Grande Carro (Orsa Maggiore): stelle, come trovarlo e visibilità

Di · Aggiornato il · Dati verificati il 14 settembre 2026

Il Grande Carro è la figura più celebre del cielo boreale e, per la maggior parte delle persone, è il primo disegno che hanno imparato a riconoscere sopra la propria testa. Sette stelle luminose – quattro che formano un rettangolo un po’ storto, tre che se ne staccano in una curva morbida – compongono una forma così memorabile che la si ritrova al primo colpo anche dopo anni senza alzare gli occhi.

⚡ In breve

Il Grande Carro non è una costellazione. È un asterismo – la figura luminosa di sette stelle all’interno della costellazione ben più vasta dell’Orsa Maggiore. In inglese le stesse sette stelle si chiamano Big Dipper, il grande mestolo, o the Plough, l’aratro.

Dall’Italia settentrionale e centrale la figura è circumpolare: non tramonta mai ed è quindi visibile in ogni notte serena dell’anno. Cambiano soltanto la sua altezza e il suo orientamento. A 51° N passa quasi allo zenit a maggio e sfiora l’orizzonte nord a soli 18° a novembre.

Il suo impiego più prezioso è l’orientamento. Il lato esterno della cassa, Merak → Dubhe, prolungato circa cinque volte, cade esattamente sulla Stella Polare – e la Polare indica sempre il nord vero.

Non esiste alcun segno zodiacale del Grande Carro: l’Orsa Maggiore si trova lontanissima dal piano dell’eclittica e non può quindi essere un segno dello zodiaco.

Mappa stellare del Grande Carro con le sette stelle Dubhe, Merak, Phecda, Megrez, Alioth, Mizar e Alkaid, la compagna Alcor e le galassie M81, M82, M101, M108, M109 e la Nebulosa Gufo M97
La cassa, il timone e gli oggetti del cielo profondo più interessanti a colpo d’occhio. Grafica: sterngucker.de

Questo articolo affronta tutto ciò che si chiede davvero su questa figura: le sette stelle con nomi, magnitudini e distanze, una ricetta precisa per trovare la Stella Polare, una tabella di visibilità mese per mese, la differenza fra Grande e Piccolo Carro, gli oggetti che vale la pena cercare nell’Orsa Maggiore – e il numero sorprendente di miti che si sono raccolti attorno a queste sette stelle.

L’essenziale in breve

  • Sette stelle: Dubhe, Merak, Phecda e Megrez formano la cassa, Alioth, Mizar e Alkaid il timone.
  • Un asterismo, non una costellazione: il Carro è la parte luminosa dell’Orsa Maggiore, che con 1.280 gradi quadrati è la terza costellazione più vasta delle 88.
  • Visibile tutto l’anno: a nord dei 41° di latitudine circa nessuna delle sette stelle tramonta mai.
  • Dimensione della figura: circa 25,7° da Dubhe ad Alkaid – all’incirca due mani aperte e mezza.
  • Riferimento numero uno: Merak → Dubhe, prolungato cinque volte, porta alla Stella Polare e quindi al nord vero.
  • Il dettaglio più famoso: Mizar e Alcor alla piega del timone – il classico test della vista e, in realtà, un sistema di sei stelle.
  • Nulla è per sempre: cinque delle sette stelle appartengono alla stessa corrente stellare; Dubhe e Alkaid corrono in direzione opposta. Fra 100.000 anni la figura sarà dissolta.

Grande Carro o Orsa Maggiore: perché entrambi i nomi sono giusti

«Grande Carro» e «Orsa Maggiore» si usano l’uno per l’altro nel linguaggio comune, ma non significano la stessa cosa. L’Orsa Maggiore è una delle 88 costellazioni ufficiali riconosciute dall’Unione Astronomica Internazionale: una regione di cielo dai confini netti che copre 1.280 gradi quadrati – dopo l’Idra e la Vergine la terza più estesa di tutte. Oltre alle sette stelle luminose contiene decine di stelle più deboli che disegnano la testa, il muso e le tre paia di zampe dell’orsa.

Il Grande Carro, invece, è un asterismo: un disegno stellare evidente, privo di confini ufficiali, che esiste semplicemente perché l’occhio umano continua a vederlo. Usa soltanto le sette stelle più luminose dell’orsa. È come un quartiere famoso dentro una grande città – tutti ne conoscono il nome, ma non ha un municipio proprio.

Fotografia notturna della costellazione dell’Orsa Maggiore sopra una fila di alberi, con le linee di collegamento fra le stelle tracciate
Ecco come appare davvero l’Orsa Maggiore in cielo – il Carro ne forma il cuore luminoso. Foto: Till Credner, AlltheSky.com (CC BY-SA 3.0)

Perché proprio un’orsa? La cosa notevole è che culture del tutto separate – in Europa, in Siberia e in Nordamerica – hanno visto la stessa orsa in questo disegno. Per gli storici delle religioni è uno degli indizi più forti che questa interpretazione sia antichissima e possa aver attraversato lo stretto di Bering con i primi abitanti del continente americano: un mito forse vecchio di più di 10.000 anni. La lunga «coda», che le orse vere non hanno, tradisce il montaggio: in molte versioni nordamericane le tre stelle del timone non sono affatto una coda, ma cacciatori che inseguono l’animale.

