Di Alexander Merz · Pubblicato il · Dati verificati il 14 settembre 2026
Un punto interrogativo rovesciato che si erge nel cielo di primavera, e sotto di esso un triangolo ben definito: la costellazione del Leone è una delle pochissime costellazioni in cui si riconosce davvero l’animale, senza dover forzare troppo la fantasia. La Falce forma la testa e la criniera, il triangolo il posteriore – e proprio davanti troneggia Regulus, la stella più brillante della figura, quasi esattamente sull’eclittica.
⚡ La risposta rapida: Il Leone (in latino Leo) è la grande costellazione primaverile del cielo meridionale. Lo trovi a partire dal Grande Carro: il lato posteriore Megrez–Phecda, prolungato verso il basso circa dieci volte, punta dritto sulla testa del Leone.
Periodo migliore: da febbraio a giugno. In aprile Regulus è al punto più alto la sera verso le 22 – a 50° nord, circa 52° sopra l’orizzonte. Da agosto a novembre il Leone non è visibile la sera.
La particolarità: il Leone guarda fuori dalla Via Lattea. Per questo qui non ci sono ammassi stellari né nebulose, ma galassie – nove di esse sono già raggiungibili con telescopi amatoriali, tra cui il celebre Tripletto del Leone.

La costellazione del Leone in breve: dati, dimensioni e confini
Il Leone fa parte delle 48 costellazioni classiche che Claudio Tolomeo elencò nel II secolo nel suo Almagesto – ha quindi almeno duemila anni, e in realtà è nettamente più antico. Con quasi 947 gradi quadrati occupa il 12° posto tra le 88 costellazioni che l’Unione Astronomica Internazionale ha fissato in via ufficiale nel 1928.
| Caratteristica | Valore |
|---|---|
| Nome latino | Leo (genitivo: Leonis) |
| Abbreviazione ufficiale | Leo |
| Superficie | 946,96 gradi quadrati (12° posto su 88) |
| Ascensione retta | 9h 22m a 11h 58m |
| Declinazione | −6° 21′ a +33° 08′ |
| Stella più brillante | Regulus (α Leonis), 1,36 mag |
| Stelle più brillanti di 3 mag | 5 (Regulus, Algieba, Denebola, Zosma, Algenubi) |
| Visibile tra | 85° nord e 60° sud |
| Periodo di osservazione migliore | da febbraio a giugno, apice in aprile |
| Altezza di culminazione di Regulus | 51,8° a 50° nord |
| Sole nella costellazione | dall’11 agosto al 17 settembre |
| Sciami meteorici | Leonidi, Leonidi di gennaio, Delta-Leonidi |
| Confinanti | Orsa Maggiore, Leone Minore, Lince, Cancro, Idra, Sestante, Cratere, Vergine, Chioma di Berenice |
Due numeri di questa tabella contano, in pratica, più di tutti gli altri. Il primo è l’estensione in declinazione: la costellazione va da −6° a +33°, si trova quindi quasi interamente nell’emisfero nord della sfera celeste ed è perciò comodamente osservabile dall’Europa centrale. Il secondo è l’altezza di culminazione di 51,8°. Un oggetto che sale a oltre 50° non ha quasi più foschia né turbolenza atmosferica al di sopra – e sta sicuramente al di sopra del peggiore inquinamento luminoso dell’orizzonte. Per le galassie poco luminose del Leone è proprio questo il fattore decisivo.
Le stelle appariscenti, dal canto loro, si distribuiscono su un’area ben più piccola della superficie ufficiale: si trovano tra 9,5h e 11,8h di ascensione retta e tra +10° e +26° di declinazione. Da Regulus a Denebola, cioè dal petto alla punta della coda, ci sono 24,9° – vale a dire due palmi e mezzo a braccio teso.
Trovare la costellazione del Leone: la via del Grande Carro
Il Leone ha un grande vantaggio rispetto alla maggior parte delle altre costellazioni: esiste una via affidabile e sempre identica per raggiungerlo. Il Grande Carro è visibile tutto l’anno nel cielo dell’Europa centrale – è circumpolare – e nelle sere di primavera si trova in alto, da est fino allo zenit. Da lì partono due linee indipendenti verso il Leone.
Il puntamento principale: da Megrez a Phecda verso il basso
Prendi le due stelle posteriori della cassa del Grande Carro, cioè il lato più lontano dall’attacco del timone: Megrez in alto e Phecda in basso. La distanza tra le due è di 4,5°. Prolunga la linea da Megrez a Phecda verso il basso – e a lungo: dopo circa 47°, cioè circa dieci volte questa distanza, arrivi in piena testa del Leone, tra Regulus e Algieba.
Regola mnemonica per il Grande Carro: il lato anteriore della cassa (Merak → Dubhe) punta verso l’alto, alla Stella Polare. Il lato posteriore della cassa (Megrez → Phecda) punta verso il basso, al Leone. Un carro, due indicatori, direzioni opposte.
