Costellazione del Toro

Costellazione del Toro

Di · Aggiornato il · Dati verificati il 21 settembre 2026

La costellazione del Toro (in latino Taurus) è una costellazione zodiacale del cielo invernale, riconoscibile dal volto a V formato dalle Iadi con la rossastra Aldebaran e dalle Pleiadi che lo sovrastano. Dall’Europa centrale è alta a sud nelle ore serali da novembre a marzo.

Dall’Europa centrale, la costellazione del Toro si osserva al meglio nei mesi invernali. Fa parte delle costellazioni dell’eclittica, ed è quindi visibile in parte nel cielo stellato australe, in parte in quello boreale. Tra i suoi celebri oggetti del cielo profondo ci sono le Pleiadi (la testa della costellazione, un ammasso aperto) e le ben più antiche Iadi, un ammasso aperto molto ricco di stelle. Nebulose, un asterismo e diverse stelle doppie ben visibili sono oggetti di osservazione ampiamente descritti da astronomi amatoriali e professionisti. Il modo più rapido per individuare il Toro passa per Orione: prolungando verso l’alto a destra le tre stelle della cintura, dopo circa 21° si incontra la rossastra Aldebaran, l’occhio del Toro.

Oggetti del cielo profondo e stelle doppie nel Toro

Per chi inizia, il Toro è una delle costellazioni invernali più gratificanti: qui si trovano due fra gli ammassi aperti più famosi in assoluto, oltre a una lunga serie di stelle doppie che già un piccolo telescopio riesce a separare. Un ammasso aperto è un gruppo di stelle nate insieme dalla stessa nube di gas e ancora debolmente legate fra loro.

Le Pleiadi (M45, le Sette Sorelle) formano il piccolo ammasso ben visibile sopra il dorso del Toro: sei o sette stelle a occhio nudo, decine con un binocolo. Le Iadi disegnano il volto a V del Toro; con circa 600 milioni di anni sono nettamente più antiche e, a 150 anni luce, sono l’ammasso aperto più vicino a noi in assoluto. La rossastra Aldebaran sembra farne parte, ma in realtà dista solo la metà e si trova per caso nella stessa direzione.

Theta e Sigma Tauri – stelle doppie nelle Iadi

Theta Tauri è la stella doppia più nota delle Iadi e si separa già a occhio nudo: Theta 1 e Theta 2 distano 337 secondi d’arco. Nello spazio, però, fra loro ci sono circa quattro anni luce – non si orbitano a vicenda, ma appartengono entrambe all’ammasso delle Iadi e si trovano per caso quasi nella stessa direzione. Le misure spettroscopiche mostrano tuttavia che ciascuna delle due componenti è a sua volta una coppia stretta. Al telescopio restano due punti, fisicamente sono quattro stelle.

Sigma Tauri è ancora più larga, con 429 secondi d’arco, e altrettanto facile da separare. Anche qui vale lo stesso: due membri indipendenti delle Iadi a circa 155 anni luce, senza alcun legame gravitazionale. Entrambi i casi mostrano bene la differenza fra una stella doppia ottica e una fisica – una differenza che all’oculare non si vede, si può solo misurare.

Tau, Phi e Delta Tauri – tre sistemi per piccoli telescopi

Tau Tauri è un sistema triplo. La stella principale, Tau Tauri A, brilla di magnitudine 4,3 e si separa bene dalla più debole compagna Tau Tauri C, a 63 secondi d’arco. La primaria ha a sua volta un terzo partner su un’orbita così stretta che nessun telescopio lo mostra.

Phi Tauri riesce ancora più facile: 52,1 secondi d’arco di distanza, con una netta differenza di luminosità di oltre 3 magnitudini. La primaria è una gigante arancione che sovrasta nettamente la compagna – ed è proprio questo contrasto a rendere la coppia affascinante all’oculare.

Delta Tauri è più una famiglia che una stella doppia. Delta 1 porta il nome tradizionale di Eudora, è una gigante arancione con 74 volte la luminosità solare e ha a 107 secondi d’arco una compagna soltanto ottica – ma anche un vero partner legato dalla gravità, che le gira attorno in 530 giorni su un’orbita molto eccentrica. Delta 3 Tauri, tradizionalmente Cleeia, è a sua volta un sistema triplo. Tutte appartengono alle Iadi e portano perciò nomi tratti dalla leggenda greca dell’astro delle piogge.

NGC 1746 e NGC 1647 – un miraggio e un vero ammasso

NGC 1746 è un caso istruttivo. Nel 1863 l’astronomo germano-danese Heinrich Louis d’Arrest descrisse in questo punto un ammasso aperto e lo inserì nel New General Catalogue. Oggi è considerato un asterismo: una disposizione casuale di stelle che somiglia a un ammasso senza esserlo. Le stelle si trovano sì nella stessa direzione, ma nello spazio sono separate da centinaia o migliaia di anni luce. Il gruppo resta comunque bello da osservare.