Segno zodiacale Grande Carro: perché non esiste

«Segno zodiacale dell’Orsa Maggiore» è una delle ricerche più frequenti sull’argomento, e la risposta onesta è che un segno simile non esiste. I segni zodiacali sono le dodici divisioni di quella stretta fascia di cielo che il Sole sembra percorrere nel corso dell’anno. Solo le costellazioni che si trovano su quel percorso possono fornire un segno: Ariete, Toro, Gemelli e le altre nove.

L’Orsa Maggiore però si trova molto a nord, a 50-60 gradi dall’eclittica. Il Sole non le si avvicina mai. Per quanto celebre, non può semplicemente essere un segno zodiacale. Ciò che il Grande Carro condivide con lo zodiaco è un ruolo di orientamento – ma quel ruolo è geografico, non astrologico.

💡 In una frase

Costellazione = una regione ufficiale di cielo (l’Orsa Maggiore). Asterismo = una figura evidente al suo interno (il Grande Carro). Segno zodiacale = una porzione dell’eclittica – e l’Orsa Maggiore non ne fa parte.

Le sette stelle del Grande Carro: nomi e luminosità

Tutte e sette le stelle del Carro sono più luminose della magnitudine 3,4, il che significa che restano visibili anche dal centro di una città molto illuminata: è questa, più di ogni altra cosa, la ragione della fama della figura. I nomi arabi che usiamo ancora rimandano quasi tutti o a parti dell’orsa o all’antico corteo funebre arabo che si vedeva nelle stesse stelle.

StellaBayerMagnitudineDistanzaPosizioneSignificato del nome
Dubheα UMa1,79 magca. 123 alcassa, davanti in alto«l’orsa» (arabo dubb)
Merakβ UMa2,37 magca. 80 alcassa, davanti in basso«i lombi»
Phecdaγ UMa2,44 magca. 83 alcassa, dietro in basso«la coscia»
Megrezδ UMa3,31 magca. 81 alcassa, dietro in alto«la radice della coda»
Aliothε UMa1,77 magca. 83 altimone, interno«la coda grassa» – la stella più luminosa della figura
Mizarζ UMa2,04 magca. 83 altimone, centrale«il grembiule» – con la compagna Alcor
Alkaidη UMa1,86 magca. 104 alpunta del timone«il capo», detta anche Benetnash

Due cose saltano all’occhio in questa tabella. Primo, Dubhe non è la più luminosa, pur portando la lettera α: Alioth la supera di un soffio con 1,77 mag. Quando Johann Bayer distribuì le sue lettere greche nel 1603 non ordinò rigorosamente per luminosità, ma spesso per posizione nella figura – qui numerata da davanti a dietro.

Secondo, cinque delle sette stelle si trovano praticamente alla stessa distanza, fra 80 e 83 anni luce. Non è un caso: è il nucleo di una delle scoperte più interessanti su questa figura, e ci torniamo più avanti nella sezione sul cambiamento di forma.

Stella dell’Orsa Maggiore: risposte per cruciverba

«Stella dell’Orsa Maggiore» è una definizione classica dei cruciverba e, poiché i nomi sono poco familiari, conviene ordinarli per numero di lettere. Ecco l’elenco completo delle risposte che compaiono davvero negli schemi:

LettereRispostaQuale stella?
4PHADforma breve di Phecda (γ UMa)
5DUBHEα UMa, stella anteriore alta della cassa
5MERAKβ UMa, stella anteriore bassa della cassa
5MIZARζ UMa, stella centrale del timone
5ALCORla compagna accanto a Mizar, 80 UMa
6PHECDAγ UMa, stella posteriore bassa della cassa
6MEGREZδ UMa, la più debole delle sette
6ALIOTHε UMa, la più luminosa della figura
6ALKAIDη UMa, punta del timone
9BENETNASHsecondo nome di Alkaid

Se la definizione chiede cinque lettere con la M iniziale, vanno bene solo MERAK e MIZAR. Una definizione da sei lettere con «la più luminosa» vuole ALIOTH, non Dubhe – una trappola in cui cadono in molti.

Il test visivo Mizar-Alcor: un sistema sestuplo

Alla piega del timone si trova la coppia di stelle più famosa del cielo boreale. Proprio accanto alla luminosa Mizar (2,04 mag), a soli 12 primi d’arco, sta la ben più debole Alcor (3,99 mag). Separare le due a occhio nudo significa avere una buona vista; gli astronomi arabi del Medioevo usavano la coppia come test di acuità visiva, e in tedesco la stellina si chiama ancora «il cavaliere», perché sembra montare il cavallo che tira il carro. In pratica quasi chiunque abbia una vista normale supera la prova, purché il cielo non sia troppo slavato.