Vuoto di memoria? Aiuta la formula «un buco nel carro gocciola sul Leone»: il fondo della cassa del carro «gocciola» proprio sul manto del Leone.
La controprova: da Dubhe a Merak verso Zosma
Poiché 47° sono una lunga distanza e ci si sbaglia facilmente, vale la pena di una seconda misura da un’altra direzione. Prendi il lato anteriore della cassa, ma stavolta al contrario: da Dubhe a Merak verso il basso. Dopo circa 45,6° – un buon otto volte la distanza Dubhe–Merak di 5,4° – incontri Zosma, la stella sulla schiena del Leone. Se i due puntamenti si incrociano nella stessa zona, hai la costellazione con certezza.
La deviazione attraverso il Triangolo di primavera
Se hai già un po’ di esperienza del cielo, si può partire anche dal basso. Il Triangolo di primavera, formato da Arturo nel Boote, da Spica nella Vergine e da Regulus nel Leone, abbraccia tutto il lato est del cielo di primavera. Le lunghezze dei lati: Regulus–Spica 54,1°, Regulus–Arturo 59,7°, Spica–Arturo 32,8°. Alcune mappe celesti mettono nell’angolo Denebola invece di Regulus – il triangolo diventa allora, con 35,1° / 35,3° / 32,8°, quasi equilatero e nettamente più compatto.
Un ultimo suggerimento per orientarsi: Regulus si trova quasi esattamente sull’eclittica, il percorso apparente del Sole. Se in primavera un pianeta brillante si trova in questa zona – Giove, Marte o Venere –, è praticamente sempre accanto al Leone. Viceversa: se segui l’eclittica sulla tua mappa stellare e, dopo il Cancro, raggiungi la successiva stella brillante, quella è Regulus.
La figura del Leone: la Falce, il corpo e il triangolo
Il Leone si scompone in due parti da imparare separatamente. Davanti la Falce (in inglese the Sickle), dietro il triangolo. Le due insieme disegnano un animale sdraiato che guarda verso destra – quando si guarda verso sud, cioè verso ovest.
La Falce: testa e criniera come punto interrogativo
Sei stelle formano un arco che si slancia da Regulus verso l’alto e poi piega verso destra. Nelle descrizioni viene chiamato quasi sempre «punto interrogativo rovesciato» – Regulus ne è il punto in basso, il resto l’uncino. L’ordine dal basso verso l’alto:
| Stella | Distanza dalla precedente | Ruolo nella figura |
|---|---|---|
| Regulus (α) | – | il punto sotto il punto interrogativo |
| η Leonis | 4,8° | debole, ma necessaria alla forma dell’arco |
| Algieba (γ) | 4,3° | la seconda stella più brillante, una stella doppia |
| Adhafera (ζ) | 3,7° | qui inizia l’arco verso destra |
| Rasalas (μ) | 6,0° | il vertice dell’arco |
| Algenubi (ε) | 2,7° | l’estremità della Falce, il muso |
La Falce misura 21,5° lungo l’arco; la distanza in linea d’aria da Regulus ad Algenubi è invece di soli 13,0°. È proprio questa curvatura a rendere riconoscibile la figura. Tutte le distanze angolari di questa pagina le abbiamo calcolate noi stessi a partire dalle coordinate J2000 delle stelle.
Il corpo e il triangolo del posteriore
Da Algieba parte una lunga linea verso sinistra fino a Zosma (13,5°), la stella sulla schiena. Da lì si prosegue per 10,2° fino a Denebola, la punta della coda. E sotto questo tracciato Chertan chiude il triangolo: 5,1° sotto Zosma e 8,5° prima di Denebola. Questo piccolo triangolo quasi rettangolo formato da Zosma, Chertan e Denebola è la parte più marcata di tutta la costellazione – e la più importante per l’osservazione del cielo profondo, perché il Tripletto del Leone si trova proprio al di sotto.
Dal petto pende ancora Subra (ο Leonis), a 7,0° da Regulus, come zampa anteriore. E lontano a destra, a 14,0° da Regulus, Alterf (λ Leonis) segna il muso. Entrambe, con 3,5 e 4,3 mag rispettivamente, sono nettamente più deboli e richiedono un cielo scuro.
