellazione. Visualmente è una pallida macchia ovale e richiede almeno 25 centimetri di diametro e un cielo davvero buio – a un’altezza inferiore a 25 gradi, in Europa centrale è un’impresa sportiva. Nelle foto mostra due bracci a spirale insolitamente estesi.

HCG 87 è un gruppo di galassie di Hickson composto da quattro galassie interagenti a circa 400 milioni di anni luce di distanza. Visualmente è praticamente irraggiungibile per i telescopi amatoriali, ma per l’astrofotografia a lunga esposizione è un bersaglio affascinante. Altri oggetti gratificanti li trovi nella nostra panoramica sugli oggetti del cielo profondo.

La più piccola costellazione dello zodiaco: 413,9 gradi quadrati

Delle dodici costellazioni dello zodiaco, il Capricorno è la più piccola. Con 413,947 gradi quadrati occupa complessivamente la posizione 40 su 88 costellazioni – per confronto: la Vergine, la più grande costellazione dello zodiaco, con 1.294 gradi quadrati è più di tre volte più grande. Questo spiega anche perché il Sole permane nel Capricorno solo relativamente poco.

Costellazione zodiacaleSuperficie (gradi quadrati)Posizione su 88
Vergine1.294,42
Acquario979,910
Leone946,912
Pesci889,414
Sagittario867,415
Toro797,217
Gemelli513,830
Cancro505,931
Scorpione496,833
Bilancia538,129
Ariete441,439
Capricorno413,940

Le posizioni provengono dai confini ufficiali delle costellazioni, stabiliti dall’Unione Astronomica Internazionale nel 1930. Questi confini sono linee rette lungo l’ascensione retta e la declinazione – dalla loro introduzione, ogni punto del cielo appartiene in modo univoco a esattamente una costellazione.

Il tropico del Capricorno: un nome dall’antichità

Il tropico del Capricorno è il parallelo situato a 23,4 gradi di latitudine sud, sopra il quale il Sole si trova allo zenit al solstizio d’inverno. Attraversa l’Australia, il Sudafrica, il Cile e il Brasile. Il suo nome deriva dal fatto che il Sole, in quel giorno, si trovava nella costellazione del Capricorno all’epoca in cui il termine fu coniato.

Oggi questo non è più vero. L’asse terrestre oscilla come una trottola, con un periodo di rivoluzione di circa 25.800 anni. Questa precessione sposta lentamente tutti i punti delle stagioni rispetto alle costellazioni. Il punto del solstizio d’inverno si trovava, secondo il nostro calcolo, nel Capricorno da circa 2140 a.C. fino a circa 130 a.C. – e oggi si trova nella costellazione vicina del Sagittario.

Diagramma della migrazione del punto del solstizio d'inverno attraverso le costellazioni dal 2600 a.C. al 2100 d.C., suddiviso per colore secondo la costellazione.
La migrazione del punto del solstizio d’inverno: da circa 2140 a.C. fino a circa 130 a.C. si trovava nel Capricorno – proprio in quel periodo il tropico ricevette il suo nome. Oggi si trova nel Sagittario. Calcolo proprio: sterngucker.de

Il momento della denominazione: perché Ipparco aveva ragione

Ciò che è notevole di questo arco temporale: proprio nella sua fase finale, nel 2° secolo a.C., lavorava Ipparco di Nicea, che descrisse per primo la precessione. Ai suoi tempi il nome «tropico del Capricorno» era quindi ancora corretto – per un soffio. Poche generazioni più tardi non lo era più. Il nome rimase comunque, e per lo stesso motivo il punto vernale si chiama tuttora «punto dell’Ariete», benché sia da tempo nei Pesci.

Chi vuole sapere perché mai l’asse terrestre oscilla e quali altre conseguenze ciò comporta trova le basi nel nostro articolo su quanto tempo impiega la Terra per compiere un giro intorno al Sole.

Segno del Capricorno e costellazione del Capricorno: due cose ben diverse

Chi è nato sotto il segno del Capricorno ha il compleanno tra il 22 dicembre e il 20 gennaio. Solo che: in quel periodo il Sole non si trova affatto nella costellazione del Capricorno. Il motivo è la stessa precessione del tropico – i segni astrologici furono fissati circa 2.000 anni fa e da allora non sono più stati adattati al cielo.