NGC 1647, invece, è autentico: un giovane ammasso aperto a 1.800 anni luce, vecchio di appena 150 milioni di anni e quindi un quarto delle Iadi. Si trova vicino ad Aldebaran e con magnitudine 6,4 resta appena sotto il limite di visibilità a occhio nudo – anche perché la polvere interstellare ne assorbe parte della luce lungo il cammino. Con il binocolo è un bersaglio che ripaga. Per la ricerca è interessante per un sistema di due nane rosse che si eclissano a vicenda: dall’andamento della variazione di luminosità si ricavano direttamente raggio e massa di queste stelle di massa molto piccola.

NGC 1807 e NGC 1817 – la coppia male assortita

I due stanno così vicini da entrare insieme nel campo di un oculare panoramico – un bersaglio gratificante quando i classici luminosi del Toro sono stati spuntati.

NGC 1807 è il più esteso e il più lasco dei due, con 17 primi d’arco: circa otto stelle luminose e sei-otto più deboli in una disposizione irregolare che gli osservatori paragonano volentieri a due braccia aperte. Al centro siede una stretta stella doppia. Intorno a 100 ingrandimenti la struttura si risolve bene. Se NGC 1807 sia davvero un ammasso o, come NGC 1746, solo un raggruppamento casuale, non è a tutt’oggi chiarito.

NGC 1817 si trova appena un grado più a est, è più compatto ma, con circa 70 stelle, nettamente più ricco. Già a 50 ingrandimenti compaiono le prime stelle singole, mentre molte delle più deboli restano granulose e nebbiose. Sul bordo occidentale spiccano tre stelle che formano un piccolo arco; per il resto l’ammasso appare uniformemente ovale e ugualmente luminoso fino al margine.

Quali oggetti del cielo profondo siano visibili in quale stagione, e da quale apertura valga la pena guardarli, è raccolto nella nostra panoramica Oggetti deep sky: catalogo e visibilità. Per cominciare, nel Toro basta spesso un binocolo – Pleiadi e Iadi sono persino troppo grandi per la maggior parte dei telescopi.

Interpretazioni della costellazione del Toro nell’antichità

Il mito più noto legato alla costellazione del Toro è quello dell’antica Grecia. Zeus, padre degli dèi, avrebbe rapito Europa, figlia del re Agenore (Fenicia), sotto le sembianze di un toro, portandola a Creta dove avrebbe generato con lei tre figli sotto un ulivo. Secondo questa mitologia, il continente Europa prende il nome da lei. Parte di questa antica « storia di famiglia » è anche l’oggetto del cielo profondo delle Iadi, che secondo la leggenda sono figlie di Atlante e che, come « astro della pioggia », piangono ancora il loro fratello sull’eclittica. L’ammasso aperto delle Pleiadi mostra invece Atlante con la moglie e altre delle sue figlie nel cielo stellato.

Altri miti legati alla ricca di storia costellazione del Toro hanno origine dai Sumeri. Lì le stelle principali sull’eclittica raffigurano la lotta del toro celeste contro il re Gilgamesh. Studiosi di miti più tardi denominano il segno dello zodiaco secondo « Taurus », nell’eterna contesa contro il cacciatore « Orione ». Forse esiste anche un legame mitologico tra il « Toro » del cielo boreale e la costellazione australe del « Centauro ». Ciò tuttavia non è mai stato dimostrato. I nomi di stelle oggi in uso e l’interpretazione di alcuni oggetti del cielo profondo (ad esempio i cospicui ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi) si rifanno alla più recente mitologia greca e vengono così tramandati dall’astronomia moderna.

Osservazioni storiche significative nella costellazione del Toro

Come la maggior parte delle costellazioni, anche la costellazione del Toro veniva usata dalle antiche civiltà per la previsione del tempo e del destino. L’ammasso aperto delle Iadi porta anche il nome di « astro della pioggia » per via del suo sorgere ogni sera in autunno, all’inizio delle stagioni piovose. Gli ammassi aperti delle Iadi e delle Pleiadi sono inoltre considerati la « Porta d’oro dell’eclittica ». La formazione dell’odierno oggetto del cielo profondo « Nebulosa del Granchio » (Messier 1) è la conseguenza di una « morte stellare ». La relativa supernova fu osservata a occhio nudo nel cielo stellato e annotata da astronomi cinesi nel 1054.

🔭 Attualmente nel Toro: Urano raggiunge la sua opposizione il 26 novembre 2026 e si trova in quel momento a circa 5° a sud-est delle Pleiadi. Cartina di ricerca e tutte le date nel Cielo stellato di novembre 2026.