Le stelle della costellazione del Leone: da Regulus a Wolf 359
| Stella | Bayer | mag | Distanza (al) | Nome e significato |
|---|---|---|---|---|
| Regulus | α Leonis | 1,36 | 78 | «piccolo re» (dal lat. regulus) |
| Algieba | γ Leonis | 2,01 | 126 | dall’arabo al-dschabha, «la fronte» |
| Denebola | β Leonis | 2,14 | 36 | dall’arabo dhanab al-asad, «la coda del Leone» |
| Zosma | δ Leonis | 2,56 | 58 | dal greco zosma, «cintura» |
| Algenubi | ε Leonis | 2,97 | 251 | «la stella meridionale della testa» |
| Chertan | θ Leonis | 3,33 | 170 | dall’arabo al-charatan, «le due piccole costole» |
| Adhafera | ζ Leonis | 3,43 | 260 | dall’arabo al-dafira, «il ricciolo» |
| η Leonis | η Leonis | 3,48 | 2.000 | senza nome proprio, una supergigante |
| Subra | ο Leonis | 3,52 | 116 | dall’arabo, «la zampa del Leone» |
| ρ Leonis | ρ Leonis | 3,84 | 2.500 | senza nome proprio, molto lontana |
| Rasalas | μ Leonis | 3,88 | 133 | «la testa del Leone» (parte nord) |
| Alterf | λ Leonis | 4,32 | 250 | dall’arabo at-tarf, «lo sguardo» |
La colonna delle distanze mostra molto chiaramente cos’è davvero una costellazione: non un gruppo, ma una direzione dello sguardo. Denebola dista 36 anni luce, η Leonis nella stessa immagine circa 2.000 – l’una è una vicina del Sole, l’altra una supergigante visibile solo perché brilla diecimila volte di più.
Regulus: la stella regale sull’eclittica
Regulus, con 1,36 mag, è la 21ª stella più brillante di tutto il cielo e l’unica stella di prima grandezza che si trovi praticamente sull’eclittica: la sua latitudine eclittica è di soli +0,47°. La conseguenza è spettacolare – la Luna le passa regolarmente davanti e la occulta. Tali occultazioni di Regulus si presentano in serie nell’arco di più anni e sono uno spettacolo già con il binocolo, perché la stella scompare di colpo.
Sul piano fisico Regulus è un caso estremo. Compie un giro su se stessa in sole 15,9 ore – il Sole impiega 25 giorni – ed è per questo così schiacciata che il suo diametro equatoriale è nettamente maggiore di quello polare. Nel complesso ha circa 3,5 volte il diametro del Sole. È inoltre un sistema triplo: a 3 minuti d’arco di distanza si trova una coppia compagna di 7,6 mag, che ogni binocolo mostra e che dista circa 4.200 unità astronomiche – un’orbita dura circa 130.000 anni. Una terza componente di 13 mag si trova a soli 4 secondi d’arco dalla stella principale.
Algieba: la più bella stella doppia della primavera
Algieba (γ Leonis) è il motivo per cui si punta un telescopio verso la testa del Leone. Ciò che a occhio nudo appare come una singola stella di 2,0 mag si sdoppia nell’oculare in due giganti giallo-oro di 2,2 e 3,5 mag, a 4,4 secondi d’arco di distanza. Ci riesce già un’apertura di 4 centimetri – a patto di spingere l’oculare ad almeno 100 ingrandimenti e che l’aria sia calma. Per molti osservatori Algieba è la più bella stella doppia a nord dell’equatore celeste.
Denebola: la coda con la compagna
Denebola segna l’estremità posteriore del Leone ed è, con 36 anni luce, una delle stelle brillanti più vicine in assoluto. Brilla circa venti volte più del Sole. Al binocolo trovi a 19 minuti d’arco una compagna di sesta grandezza – non un partner fisico, ma una graziosa stella doppia ottica che già un semplice binocolo a prismi separa.
Wolf 359 e R Leonis: due curiosità
Wolf 359 si trova a 12,9° a sud-est di Regulus ed è, con 7,9 anni luce, il terzo sistema stellare più vicino al Sole, dopo il sistema Alfa Centauri e la stella di Barnard. Non la vedrai comunque: questa nana rossa ha solo 13,5 mag e richiede almeno 20 centimetri di apertura oltre a una carta di ricerca precisa.
R Leonis, al contrario, è a tratti facile da vedere. Questa stella di tipo Mira oscilla, con un periodo di 311 giorni, tra 4,4 e 11,3 mag – al massimo è quindi appena al limite della visibilità a occhio nudo, al minimo serve un telescopio. Si trova a soli 5,1° a ovest di Regulus ed è così uno degli oggetti più comodi per iniziare con l’osservazione delle stelle variabili.
Quando è visibile il Leone: mese per mese nel cielo serale
Il Leone è una classica costellazione primaverile. Sorge e tramonta – a differenza delle costellazioni circumpolari, sempre presenti. Il diagramma seguente mostra, per ogni mese, quanto in alto si trovano Regulus e Denebola sopra l’orizzonte alle 22, ora locale, calcolato per 50° nord e 10° est.