Quando il Sole si trova davvero nella costellazione del Capricorno?

Secondo gli attuali confini IAU, il Sole attraversa la costellazione del Capricorno dal 21 gennaio al 16 febbraio – cioè circa 27 giorni, e quindi un buon quattro settimane più tardi rispetto al segno omonimo. Poiché il Capricorno è la più piccola costellazione dello zodiaco, è anche uno dei passaggi più brevi. Per confronto: nella Vergine il Sole permane oltre 44 giorni.

In pratica ciò significa: chi è nato sotto il segno del Capricorno aveva, il giorno del compleanno, il Sole nel Sagittario. E ancor più praticamente: nelle settimane intorno al proprio compleanno la costellazione corrispondente è fondamentalmente invisibile, perché si trova insieme al Sole nel cielo diurno. Tutta questa sistematica l’abbiamo scritta in un articolo dedicato alla differenza tra segni zodiacali e costellazioni.

Caratteristiche del Capricorno: cosa può dirne l’astronomia

Risposta onesta: niente. Le caratteristiche attribuite come costanza, disciplina o ambizione fanno parte dell’astrologia, non dell’astronomia. Non esiste alcun meccanismo fisico attraverso cui una costellazione, a 39 fino a 690 anni luce di distanza, potrebbe influenzare un essere umano – e le stelle del Capricorno non formano nemmeno un sistema coerente, ma si trovano per caso nella stessa direzione dello sguardo. Ciò che resta è un’immagine di straordinaria longevità culturale: la capra-pesce ci accompagna da oltre 3.000 anni.

Nettuno è stato scoperto nel Capricorno? Un errore tenace

In molti testi sul Capricorno si legge che qui nel 1846 sarebbe stato scoperto il pianeta Nettuno. È falso, e lo si può verificare con il calcolo. Nella notte tra il 23 e il 24 settembre 1846, Johann Gottfried Galle trovò il pianeta all’osservatorio di Berlino a un’ascensione retta di circa 22 ore 01 minuto e una declinazione di −12 gradi 40 minuti. Questa posizione si trova nella costellazione dell’Acquario – circa dodici gradi a est del confine del Capricorno.

Il pianeta Nettuno di colore blu-verde con la Grande Macchia Scura, ripreso dalla sonda spaziale Voyager 2.
Nettuno, ripreso da Voyager 2. Nel 1846 non fu scoperto nel Capricorno, ma circa dodici gradi più a est nell’Acquario. Immagine: NASA/JPL (di pubblico dominio)

Come nasce l’errore? Verosimilmente per due vie. In primo luogo Nettuno si muove lentamente, ma costantemente: nei decenni precedenti il 1846 si trovava effettivamente nel Capricorno, e i calcoli orbitali di Le Verrier e Adams si basavano su punti di osservazione più antichi. In secondo luogo, la posizione prevista viene talvolta confusa con quella trovata. Chi vuole essere corretto dice: Nettuno fu trovato nell’Acquario, dopo aver lasciato il Capricorno poco tempo prima.

Binocolo o telescopio: cosa ti serve per il Capricorno

Per il Capricorno la risposta è insolitamente chiara – più chiara che per la maggior parte delle altre costellazioni. Questo dipende dal fatto che i suoi due oggetti più belli rientrano in categorie diverse: la stella doppia Dabih appartiene al binocolo, l’ammasso globulare M 30 appartiene al telescopio.

Cosa offre il binocolo per il Capricorno

Un binocolo 10×50 qui è molto più di un ripiego. Mostra la figura completa in due o tre campi visivi, separa Dabih senza sforzo nella sua coppia arancio-blu, mostra Algedi come un’ampia coppia di stelle doppie, e rende visibili le stelle più deboli della figura che a occhio nudo, dalla città, non si vedono mai. Per individuare e collocare la costellazione, un binocolo è persino più adatto di un telescopio, perché l’ampio campo visivo conserva la visione d’insieme.

Quando vale comunque la pena il telescopio

Non appena si tratta di M 30, il binocolo raggiunge il suo limite. Nel 10×50 l’ammasso globulare resta una minuscola macchia nebulosa – se mai, nel nord della Germania, emerge dalla foschia dell’orizzonte. La vera esperienza, cioè che una macchia diffusa si risolva in migliaia di singole stelle, comincia solo a circa 15 centimetri di diametro e diventa davvero buona a partire da 20 centimetri. Lo stesso vale per NGC 6907 e per tutte le altre galassie nei dintorni. Abbiamo descritto la differenza in dettaglio nel nostro confronto telescopio o binocolo.