Mizar è entrata due volte nella storia dell’astronomia. Nel 1617 divenne la prima stella doppia mai risolta al telescopio e nel 1889 la prima binaria spettroscopica – una coppia che nessuno strumento separa, ma la cui doppia natura si tradisce nello spettro.

🔎 Un errore duro a morire

Per decenni libri e siti hanno ripetuto che Mizar e Alcor fossero soltanto una doppia ottica: due stelle allineate per caso, in realtà distanti circa tre anni luce e senza alcun legame. Non è più così.

Misure pubblicate nel 2009 e nel 2011 hanno mostrato che le due sono davvero legate gravitazionalmente. La loro separazione reale è di circa 0,28 anni luce, all’incirca 17.800 unità astronomiche – ampia, ma non infinita.

Mizar-Alcor è quindi un sistema di sei stelle: Mizar è formata da due binarie (Mizar A e Mizar B, ciascuna una coppia) e Alcor da un’altra coppia. Dopo Castore nei Gemelli è il secondo sistema sestuplo più vicino conosciuto. Alcor non è dunque una stella tripla, e la coppia non è nemmeno un «ammasso stellare» – due affermazioni che purtroppo si trovano ovunque in rete.

La forma della figura: cassa, timone e dimensioni

La figura si compone di due parti nettamente distinte. La cassa è un quadrilatero leggermente deformato fatto di Dubhe, Merak, Phecda e Megrez – il cassone del carro nella lettura italiana e tedesca, il mestolo in quella americana, il vomere dell’aratro in quella britannica. Il timone si innesta sulla cassa e si slancia verso l’esterno in un arco morbido: Megrez, Alioth, Mizar, Alkaid.

Due misure angolari rendono la figura molto più facile da trovare. Da Dubhe ad Alkaid si estende per circa 25,7 gradi. Per confronto, una mano aperta a dita divaricate copre all’incirca 20 gradi a braccio teso e un pugno chiuso una decina di gradi. Il Carro è dunque lungo circa due pugni e mezzo – decisamente più grande di quanto si ricordi. Il lato esterno della cassa, da Merak a Dubhe, misura invece solo 5,4 gradi, un buon mezzo pugno. Quella breve distanza è il metro più utile di tutto il cielo boreale.

Un dettaglio sorprende molti: il timone è curvo, non dritto. Quella curvatura è proprio ciò che distingue il Grande Carro dal Piccolo, il cui timone si piega nell’altro senso – verso la cassa anziché lontano da essa. Se hai davanti una figura a carro e non sai quale sia, la verifica più rapida è la luminosità: nel Grande Carro tutte e sette le stelle saltano all’occhio, nel Piccolo praticamente solo due.

Trovare la Stella Polare: istruzioni passo per passo

Il Grande Carro è lo strumento di navigazione del cielo boreale. Le istruzioni sono così semplici che si tramandano immutate da secoli:

  1. Voltati verso nord e cerca il disegno più vistoso nella metà alta del cielo: sette stelle luminose, quattro delle quali in rettangolo.
  2. Individua il lato esterno della cassa: le due stelle opposte al punto in cui si attacca il timone. Sono Merak (in basso) e Dubhe (in alto).
  3. Traccia mentalmente una linea da Merak verso Dubhe e prolungala circa cinque volte la loro distanza – all’incirca 27 gradi, due buoni pugni e mezzo.
  4. Lì troverai una stella isolata di luminosità media, senza vicine brillanti: la Stella Polare, posata quasi esattamente sul polo nord celeste.
  5. Cala una verticale dalla Polare fino all’orizzonte: quella direzione è il nord vero. La sua altezza sull’orizzonte corrisponde inoltre alla tua latitudine geografica.
Mappa schematica del cielo polare nord: il lato esterno del Grande Carro da Merak a Dubhe prolungato cinque volte incontra la Stella Polare, con la W di Cassiopea dalla parte opposta
Merak → Dubhe, prolungato cinque volte: la via classica alla Stella Polare. Grafica: sterngucker.de

Due errori costano ai principianti più tempo di ogni altro. Primo, la Stella Polare non è particolarmente luminosa. Con 1,98 mag è solo la 48ª stella del cielo per luminosità, chiaramente più debole di Alioth o Dubhe. Chi cerca un faro abbagliante sta cercando l’oggetto sbagliato. Secondo, il Carro si presenta a ogni angolazione immaginabile a seconda della stagione e dell’ora: a volte capovolto, a volte in verticale. Il prolungamento Merak-Dubhe funziona comunque, perché ruota insieme alla figura.

Una volta trovata la Polare, guarda dall’altra parte del polo. Più o meno alla stessa distanza oltre di essa, esattamente all’opposto del Carro, si staglia l’inconfondibile W di Cassiopea. Le due figure girano attorno al polo durante la notte e quando una è bassa l’altra è alta. Nelle sere d’autunno in cui alberi o tetti nascondono il Carro, è dunque Cassiopea a prendere il ruolo di riferimento.