| Mese | Regulus alle 22 | Denebola alle 22 | Culminazione | In pratica |
|---|---|---|---|---|
| Gennaio | 20,5° | 6,4° | 02:52 | sorge dopo mezzanotte |
| Febbraio | 38,9° | 25,9° | 00:46 | da qui davvero buono |
| Marzo | 50,1° | 42,4° | 22:56 | culmina a tarda sera |
| Aprile | 51,8° | 49,6° | 21:54 | mese migliore |
| Maggio | 44,1° | 54,1° | 19:56 | scende già verso ovest |
| Giugno | 27,1° | 43,7° | 17:54 | ormai basso a ovest |
| Luglio | 8,3° | 26,3° | 15:56 | tramonta al crepuscolo |
| Agosto | sotto l’orizzonte | 6,8° | 13:54 | non più visibile |
| Settembre | sotto l’orizzonte | sotto l’orizzonte | 11:52 | in cielo di giorno |
| Ottobre | sotto l’orizzonte | sotto l’orizzonte | 09:54 | solo nel cielo del mattino |
| Novembre | sotto l’orizzonte | sotto l’orizzonte | 06:52 | poco prima dell’alba a est |
| Dicembre | 0,9° | sotto l’orizzonte | 04:55 | sorge verso le 22 |
La tabella spiega un’osservazione che spiazza molti: da agosto a novembre il Leone non è affatto in cielo la sera. Si trova allora sopra di noi di giorno, insieme al Sole. Chi vuole vederlo in autunno deve alzarsi prima dell’alba – a novembre Regulus sorge verso l’1 e all’alba si trova già piuttosto alto a sud-est.
Interessante è anche la sequenza in primavera. A marzo e aprile è in testa Regulus, a maggio Denebola lo supera – perché la testa del Leone si inclina già verso ovest, mentre il posteriore resta vicino al meridiano. Chi a maggio punta alle galassie del corpo ha quindi condizioni migliori rispetto a marzo. Per saperne di più sull’avvicendarsi delle costellazioni nel corso dell’anno, consulta le stagioni astronomiche.
Per quanto tempo il Leone resta sopra l’orizzonte ogni notte?
Anche questo si calcola con precisione. A 50° nord Regulus resta 13 ore e 57 minuti sopra l’orizzonte, Denebola 14 ore e 24 minuti, Zosma addirittura 15 ore e 32 minuti. La galassia NGC 3521, che si trova appena a sud dell’equatore celeste, arriva invece a sole 12 ore – e per buona parte di questo tempo sta così bassa che l’osservazione dà poca soddisfazione. Per essa ti serve un orizzonte sud davvero libero.
Quanto sale il Leone: altezze di culminazione per undici città
L’altezza massima raggiunta da un oggetto dipende solo dalla latitudine geografica. I valori seguenti valgono per il momento della culminazione superiore, cioè il punto più alto a sud – indipendentemente dal fatto che in quel momento sia buio o no.
| Città | Latitudine | Regulus | Denebola | Zosma | M 66 |
|---|---|---|---|---|---|
| Amburgo | 53,6° | 48,4° | 51,0° | 57,0° | 49,4° |
| Berlino | 52,5° | 49,4° | 52,1° | 58,0° | 50,5° |
| Dresda | 51,1° | 50,9° | 53,5° | 59,5° | 51,9° |
| Colonia | 50,9° | 51,0° | 53,6° | 59,6° | 52,1° |
| Francoforte | 50,1° | 51,9° | 54,5° | 60,4° | 52,9° |
| Stoccarda | 48,8° | 53,2° | 55,8° | 61,7° | 54,2° |
| Vienna | 48,2° | 53,8° | 56,4° | 62,3° | 54,8° |
| Monaco di Baviera | 48,1° | 53,8° | 56,4° | 62,4° | 54,9° |
| Zurigo | 47,4° | 54,6° | 57,2° | 63,1° | 55,6° |
| Graz | 47,1° | 54,9° | 57,5° | 63,5° | 55,9° |
| Berna | 46,9° | 55,0° | 57,6° | 63,6° | 56,0° |
La differenza tra Amburgo e Berna è di circa sette gradi. Sembra poco, ma per le galassie fa una differenza sensibile: più in alto sta un oggetto, meno atmosfera attraversi. A Berna M 66 culmina a 56°, all’incirca alto quanto il Sole a mezzogiorno in piena estate – ad Amburgo, a 49°, nettamente più basso. Chi abita al nord dovrebbe quindi osservare rigorosamente nelle settimane attorno alla culminazione, e non ore prima o dopo.
Zosma sale più in alto, perché possiede, con +20,5°, la declinazione più settentrionale delle stelle brillanti del Leone. La conseguenza pratica: il gruppo di galassie attorno a M 95 e M 96, situato un po’ sotto il corpo, si osserva molto più comodamente di NGC 3521, lontana a sud.
Cielo profondo nella costellazione del Leone: nove galassie in breve
Qui risiede il vero fascino della costellazione. Il Leone punta in direzione del polo nord galattico – il nostro sguardo esce perpendicolarmente dal disco della Via Lattea, senza polvere e senza stelle in primo piano. Per questo qui non ci sono praticamente ammassi stellari né nebulose, ma un numero insolito di galassie. Nove di esse sono raggiungibili con strumenti amatoriali.