Chi può comprare un solo strumento e vuole davvero esplorare il cielo sceglie il telescopio; il binocolo è il complemento, non il sostituto. Per gli oggetti bassi come M 30 si aggiunge un secondo argomento: il diametro compensa una parte di ciò che l’atmosfera sottrae vicino all’orizzonte.

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Il Dobson da 20 centimetri è la raccomandazione classica quando il cielo profondo è in primo piano: molto diametro per euro, uso semplice, nessuna elettronica che possa guastarsi di notte. Mostra M 30 risolto e va anche su NGC 6907 più lontano di qualsiasi strumento più piccolo.

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Il fattore più importante non costa nulla

Per il Capricorno un orizzonte sud libero batte qualsiasi strumento. Un telescopio da 15 centimetri in un campo aperto mostra M 30 meglio di uno strumento da 25 centimetri dietro una fila di alberi. Prima dell’osservazione cerca un punto da cui hai vista libera verso sud fino a circa 10 gradi in basso – preferibilmente già alla luce del giorno.

Domande frequenti sulla costellazione del Capricorno

Come appare la costellazione del Capricorno?

Nel cielo non si vede nessun animale, bensì un triangolo largo e appiattito che si abbassa verso il basso – spesso paragonato a una barca o a un sorriso. È largo circa 20 gradi. Sulle antiche carte celesti diventa una capra-pesce: davanti capra con corna, dietro pesce con pinna caudale.

Dove si trova esattamente il Capricorno nel cielo?

Basso a sud, tra il Sagittario a ovest e l’Acquario a est. In pratica lo trovi scendendo da Altair nel Triangolo estivo di circa 26 gradi verso sud – un buon due pugni e mezzo a braccio teso.

Quando si può vedere la costellazione del Capricorno?

Da agosto a metà novembre. È collocata nel modo più favorevole da metà settembre a metà ottobre, nelle ore intorno alle 22-23. Tra dicembre e giugno è invisibile, perché attraversa il cielo diurno insieme al Sole.

Posso osservare il Capricorno stanotte?

Tra agosto e novembre: sì, a patto che il cielo sia sereno e tu abbia vista libera verso sud. Tra dicembre e luglio: no. Controlla inoltre la Luna – con la luna piena di M 30 non si vede nulla. Ciò che altrimenti si trova in cielo in questo momento lo trovi nei nostri eventi astronomici.

Come si chiama il Capricorno in latino?

Capricornus, da caper (caprone) e cornu (corno) – quindi letteralmente «corno di capra». La sigla ufficiale IAU è Cap, il genitivo Capricorni. In greco si chiamava Aigokerōs, in inglese si chiama spesso sea goat.

Perché il Capricorno è chiamato capra-pesce?

Perché la forma originaria babilonese della costellazione era una creatura ibrida: MUL SUḪUR.MÁŠ, l’animale accompagnatore del dio delle acque Ea, davanti capra e dietro pesce. I Greci ripresero l’immagine e spiegarono la coda di pesce a posteriori con la fuga del dio Pan davanti a Tifone.

Quante stelle ha la costellazione del Capricorno?

Sotto un buon cielo di campagna, a occhio nudo si possono riconoscere circa 30-40 stelle, di cui solo cinque più luminose di 4 mag. La più luminosa è Deneb Algedi con 2,85 mag. Complessivamente la costellazione comprende 413,9 gradi quadrati ed è quindi alla posizione 40 su 88.

Il Capricorno è una costellazione dello zodiaco?

Sì – e precisamente la più piccola delle dodici. L’eclittica, cioè la traiettoria apparente del Sole, attraversa la sua parte settentrionale. Perciò vi transitano regolarmente anche la Luna e i pianeti; nell’autunno 2026 Saturno si muove in questa zona di cielo.

Qual è l’oggetto più bello nella costellazione del Capricorno?

Per l’occhio nudo e il binocolo: Dabih, la stella doppia colorata alla punta ovest. Per il telescopio: l’ammasso globulare M 30, che a partire da circa 20 centimetri di diametro si risolve in singole stelle ed è tra gli oggetti più antichi che si possano vedere dall’Europa centrale.

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