🧭 Il nord senza bussola

La Stella Polare dista circa 0,7 gradi dal polo nord celeste esatto – poco più di un diametro e mezzo di Luna piena. In pratica non cambia nulla: segui la verticale sotto la Polare e cammina verso nord con più precisione di quanta ne dia una bussola con la sua declinazione magnetica locale.

Il Grande Carro stasera: visibilità mese per mese

Dall’Italia settentrionale e centrale il Grande Carro è circumpolare: nessuna delle sue sette stelle tramonta mai. La domanda «quando si vede il Grande Carro?» ha quindi una risposta piuttosto piatta – sempre. La domanda davvero utile è dove guardare, perché la figura compie un giro completo attorno alla Stella Polare nel corso dell’anno e la sua altezza varia moltissimo.

La tabella riporta altezza e direzione del centro della figura alle 22 ora locale per 51° N. Quella latitudine è più a nord dell’Italia: sono i valori massimi, validi per Londra o Bruxelles. Più a sud i valori calano di circa un grado per grado di latitudine, quindi da Milano (45° N) togli circa sei gradi, da Roma (42° N) circa nove e da Palermo (38° N) circa tredici.

MeseAltezza alle 22DirezioneAspetto
gennaio34°nord-estin salita, timone verso il basso
febbraio48°nord-estben piazzato la sera
marzo62°nord-estalto, timone in basso a sinistra
aprile71°nord-estquasi sopra la testa
maggio85°nordculmine – praticamente allo zenit
giugno72°nord-ovestcomincia a scendere
luglio56°nord-ovesttimone puntato a ovest
agosto41°nord-ovestfacile da vedere di prima sera
settembre28°nord-ovestgià nettamente più basso
ottobre20°nordbasso; alberi ed edifici danno fastidio
novembre18°nordpunto più basso sull’orizzonte nord
dicembre23°nord-esttorna a salire
Diagramma a barre dell’altezza del Grande Carro alle 22 ora locale per ogni mese dell’anno a 51 gradi nord, con massimo a maggio e minimo a novembre
Altezza del centro della figura alle 22 ora locale per 51° N. Calcolo eseguito con astropy.

In pratica questo significa che la stagione migliore per il Grande Carro è la primavera, da marzo a giugno. È allora alto la sera, ben al di sopra delle foschie e delle luci dell’orizzonte – e allo stesso tempo fa da trampolino verso i bersagli più belli del cielo primaverile. A ottobre e novembre invece rade l’orizzonte nord e diventa semplicemente invisibile da una città o da un balcone esposto a sud. Per vederlo in quel periodo serve un orizzonte nord libero, oppure la pazienza di aspettare oltre la mezzanotte che risalga.

📍 Fin dove resta circumpolare?

Una stella è circumpolare solo a nord di una certa latitudine. Per Alkaid, la più meridionale delle sette, il limite è 40,7° N. Questo taglia l’Italia quasi esattamente a metà: da Milano, Bologna, Firenze e Roma tutte e sette le stelle restano sempre sopra l’orizzonte, mentre da Napoli in giù – Bari, Calabria, Sicilia, Sardegna meridionale – la punta del timone scende sotto l’orizzonte per una parte della notte. Per Dubhe, la più settentrionale, bastano invece 28,2° N: quella resta circumpolare in tutta Italia.

Grande e Piccolo Carro: le differenze

Poche domande tornano più spesso del rapporto fra i due carri. Sono due figure distinte in due costellazioni distinte – il Grande Carro nell’Orsa Maggiore, il Piccolo nell’Orsa Minore. Entrambe contano sette stelle e condividono la stessa forma di base, cassa più timone, ma non hanno molto altro in comune:

CriterioGrande CarroPiccolo Carro
CostellazioneOrsa MaggioreOrsa Minore
Dimensione della figura25,7°16,6°
Stella più luminosaAlioth, 1,77 magStella Polare, 1,98 mag
Stelle più luminose di 3,5 magtutte e settesolo due (Polare, Kochab)
Visibilità dalla cittàcompletadi norma due sole stelle
Curvatura del timonelontano dalla cassaverso la cassa
Contiene la Stella Polare?nosì, sulla punta del timone
Ruolo nell’orientarsiriferimento verso la Polarecontiene la Polare

La differenza pratica decisiva è la luminosità. Il Grande Carro resta interamente visibile anche dal centro di una città molto illuminata. Il Piccolo quasi scompare: cinque delle sue sette stelle stanno fra magnitudine 3,0 e 5,0 e vengono inghiottite anche da un inquinamento luminoso moderato. Per questo il percorso va sempre nella stessa direzione – si trova il piccolo passando dal grande, mai il contrario.