| Oggetto | Tipo | mag | Distanza (al) | Apertura | Nota |
|---|---|---|---|---|---|
| M 65 | galassia a spirale | 9,2 | ~35 mln | da 10 cm | membro del Tripletto del Leone |
| M 66 | galassia a spirale | 8,9 | ~35 mln | da 8 cm | la più brillante del Tripletto |
| NGC 3628 | galassia a spirale | 9,5 | ~35 mln | da 15 cm | vista di taglio, «galassia Hamburger» |
| M 95 | spirale barrata | 9,8 | ~35 mln | da 15 cm | la più debole del gruppo |
| M 96 | galassia a spirale | 9,2 | ~35 mln | da 10 cm | la più brillante del gruppo di M 96 |
| M 105 | galassia ellittica | 9,5 | ~35 mln | da 10 cm | macchia luminosa tonda senza struttura |
| NGC 3384 | lenticolare | 9,9 | ~35 mln | da 15 cm | a soli 7′ da M 105 |
| NGC 2903 | spirale barrata | 8,8 | ~30 mln | da 8 cm | trascurata da Messier |
| NGC 3521 | galassia a spirale | 9,2 | ~26 mln | da 10 cm | bassa a sud |
Per inquadrare le distanze: i dati variano a seconda del metodo di misura tra circa 30 e 40 milioni di anni luce. È normale – le distanze delle galassie sono difficili da determinare. In pratica basta l’ordine di grandezza: tutti questi oggetti sono circa mille volte più lontani della galassia di Andromeda, ed è per questo che sono così poco luminosi.
Il Tripletto del Leone: M 65, M 66 e NGC 3628
Il gruppo più celebre della costellazione si trova appena sotto Chertan – a 2,6° – 2,8° di distanza, cioè appena due dita. M 65 e M 66 distano appena 0,34°, NGC 3628 si trova a 0,6° da entrambe. Tutte e tre entrano così in un unico oculare panoramico: con 1° di campo reale hai l’intero Tripletto nel campo contemporaneamente, ed è proprio questo il suo fascino.
In pratica non si vede la stessa cosa. M 66, con 8,9 mag, è la più brillante e si mostra già in un telescopio da 8 centimetri come una nuvoletta allungata. M 65 segue poco dopo. NGC 3628, invece, è insidiosa: la galassia è esattamente vista di taglio, la sua luce si distribuisce su una lunga striscia sottile e una scura banda di polvere la taglia a metà. La sua luminosità superficiale è perciò bassa. Sotto cielo cittadino resta spesso invisibile, mentre le due galassie Messier sono già da tempo osservabili.
Come trovare il Tripletto:
- Centra Chertan (θ Leonis) nel cercatore – la stella sotto la linea Zosma–Denebola.
- Spostati di circa 2,5° verso sud-est, cioè in direzione di Denebola e leggermente verso il basso.
- Prendi un oculare con almeno 1° di campo. M 65 e M 66 appaiono come due ovali pallidi affiancati.
- Solo quando hai entrambe con certezza, cerca NGC 3628 – si trova a nord delle due e forma con esse un triangolo appiattito.
Importante: usa la visione distolta. Guarda leggermente accanto alla galassia, così la sua luce cade sulla parte più sensibile della retina.
Il gruppo di M 96: M 95, M 96, M 105 e NGC 3384
Il secondo raggruppamento si trova a 8,7° – 9,4° a est di Regulus, all’incirca a metà strada tra Regulus e Chertan. Qui gli oggetti sono ancora più fitti: M 95 e M 96 distano 0,7°, M 105 e NGC 3384 solo 0,12°, cioè un buon sette minuti d’arco – entrambe entrano comodamente insieme in un campo oculare ad alto ingrandimento.
Il carattere delle quattro è diverso. M 96 è una spirale classica e la più brillante. M 105 è ellittica e sembra una stella sfocata – non ci vedrai mai struttura, per quanto grande sia il tuo telescopio. M 95 è una spirale barrata, ma con 9,8 mag la più debole del gruppo e richiede un cielo davvero scuro. Se in una notte riesci a vedere un solo gruppo, scegli il Tripletto – il gruppo di M 96 è il più impegnativo.
NGC 2903: la galassia che Messier ha trascurato
Curiosamente, la galassia più brillante della costellazione non porta alcun numero di Messier. NGC 2903 brilla, con 8,8 mag, più di qualunque oggetto del Tripletto, ma si trova lontano in avanti, presso il muso – a soli 1,5° a sud di Alterf e a 3,9° da Algenubi. Charles Messier l’ha semplicemente trascurata, benché sia facile da vedere in qualsiasi telescopio da 8 centimetri e lasci intuire, in strumenti più grandi, i suoi bracci a spirale. Per molti osservatori è l’oggetto singolo più gratificante del Leone.
Cos’altro nasconde il Leone
Oltre la portata degli amatori diventa spettacolare. Nel Leone si trova NGC 3842, la galassia centrale di un ammasso di galassie, nel cui nucleo siede uno dei buchi neri più massicci conosciuti – con circa dieci miliardi di masse solari. Qui anche: il quasar PKS 1127-145 e l’anello del Leone, un’immensa nube di idrogeno quasi priva di stelle, di 650.000 anni luce di diametro. Di tutto ciò non è visibile nulla – ma mostra quanto in profondità arrivi lo sguardo in questa direzione del cielo. Altri obiettivi interessanti li trovi nella nostra sezione cielo profondo e con M 49 nella vicina Vergine.