Le confusioni nascono quasi sempre da chi scambia il Piccolo per il Grande o viceversa. Due prove affidabili: il Grande è circa una volta e mezza più lungo e il suo timone si curva nell’altro senso. Nel dubbio, conta semplicemente le stelle che vedi davvero: sette stelle nette significano Grande Carro.

Il Carro come riferimento: tre salti stellari classici

La via alla Stella Polare è solo la più nota di diverse. Il Grande Carro è il trampolino di tutto il cielo primaverile, e altri due espedienti mnemonici fanno parte del bagaglio di ogni osservatore.

L’arco verso Arturo e Spica

Prolunga la curvatura del timone oltre Alkaid mantenendo lo stesso arco: dopo una trentina di gradi arrivi a una stella decisamente arancione, Arturo in Boote, la più luminosa di tutto il cielo boreale con −0,05 mag. Continua sullo stesso arco all’incirca per la stessa distanza e raggiungi Spica nella Vergine, bianco-azzurra. La formula inglese dice «arc to Arcturus, then speed on to Spica» – una sola riga che vi regala due stelle di prima grandezza.

La diagonale verso Regolo

La seconda via porta dall’altra parte. Traccia una linea da Megrez attraverso Phecda – in diagonale nella cassa – prolungala quattro buone volte e atterra su Regolo, la stella capofila del Leone. Un terzo salto, citato meno spesso: la linea da Megrez attraverso Merak punta a sud, verso i Gemelli con Castore e Polluce.

Mappa del cielo che mostra l’arco dal timone del Grande Carro verso Arturo e poi Spica, e la linea da Megrez attraverso Phecda verso Regolo
I tre trampolini classici che partono dal Grande Carro. Grafica: sterngucker.de

Questi percorsi sono più di un folclore: sono il modo più rapido di orientarsi senza app. Trova il Grande Carro e in due minuti hai identificato la Stella Polare, la stella più luminosa del cielo boreale e altre due costellazioni zodiacali. Una mappa stellare girevole vi permette di impostare l’orientamento del momento ancora prima di uscire.

Il Grande Carro è l’inizio per quasi tutti. E poi?
Sei domande brevi, risposta onesta via e-mail – anche se un binocolo è l’inizio migliore.

Quale telescopio fa per te?

Rispondi a poche domande veloci – il tuo consiglio personalizzato sul telescopio arriva direttamente nella tua casella di posta. Gratis e senza impegno.

Domanda 1 di 6

Tocca semplicemente la tua risposta – si prosegue automaticamente.

A chi è destinato il telescopio?

Che cosa vuoi osservare soprattutto?

Vuoi anche fotografare attraverso il telescopio?

Porterai spesso il telescopio in un altro luogo di osservazione?

Qual è il tuo budget?

Ci siamo quasi! Dove ti mandiamo il consiglio?

Usiamo i tuoi dati solo per inviarti via e-mail il tuo consiglio personalizzato sul telescopio. Dettagli nell’informativa sulla privacy.

🌠

Perfetto – il tuo consiglio personalizzato è in arrivo nella tua casella di posta!

Nessuna e-mail? Controlla anche la cartella spam oppure scrivici a info@sterngucker.de.

Oggetti nell’Orsa Maggiore: galassie, nebulosa, doppie

L’Orsa Maggiore si trova molto lontano dal piano della Via Lattea. Guardare in questa direzione significa guardare fuori dal disco della nostra galassia: nessuna polvere a fare da schermo, ma una vista libera sullo spazio intergalattico. È esattamente per questo che l’Orsa Maggiore è una delle regioni più ricche di galassie del cielo boreale e, in cambio, non contiene quasi nessun ammasso aperto.

OggettoTipoMagnitudineDistanzaCosa si vede
M81 (galassia di Bode)galassia a spirale6,9 mag12 milioni almacchia nebbiosa al binocolo, nucleo brillante dai 10 cm
M82 (galassia Sigaro)galassia starburst8,4 mag12 milioni alfuso stretto accanto a M81 – entrambe in un solo campo
M101 (Girandola)spirale vista di faccia7,9 mag21 milioni almolto estesa, bassa luminosità superficiale – richiede cielo buio
M108spirale vista di taglio10,0 mag46 milioni alfuso sottile vicino a Merak, dai 10 cm
M109spirale barrata9,8 mag84 milioni alvicina a Phecda, il cui bagliore disturba parecchio
M97 (Nebulosa Gufo)nebulosa planetaria9,9 magca. 2.000 aldisco tondo; gli «occhi» solo dai 20 cm e con filtro
M40 (Winnecke 4)doppia ottica9,6 magil celebre errore di Messier: cercava una nebulosa e trovò due stelle
Mizar e Alcorsistema sestuplo2,0 / 4,0 mag83 alseparabili a occhio nudo; Mizar A/B nel più piccolo telescopio
La galassia a spirale M81 e la galassia Sigaro M82 affiancate nell’Orsa Maggiore
M81 e M82 sono così vicine da entrare in un unico campo di binocolo.

La coppia più gratificante è senza dubbio M81 e M82: due galassie completamente diverse separate da appena 38 primi d’arco, un buon diametro di Luna piena. M81 è una spirale da manuale, mentre M82 è una galassia starburst in cui un incontro ravvicinato con M81 un centinaio di milioni di anni fa ha innescato un’enorme ondata di formazione stellare. Per trovarle, prendi la diagonale Phecda → Dubhe e prolungala all’incirca di altrettanto oltre Dubhe.

La nebulosa planetaria Gufo M97 come disco tondo e verde pallido con due macchie scure che sembrano occhi
La Nebulosa Gufo M97 – gli «occhi» che le danno il nome compaiono solo negli strumenti maggiori.

La nebulosa planetaria M97 si trova a soli 2,5 gradi a sud-est di Merak e deve il nome a due macchie scure che ricordano gli occhi di un gufo. Resta comunque un bersaglio impegnativo: 9,9 mag distribuite su più di tre primi d’arco significano una luminosità superficiale bassissima. M108 sta nello stesso campo – due oggetti Messier affiancati, un ingresso molto apprezzato nel cielo profondo. La terza galassia di rilievo, M101, sta sopra il timone e inganna: la sua magnitudine totale suona promettente, ma è distribuita su una superficie più grande della Luna piena.

Quale strumento scegliere?

Per la figura del Carro in sé non serve nulla – è un oggetto a occhio nudo, e anche il test visivo Mizar/Alcor si fa senza attrezzatura. Non appena entrano in gioco gli oggetti dell’Orsa Maggiore, però, il conto cambia. Il binocolo mostra M81 e M82 come due macchioline nello stesso campo, il che è affascinante, ma restano macchioline. Tutto ciò che rende interessante questo articolo richiede ingrandimento e diametro: separare Mizar A e B, il fuso di M108, la struttura di M97, il nucleo brillante di M81.

Ecco quindi il consiglio onesto: se puoi comprare un solo strumento e vuoi davvero esplorare il cielo, prendi il telescopio; il binocolo è il complemento, non il sostituto. Vale doppiamente per l’Orsa Maggiore, perché qui vi aspettano quasi esclusivamente galassie e una nebulosa planetaria – proprio le classi di oggetti in cui ogni centimetro di apertura conta.

Un inizio compatto per doppie e galassie luminose

La nostra scelta per iniziare: Skywatcher Telescopio Dobson N 130/650 Heritage FlexTube

Skywatcher Telescopio Dobson N 130/650 Heritage FlexTube

Un Dobson da tavolo compatto con vero specchio parabolico. Si ripiega, sta in uno zaino: Luna, pianeti e i grandi classici del cielo profondo.

Prezzo: 265 €

Disponibile · spedibile in 3-7 giorni

Vedi su Astroshop* →

Tredici centimetri di apertura separano Mizar A e B senza sforzo, mostrano M81 con un nucleo netto, M82 come un fuso strutturato e M97 come un disco tondo. Se già sai che le galassie saranno il tuo tema, parti subito più in grande: il passaggio a 20 centimetri raccoglie due volte e mezza più luce ed è l’unico cambiamento che aiuta davvero su bersagli a bassa luminosità superficiale come M101:

La scelta migliore se il bersaglio sono le galassie

L’opzione più potente nel cielo profondo: Skywatcher Telescopio Dobson N 200/1200 Skyliner Classic

Skywatcher Telescopio Dobson N 200/1200 Skyliner Classic

200 mm di apertura — il massimo del cielo per il tuo budget. Si appoggia a terra, si punta a mano: nebulose, ammassi e galassie per anni.

Prezzo: 479 €

Disponibile · spedibile in 3-7 giorni

Vedi su Astroshop* →

Per il contesto di questa scelta vedi le nostre guide telescopio per le galassie, migliori telescopi per principianti e la domanda di fondo telescopio o binocolo. Se preferisci cominciare senza alcuna attrezzatura, osservare il cielo da principianti copre l’essenziale – e un paio di binocoli da astronomia mantiene sempre il suo posto come secondo strumento per i grandi campi stellari e la Via Lattea.

* Link di affiliazione: se ordini tramite questo link riceviamo una piccola commissione da Astroshop. Il prezzo per te non cambia.

Il Grande Carro cambia forma

Le costellazioni sembrano eterne, ma non lo sono. Ogni stella corre attraverso la Galassia alla propria velocità e, su decine di migliaia di anni, la somma diventa visibile. Nel Grande Carro l’effetto è studiato insolitamente bene – e insolitamente spettacolare.