Quale telescopio per il Leone: un consiglio sincero
Per la maggior parte delle costellazioni la nostra risposta è: comincia con un binocolo. Per il Leone è diverso – e lo diciamo consapevolmente, anche se un binocolo costerebbe meno. Il motivo sta nella natura degli oggetti.
| Strumento | Cosa vedi | Valutazione |
|---|---|---|
| Occhio nudo | La figura, la Falce e il triangolo, al massimo R Leonis | Subito. Il punto di partenza. |
| Binocolo 10×50 | Regulus con la coppia compagna, Denebola con il partner ottico, la Falce nel suo insieme | Bello per la visione d’insieme – ma nessuna galassia con certezza. |
| Telescopio 13 cm | Algieba separata, M 65/M 66/M 96/NGC 2903 come macchioline | Il punto di partenza sensato. |
| Telescopio 20 cm | Tutte e nove le galassie, NGC 3628 con la banda di polvere, accenni di struttura | Qui diventa davvero bello. |
Questo è il verdetto sincero: un binocolo mostra nel Leone quasi nessun oggetto del cielo profondo. Le galassie sono sì abbastanza luminose secondo i cataloghi, ma la loro luce si distribuisce su una superficie – la luminosità superficiale è bassa, ed è proprio questo che conta. In Orione o in Cassiopea ci sono ammassi stellari che un binocolo mostra magnificamente; nel Leone ci sono galassie lontane. Chi vuole vederle ha bisogno di apertura. Lo abbiamo scritto in dettaglio nel nostro confronto Telescopio o binocolo.
Per iniziare: un riflettore compatto
Se il Leone è la tua prima occasione per comprare un telescopio, non ti serve un grande investimento. Con 13 centimetri di apertura separi nettamente Algieba, vedi M 66 e M 65 come ovali affiancati e ottieni facilmente NGC 2903. Un riflettore su montatura Dobson è per questo la forma più semplice – montare, guardare, fatto.
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Per le galassie davvero: da 20 centimetri di apertura
Chi non vuole solo rilevare le galassie, ma ammirarle, non può quasi fare a meno di 20 centimetri. La differenza non è sottile: NGC 3628 passa da un bagliore incerto a un ago ben definito con la sua linea di separazione scura, M 66 mostra differenze di luminosità all’interno del disco, e i quattro oggetti del gruppo di M 96 stanno tutti con sicurezza nel campo. Un Dobson da 8 pollici è per questo, da decenni, la soluzione più ragionevole, perché raccoglie la maggior quantità di luce per euro.
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Più importante di qualsiasi telescopio: il luogo. Le galassie reagiscono alla luminosità del cielo più di ogni altro oggetto. Un telescopio da 13 centimetri sotto un cielo di campagna davvero scuro mostra, nel Leone, più di uno strumento da 20 centimetri in periferia urbana.
I filtri per nebulose, del resto, qui non aiutano: i filtri lavorano sulle righe di emissione, ma le galassie irraggiano in tutto lo spettro. Contro l’inquinamento luminoso, nel Leone, l’unica soluzione è allontanarsi.
Il Leone nello zodiaco: costellazione e segno zodiacale
Il Leone è una delle dodici costellazioni dello zodiaco – l’eclittica lo attraversa da parte a parte, sfiorando Regulus. Così il Sole, la Luna e tutti i pianeti attraversano regolarmente questa costellazione. È proprio questo il motivo per cui esiste un segno zodiacale con lo stesso nome.
Solo che le due date non coincidono, e in modo netto. Il segno zodiacale del Leone vale dal 23 luglio al 22 agosto. Il Sole però si trova realmente nella costellazione del Leone solo dall’11 agosto al 17 settembre. Lo scarto di circa tre settimane nasce dalla precessione: l’asse terrestre compie un giro in 25.800 anni; da quando i segni zodiacali furono fissati, circa 2.000 anni fa, il cielo è ruotato di conseguenza.
Quanto sia forte l’effetto lo mostra Regulus stessa. 5.000 anni fa si trovava a un’ascensione retta di 5,3 ore e a una declinazione di +24° – quindi molto a nord. Oggi è a 10,2 ore e +12°. Tra tremila anni sarà arrivata a +7°, e nell’anno 5000 della nostra era si troverà a −4°, a sud dell’equatore celeste. Le costellazioni, appunto, non sono eterne. Di più nel nostro articolo su segni zodiacali e costellazioni.
Un’ulteriore differenza: i dodici segni zodiacali dividono lo zodiaco in dodici porzioni esattamente uguali di 30° ciascuna. Le costellazioni, invece, sono di dimensioni diverse. Il Leone, con 947 gradi quadrati, è una delle più grandi, la regione del Cancro una delle più piccole. E con Ofiuco esiste perfino una tredicesima costellazione sull’eclittica, che non compare in alcun oroscopo.