Tre mappe stellari affiancate mostrano la figura del Grande Carro 100.000 anni fa, oggi e fra 100.000 anni, con Dubhe e Alkaid che si allontanano in direzione opposta e stirano la figura
100.000 anni fa, oggi, fra 100.000 anni – calcolo schematico dai moti propri. Grafica: sterngucker.de

La ragione sta nei legami di famiglia fra le stelle. Cinque delle sette – Merak, Phecda, Megrez, Alioth e Mizar – appartengono alla corrente stellare dell’Orsa Maggiore, la corrente stellare conosciuta più vicina a noi. Si sono formate insieme dalla stessa nube di gas circa 500 milioni di anni fa e da allora attraversano la Galassia come associazione lasca. È anche per questo che si trovano tutte fra 80 e 83 anni luce.

Dubhe e Alkaid non ne fanno parte. Sono più lontane – 123 e 104 anni luce – e si muovono in una direzione praticamente opposta. E proprio quelle due occupano le estremità della figura, con una conseguenza piuttosto elegante: le cinque stelle centrali mantengono la loro disposizione mentre le due esterne se ne vanno verso l’esterno. Il Carro non diventa caotico, viene semplicemente stirato.

Fra circa 50.000 anni la forma familiare sarà deformata al punto da essere difficile da riconoscere. Dopo un centinaio di migliaia di anni emerge una figura del tutto nuova che, con un po’ di immaginazione, si può leggere di nuovo come un carro – ma specchiato: Alkaid e Phecda formano allora gli angoli di una nuova cassa mentre Megrez, Merak e Dubhe compongono il timone. E 100.000 anni fa era il contrario: la cassa era più stretta e il timone più corto.

☀️ Il Sole fa parte del gruppo?

Il nostro Sole si trova per caso all’interno del volume occupato dalla corrente dell’Orsa Maggiore, ma non ne è membro: con i suoi 4,6 miliardi di anni è circa nove volte più vecchio della corrente e si muove diversamente. La stiamo semplicemente attraversando per coincidenza.

Significato del Grande Carro: miti da quattro continenti

Pochi disegni stellari sono stati letti in tanti modi diversi. Dipende da tre proprietà: la figura è grande, è luminosa e occupa una zona vuota del cielo dove nessun motivo concorrente distrae. Praticamente ogni cultura dell’emisfero nord le ha dato una storia.

La leggenda greca: Callisto e Arcade

Il racconto più noto viene dalla Grecia. La ninfa Callisto, compagna di Artemide, aveva fatto voto di castità – e rimase comunque incinta di Zeus. Per punizione fu trasformata in orsa. Nelle Metamorfosi di Ovidio è Era a operare la trasformazione per gelosia; in altre versioni è Artemide a punire il voto infranto. Anni dopo il figlio di Callisto, Arcade, incontrò l’orsa a caccia e stava per ucciderla senza riconoscere la propria madre. Zeus impedì il matricidio ponendo entrambi in cielo: lei come Orsa Maggiore, lui come Orsa Minore – oppure, a seconda della versione, come Boote, il guardiano dell’orsa.

Un secondo racconto greco, meno familiare, prende alla lettera la lettura del carro. Il pastore Icario aveva offerto ospitalità a Dioniso e ricevuto in cambio il dono del vino. Quando lo condivise con altri pastori, questi scambiarono l’ebbrezza per un avvelenamento e lo uccisero. Per consolazione Dioniso pose il suo carro fra le stelle.

Ancora più antica è la lettura egizia: le stesse stelle formavano la «zampa di Seth»khepesh o meskhetiu, la zampa anteriore di un toro, un’immagine che si segue sui soffitti dei templi fino all’epoca delle piramidi. E nella tradizione riportata da Tolomeo il drago avvolto attorno alle mele d’oro delle Esperidi confina con le tre stelle del timone, Alioth, Mizar e Alkaid, che rappresentano le mele stesse, mentre l’Orsa Minore fa la parte delle guardiane.

Carro, bara e aratro: i nomi nel mondo

Uscite dall’Europa e il carro si trasforma in tutt’altro – e i nomi dicono molto della vita quotidiana di ogni cultura:

CulturaNomeL’immagine dietro
ItaliaGrande Carroil carro con il suo timone
Stati UnitiBig Dipperil grande mestolo
Gran Bretagna e Irlandathe Ploughl’aratro: cassa come vomere, timone come bure
FranciaCasserole / Grande Oursela casseruola dal manico lungo
Cinaběidǒu qīxīng (北斗七星)le sette stelle del Mestolo del Nord
Tradizione arabana‘sh e tre banātuna bara seguita da tre figlie in lutto
Kirghizistansette lupiun branco che insegue il cavallo del cielo
Nordamericaun’orsa con i cuccioli, o cacciatorila cassa è l’orsa, il timone la insegue
ScandinaviaKarlavagnenil carro di Carlo Magno, o quello di Thor

Il nome arabo spiega del resto i nomi stessi delle stelle: Alkaid abbrevia al-qā’id banāt na‘sh, «il capo delle figlie della bara» – da cui il nome alternativo Benetnash. Furono il corteo funebre, non l’orsa, a dare il nome a queste stelle. La lettura cinese come mestolo, invece, è praticamente identica a quella americana, benché le due siano nate in modo del tutto indipendente.

Bibbia, arte e filosofia: il Carro in Europa

La figura compare presto e spesso nella storia intellettuale europea. Omero la cita nell’Odissea come «l’Orsa, che chiamano anche il Carro» – entrambe le letture convivevano dunque già 2.700 anni fa. Aristotele tratta della costellazione e del polo celeste nel libro XII della Metafisica, dove il giro eterno delle stelle circumpolari lo conduce all’idea del motore immobile.

Anche l’Antico Testamento conosce la figura. Il libro di Giobbe (9,9) dice che Dio «ha fatto l’Orsa, Orione e le Pleiadi e le camere del mezzogiorno». In Shakespeare e più tardi in Tennyson l’Orsa rappresenta soprattutto l’orientamento e la costanza – la figura su cui i viaggiatori si regolano. Dante, dal canto suo, chiama le stelle del polo «il carro» nel Purgatorio, dove servono da bussola morale oltre che celeste.

Una curiosità di passaggio: quando Julius Schiller pubblicò il suo Coelum Stellatum Christianum nel 1627, intendeva sostituire ogni costellazione «pagana» con una figura biblica. L’Orsa Maggiore vi diventò la «barca di san Pietro». Non attecchì mai – l’atlante è oggi un pezzo da collezione e una bella illustrazione di quanto siano tenaci le immagini del cielo una volta stabilite.

Il significato spirituale: cosa si può dire

Cerca il «significato spirituale» del Grande Carro e troverai soprattutto interpretazioni non verificabili. Dal punto di vista astronomico non ce n’è alcuno – sette stelle a 80-120 anni luce non hanno alcuna influenza su nulla sulla Terra. Ciò che invece si documenta benissimo è il significato culturale, ed è notevolmente costante: in quasi tutte le tradizioni la figura rappresenta l’orientamento, la costanza e la via di casa. La ragione è del tutto terrena – non tramonta mai e indica il nord in modo affidabile. Come motivo per un tatuaggio o come simbolo, è di gran lunga la lettura più difendibile.

Domande sul Grande Carro: risposte rapide

Il Grande Carro è una costellazione?

No. Il Grande Carro è un asterismo – un disegno stellare evidente, senza status ufficiale. La costellazione a cui appartengono le sue sette stelle è l’Orsa Maggiore, che con 1.280 gradi quadrati copre circa quattro volte la superficie della figura.

Quante stelle ha il Grande Carro?

La figura è fatta di sette stelle: Dubhe, Merak, Phecda e Megrez formano la cassa, Alioth, Mizar e Alkaid il timone. Contando la compagna Alcor accanto a Mizar si arriva a otto stelle visibili a occhio nudo. L’intera costellazione dell’Orsa Maggiore contiene una ventina di stelle più luminose della magnitudine 5.

Dove si trova il Grande Carro stasera?

Sempre a nord – ma ad altezze molto diverse a seconda della stagione. In primavera lo trovi quasi sopra la testa la sera, in autunno basso sull’orizzonte nord. Alle 22 ora locale culmina a maggio verso 85° e scende a novembre a soli 18°. La tabella mensile qui sopra dà altezza e direzione per ogni mese dell’anno.

Si vede il Grande Carro tutto l’anno?

Sì. Dall’Italia settentrionale e centrale è circumpolare: nessuna delle sue stelle tramonta, quindi è in cielo ogni notte serena. A nord di circa 41° di latitudine questo vale per tutte e sette le stelle. Più a sud – da Napoli in giù, in Sicilia e in Sardegna meridionale – la punta del timone scende sotto l’orizzonte per una parte della notte, ma il resto della figura resta visibile.

Perché si chiama Grande Carro?

Perché la figura ricorda un carro visto di lato: le quattro stelle della cassa sono il cassone e le tre del timone sono la stanga a cui si attaccano gli animali. È la stessa lettura tedesca (Großer Wagen) e scandinava. I britannici vi vedono un aratro (the Plough), gli americani un mestolo (Big Dipper) e i francesi una casseruola. Tutte queste espressioni indicano esattamente le stesse stelle dell’Orsa Maggiore.

Come trovo la Stella Polare con il Carro?

Usa il lato esterno della cassa: prolunga la linea da Merak a Dubhe di cinque volte la loro distanza, circa 27 gradi ovvero due buoni pugni e mezzo a braccio teso. Lì si trova la Stella Polare, una stella isolata di luminosità media. Cala una verticale fino all’orizzonte e sei rivolto al nord vero.

Perché nell’Orsa Maggiore ci sono quasi solo galassie?

Perché la costellazione si trova lontano dal piano della Via Lattea. Guardare da quella parte significa guardare fuori dal disco della nostra galassia, senza la polvere che blocca la vista verso il centro galattico. Ecco perché l’Orsa Maggiore è piena di galassie come M81, M82 e M101 ma non contiene praticamente alcun ammasso aperto.

Da leggere anche su Sterngucker