Le Leonidi a novembre: le stelle cadenti del Leone
Una volta all’anno il Leone diventa interessante anche quando è mal posizionato. Le Leonidi sono uno degli sciami di stelle cadenti più noti in assoluto. Il loro radiante – il punto da cui le meteore sembrano provenire – si trova nella Falce, vicino ad Algieba.
| Sciame | Attività | Massimo | ZHR | Radiante |
|---|---|---|---|---|
| Leonidi | 6-30 novembre | 17/18 novembre | ca. 15 | vicino a γ Leonis (Algieba) |
| Leonidi di gennaio | 1-7 gennaio | 4 gennaio | scarso | nella testa del Leone |
| Delta-Leonidi | febbraio-marzo | fine febbraio | scarso | vicino a δ Leonis (Zosma) |
In un anno normale le Leonidi offrono circa 15 meteore all’ora in condizioni ideali. La loro fama viene però dagli anni eccezionali: circa ogni 33 anni, quando la cometa d’origine 55P/Tempel-Tuttle ha lasciato materiale fresco, può nascerne una vera e propria tempesta. Nel 1833 e nel 1966 caddero a tratti più di mille meteore al minuto. Il prossimo passaggio della cometa è previsto per il 2031.
In pratica significa: nella notte tra il 17 e il 18 novembre vale la pena alzarsi. Il radiante è sufficientemente alto solo dopo mezzanotte – verso l’1 sorge Regulus, poi, nella seconda metà della notte, il Leone sale a est. Non guardare direttamente il radiante, ma circa 40° di lato; lì le scie sono più lunghe. Tutte le date dell’anno le trovi nel nostro calendario delle stelle cadenti e nella panoramica sul cielo stellato di novembre.
Mitologia della costellazione del Leone: Eracle, l’Egitto e Berenice
Il leone di Nemea
Nella tradizione greca il leone in cielo è il mostro di Nemea, la cui pelle non poteva essere trafitta da alcuna arma. Eracle doveva ucciderlo come prima delle sue dodici fatiche. Le frecce rimbalzavano, la clava si spezzò – alla fine strangolò la bestia a mani nude. Poi le tolse la pelle con gli artigli stessi dell’animale e la portò da allora come mantello, con le fauci a mo’ di elmo. Zeus pose il leone in cielo a ricordo della lotta.
La traccia egizia
Ma la figura è più antica del mito greco, e la sua origine è probabilmente egizia. Circa quattromila anni fa il Sole attraversava la costellazione da metà giugno a metà luglio – cioè nel periodo del più grande caldo estivo. Proprio allora i leoni si ritiravano verso i banchi di sabbia del Nilo per trovare acqua. Gli Egizi collegavano dunque in modo molto concreto la stagione, l’animale e la figura stellare.
Interessante è che la costellazione egizia comprendeva solo il corpo. La catena di stelle che oggi leggiamo come testa e criniera valeva per loro come un coltello. Anche Persiani, Siriani, Babilonesi ed Ebrei vedevano un leone in questo punto del cielo – la figura è così tra le più stabili di tutto il cielo, attraverso le culture.
Come il Leone perse il ciuffo della coda
Il Leone era in origine ancora più grande. Le stelle che oggi conosciamo come Chioma di Berenice formavano, fino al II secolo dopo Cristo, il ciuffo della sua coda. Furono poi dichiarate una costellazione a sé – dal nome di Berenice II, regina d’Egitto, che offrì la propria chioma agli dèi perché lo sposo tornasse sano e salvo dalla guerra. La chioma scomparve dal tempio, e l’astronomo di corte dichiarò senza mezzi termini che Zeus l’aveva trasferita in cielo.
E ancora un livello di significato: nella tradizione ebraica il leone rappresenta la tribù di Giuda ed è considerato simbolo del Messia. Fu così a lungo l’unica rappresentazione figurata ammessa nelle sinagoghe.
Le confinanti del Leone: cosa lo circonda in cielo
Nove costellazioni confinano con il Leone. Chi le conosce si orienta in fretta nel cielo di primavera – il Leone si trova più o meno al centro di questa regione.
| Confinante | Posizione | Nota |
|---|---|---|
| Orsa Maggiore | a nord | contiene il Grande Carro – il riferimento per trovare il Leone |
| Leone Minore | a nord | gruppo di stelle poco appariscente tra il Leone e l’Orsa Maggiore |
| Lince | a nord-ovest | tocca il Leone solo in un angolo, molto povera di stelle |
| Cancro | a ovest | prima di lui sullo zodiaco, con l’ammasso Presepe |
| Idra | a sud-ovest | la costellazione più vasta in assoluto |
| Sestante | a sud | debole, proprio sotto Regulus |
| Cratere | a sud-est | piccolo quadrilatero del cielo di primavera |
| Vergine | a est | dopo di lui sullo zodiaco, con Spica e l’ammasso di galassie della Vergine |
| Chioma di Berenice | a nord-est | l’ex ciuffo della coda, pieno di galassie |
Due di queste confinanti sono particolarmente importanti per gli osservatori del cielo profondo. A est si affiancano la Vergine e la Chioma di Berenice – lì si trova l’ammasso di galassie della Vergine, con oltre mille membri. Chi in primavera ha esaurito le galassie del Leone prosegue da sé fin lì. E a ovest, nel Cancro, si trova con il Presepe uno dei più belli ammassi aperti del cielo – un buon ripiego quando le galassie non collaborano in una serata foschiosa. Più a ovest seguono poi i Gemelli.
Una panoramica di tutte le 88 costellazioni e della loro disposizione in cielo la trovi nel nostro catalogo delle costellazioni. Cosa succede d’altro in cielo nelle prossime settimane lo trovi nei nostri eventi astro e nei momenti clou dell’emisfero nord.
Domande frequenti sulla costellazione del Leone
Quando si vede meglio la costellazione del Leone?
Da febbraio a giugno, con l’apice ad aprile. Allora Regulus è al punto più alto verso le 22 – a 50° nord, circa 52° sopra l’orizzonte sud. Da agosto a novembre il Leone non è affatto visibile la sera, perché si trova allora insieme al Sole nel cielo diurno.
Come trovo la costellazione del Leone in cielo?
Attraverso il Grande Carro. Prolunga il lato posteriore della cassa da Megrez a Phecda verso il basso, per circa dieci volte la distanza tra le due stelle – dopo circa 47° ti trovi nella testa del Leone. Per verifica: il lato anteriore della cassa, da Dubhe a Merak, raggiunge Zosma dopo 45°.
Qual è la stella più brillante della costellazione del Leone?
Regulus (α Leonis) con 1,36 mag, la 21ª stella più brillante di tutto il cielo. Dista 78 anni luce, compie un giro su se stessa in sole 15,9 ore ed è per questo fortemente schiacciata. Il nome significa «piccolo re».
Quante stelle ha la costellazione del Leone?
La figura principale è composta da nove a undici stelle, a seconda che si contino Subra e Alterf. Cinque di esse sono più brillanti di 3 mag: Regulus, Algieba, Denebola, Zosma e Algenubi. Entro i confini ufficiali della costellazione ci sono naturalmente molte più stelle – a occhio nudo, sotto un buon cielo, ne conti circa settanta.
Costellazione del Leone con 7 o 8 lettere – quale stella si cerca?
Per i cruciverba: con 3 lettere si cerca il nome latino Leo. Con 5 lettere entrano in gioco Zosma, Chort (la forma breve di Chertan) e Subra. Con 7 lettere sono Regulus o Algieba, con 8 lettere Denebola o Adhafera.
Perché nel Leone ci sono così tante galassie?
Perché punta in direzione del polo nord galattico. Il nostro sguardo esce perpendicolarmente dal disco della Via Lattea, senza nubi di polvere né dense stelle in primo piano. Per questo nel Leone mancano gli ammassi stellari e le nebulose gassose che dominano l’immagine, per esempio, in Cassiopea o nel Cigno – e si vede invece, senza ostacoli, fino a galassie distanti trenta milioni di anni luce.
Si possono vedere le galassie del Leone con un binocolo?
Onestamente, a malapena. Sotto un cielo molto scuro si può intuire M 66, ma non di più. I valori di catalogo, da 8,8 a 9,9 mag, sembrano raggiungibili, ma questa luce si distribuisce su una superficie – la luminosità superficiale è bassa. Per le galassie del Leone ti serve un telescopio con almeno 10-13 centimetri di apertura, e per una visione davvero bella piuttosto 20.
Cos’è il Tripletto del Leone?
Un gruppo di tre galassie – M 65, M 66 e NGC 3628 – che dista circa 35 milioni di anni luce e si trova appena sotto Chertan. Poiché le tre distano solo 0,3° – 0,6°, entrano insieme in un campo oculare. Questo le rende uno dei soggetti più amati dell’astrofotografia.
Il Leone è un segno zodiacale o una costellazione?
Entrambi – ma sono due cose diverse. La costellazione è un’area reale del cielo con confini fissi, il segno zodiacale una porzione di 30° dell’eclittica. I periodi si spostano di circa tre settimane: segno zodiacale dal 23 luglio al 22 agosto, costellazione dall’11 agosto al 17 settembre.
Quanto dista dalla Terra la costellazione del Leone?
Questa domanda non ha una risposta unica, perché una costellazione non è un oggetto, ma una direzione dello sguardo. Le stelle principali si scaglionano tra 36 anni luce (Denebola) e circa 2.500 anni luce (ρ Leonis). Le galassie nello stesso campo visivo si trovano a circa 30 milioni di anni luce – cioè quasi diecimila volte più lontano delle stelle più brillanti della figura.
Si può vedere la costellazione del Leone dall’emisfero sud?
Sì, anzi molto bene. Il Leone è visibile tra 85° nord e circa 60° sud, quindi da quasi tutta la Terra. Nell’emisfero sud si trova però capovolto, a nord – la Falce si apre allora nell’altra direzione, il che rende il riconoscimento inizialmente più difficile.
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